Tra le montagne della Sila, si è conclusa la tre giorni di Rockm0 che ha scaldato questa fine estate dal sapore autunnale. Sette concerti e due dj set in tre serate, il rock made in Calabria si è ritrovato a San Giovanni in Fiore e ha dato prova di essere vivo, vegeto e soprattutto molto variegato.

Arriviamo a San Giovanni in Fiore in mezzo ad un temporale. La pioggia non dà tregua per tutto il pomeriggio di martedì 21 agosto, primo giorno del festival. Finito il temporale, il palco comincia lentamente a riempirsi di cavi, amplificatori, le americane possono finalmente alzarsi e lo scenario di RocKm0 prendere forma. Ma in quell’anfiteatro naturale dietro l’Abbazia Florense, ultimo lembo del paese prima della vallata e del fiume, l’umidità ha lo stesso spessore della pioggia. Le strumentazioni cominciano a fare cilecca, i computer ad impallarsi, i cavi a non funzionare più. Intanto il buio avanza e il freddo aumenta. I musicisti e i tecnici tentano il tutto per tutto, ma Kim Ree Heena (previsto in scaletta per quella prima sera) non può nemmeno finire il sound check e l’organizzazione si vede costretta a rimandare il suo live alla serata successiva. A suggellare la serie funesta di eventi, il dj set previsto di Fabio Nirta salta, a causa di un malore del dee jay, che non gli permette di raggiungere San Giovanni.

La prima serata ha perciò come unico protagonista Mirko Onofrio e le sperimentazioni del suo nuovo progetto, denominato Kavod Trio. Non ha deluso le aspettative il poli-fiatista che, oltre a far parte della “Factory” di Dario Brunori, ha all’attivo una serie di progetti personali, che spaziano dal rock al jazz e, nel caso del Kavod Trio, anche nei territori dell’elettronica. Una prima serata solo climaticamente fredda, ma comunque monca.

Mirko Onofrio

L’attesa perciò diventa più forte per la seconda serata del RocKm0 che, dovendo recuperare un live, si prospetta davvero densa. Mercoledì 22 agosto le previsioni danno per spacciata la ripresa della manifestazione e, invece, quasi miracolosamente, il sole mantiene saldo il suo dominio sulle nubi per tutto il pomeriggio. La serata ha inizio con il dj set di Daniele Giustra e dopo una manciata di brani giusti, le Prospettive di gioia sulla Luna iniziano ad incantare i presenti fin dal primo brano. Grandi applausi e un mormorio tra il pubblico che, in maniera unanime, sembra esclamare “Bravi questi!”. Solidi musicisti inanellano un brano dopo l’altro, solidi gli arrangiamenti, accompagnati da un ritmo che fila liscio e piacevole. Una buona mezz’ora di live che le Prospettive impreziosiscono con due belle cover: “Vorrei incontrarti” di Alan Sorrenti (un omaggio che rappresenta in qualche modo il loro debito dichiarato al prog e alla musica italiana anni ’70) e “Annarella” dei CCCP (ovvero il debito all’alternative rock italiano anni ’80).

Prospettive di gioia sulla Luna

A seguire il live di Kim Ree Heena, arricchito dalla proiezione dei visual di altri due artisti a chilometro zero, Toni Zappa e Salvatore Insana. Kim entra sul palco con il suo set minimale, costituito da un computer, dei controller, un piccolo synth e un minilab. Esegue i 4 pezzi del suo primo omonimo EP e, tra gli altri brani, si concede anche lui due omaggi: una rivisitazione di un brano di David Sylvian, “Darkest Dreaming”, all’interno del quale i synth sono affiancati da una serie di inserti che Kim esegue con la chitarra elettrica; e un omaggio ai Dead Can Dance, una intensa “In the Kingdom of the Blind the One-Eyed are Kings” durante la quale Kim Ree Heena è accompagnato alla chitarra elettrica da Alessandro Boscarino, salito sul palco per affiancarlo. Da notare che la collaborazione tra i due musicisti nasce proprio in questa occasione. Kim, infatti, precisa che i due si sono conosciuti solo quel giorno. Magie da festival.

