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|Live e Foto| If Beethoven Was a Punk: un viaggio tra musica, graphic novel e teatro

Quello che è andato in scena all’Auditorium del Seraphicum di Roma lo scorso 28 novembre è stato uno spettacolo fantastico. 

Ricco di elementi e mai noioso. Per un paio d’ore, sul palco, si sono intrecciate storie sui grandi della musica classica, la narrazione di un graphic novel ispirato al disco If Beethoven Was a Punk e i WakeUpCall che hanno suonato dal vivo, tra una storia e una lettura, le canzoni del disco.



Devo ammetterlo: l’intera serata è stata veramente ricca di elementi e di spunti. A parte aver sentito un paio di volte il disco in questione, non avevo capito che si trattasse di uno spettacolo con la esse maiuscola e a tutto tondo.

Le singole storie di Beethoven, Mozart, Debussy e Čajkovskij arricchivano il racconto del graphic novel di Arianna Vittoria Beffardi letto da un attore e al contempo le immagini delle pagine del fumetto scorrevano su un maxi schermo.

E in tutto questo, che come spettacolo, sarebbe già abbastanza, i WakeUpCall salivano sul palco per esibirsi su ogni singola canzone e con tanto di testo che scorreva alle loro spalle rendendo tutto più chiaro, efficace e fruibile.

In sala oltre agli adulti e ai ragazzi c’erano anche tanti bambini e bambine, segnale inequivocabile che è stato uno spettacolo adatto (o comunque adattabile) a tutte le età.

Due parole in più meritano Oliviero Forni, Tommaso Forni, Badd TrippAntonio Aronne, ovvero quelli che oggi formano i WakeUpCall, i quali, al terzo spettacolo nella stessa giornata (dopo due esibizioni per gruppi di bambini e adolescenti), hanno comunque dato il massimo.

Immagino che sia dura davvero, alla fine di ogni pezzo, posare l’attrezzatura e scendere dal palco per lasciare spazio agli attori e poi salire di nuovo. Ma loro hanno eseguito tutti i pezzi con energia e passione e alla fine hanno regalato una piccola chicca come bis: la cover di Mina di “Tintarella di luna”.

Nonostante la parola “punk” all’interno del loro ultimo album in studio che ha dato il via a tutto questo spettacolo, la loro musica è più catalogabile tra il power pop e l’hard rock anche se le influenze metal sono tangibili.

Se dovessi accostarli ai gruppi di ieri direi più Ramones che Dead Kennedys mentre se dovessi accostare ai gruppi contemporanei più Green Day o Smash Mouth (senza l’uso indiscirminato delle tastiere) che Lagwagon (sebbene per alcune intuizioni sui testi non li vedo troppo lontani dai Bad Religion).

Seppur molto giovani, si vede che hanno fatto una buona gavetta e sanno tenere il palco egregiamente.

Se sfogliate il loro curriculum capirete il perché: sulla scena musicale dal 2010, si sono fatti le ossa con una quantità infinita di concerti all’estero.

A fine 2013 se ne contano 150 tra: Italia, Francia, Corsica, Svizzera, Olanda, Lussemburgo, Lettonia e Lituania. Nel 2014 di nuovo in Italia, Repubblica Ceca e per la prima volta in Polonia, Inghilterra e Russia. Sì, avete letto bene: in Russia! Dove tra l’altro sono tornati nel 2015 sia lì sia in Siberia per altre 12 date.

Insomma, qui si potrebbe aprire una parentesi a parte su quei talenti italiani che non trovano il giusto spazio in Italia e sono più conosciuti all’estero. Solo per citarne altri 2 che abbiamo incrociato con CSI magazine: i Giuda e Black Snake Moan. E – almeno per i Giuda –  fa piacere che almeno ci sia stato una sorta di “effetto Elena Ferrante” (laddove l’autrice ha ricevuto la meritata attenzione dalla critica oltreoceano prima ancora di diventare autrice di culto in Italia).

Per ora, oltre che augurare ai WakeUpCall un “effetto  Ferrante” è tutto.

di Damiano Sabuzi Giuliani