 Kim Ree Heena

Nel frattempo i Nivera, padroni di casa, scalpitano. L’ora è tarda, ma gli affezionati resistono al freddo. Il loro rock è di quelli più legati agli anni ’70 e ’80 e soprattutto ai temi della contestazione. I riferimenti sono quelli più classici, il Piero Pelù degli ultimi anni in testa. I brani sono tutti legati a tematiche attuali e, infatti, il front-man Giovanni Scarcelli precisa in diversi momenti che la loro musica punta prima di tutto alla denuncia sociale, tra rime baciate e continui riff di chitarra.

Nivera

Si chiude così la seconda serata sangiovannese di RocKm0 e quasi quasi dispiace sapere che sta per finire tutto. Nonostante il freddo e la pioggia. E infatti non abbiamo desistito e la terza giornata si è rivelata la più tersa di tutte. Ed è stata anche una serata ancora più magica, dove più forte si è sentita l’eco della “fratellanza” tra i gruppi. Hanno aperto le danze gli Hacienda D. Qualche problemino tecnico ha penalizzato un poco la loro esibizione, ma Daniele Sorrentino e i suoi due dipendenti (così li definisce lui), Mauro Nigro (basso e chitarra) e Antonio Ferraro (batteria elettronica), hanno ugualmente ammaliato il pubblico con il loro pop-rock-elettronico. Tanto che, al mattino dopo, la canzone che avevo ancora in testa era proprio la loro “Le cose importanti”.

 Hacienda D

Ancora più giovani i secondi ad esibirsi sul palco di RocKm0 in questa ultima serata. Gli Eteræ sono appena ventenni (il batterista non li ha neanche ancora compiuti vent’anni), ma sanno già bene dove vogliono andare. Eseguono uno dopo l’altro una serie di brani dal forte impatto, mentre tra il pubblico e, soprattutto, tra gli altri musicisti partecipanti al festival, si ode un mormorio: “Però, la sanno lunga ‘sti ragazzini!”. A fine live gli Eterae si trovano intorno molti dei colleghi musicisti, che esprimono il loro apprezzamento e quelli meno giovani concedono anche valutazioni e consigli. Un bellissimo clima dal quale traspaiono curiosità e complicità, non sempre facili da trovare all’interno di certe categorie in cui la competizione è spesso molto alta.

Eteræ

E mentre il dj set di Kim (che nella terza serata ha abbandonato i synth e la chitarra per proporre la sua selezione musicale decisamente rock) ci distrae dall’attesa, sul palco salgono gli Other Voices e il miracolo ha inizio. Forti e compatti come una pigna, gli Other dimostrano tutta la loro esperienza di validi musicisti e animali da palcoscenico.

Enzo Amato degli Other Voices

Tornati da poco alla formazione originaria, buttano letteralmente giù il palco. Tra una strofa e l’altra, il front-man Enzo Amato, con una nonchalance da vero leader, arriva a dover raccogliere pezzi di batteria che cedono alla potenza dei colpi di Francesco Misiti. Il basso di Domenico Cirillo è un martello pneumatico. La chitarra di Giuseppe Dromì danza. Ciò che esce da quelle corde non è semplicemente un suono, è una melodia. Il coraggioso pubblico rimasto fino alla fine della tre giorni ha chiesto con forza due bis e il festival si è concluso con una vera e propria ovazione agli alfieri della rock-wave nostrana.

 

È stato bello per noi di CSI finire dentro questa piccola/grande avventura. Con le nostre interviste e le live session abbiamo imparato a conoscere meglio i protagonisti del festival. Abbiamo macinato volentieri chilometri, freddo e condiviso difficoltà e risate. È però d’obbligo rimarcare come una location come quella del pur bellissimo anfiteatro si sia rivelata poco adatta ad un evento del genere. Troppo grande, troppo freddo, troppo umido. Siamo convinti che tutto sarebbe filato ancora più liscio in una piazza più vicina al centro storico, perché noi, come i nostri lettori sanno, la musica vorremmo portarla il più vicino possibile alla gente. E provare ad andare noi da Maometto, se Maometto pensa che la montagna sia troppo difficile da scalare. Ma in ogni caso, onore al comune di San Giovanni in Fiore, all’Assessore Biagio Oliverio che ha dato il là, a Loredana Ciliberto che ha accolto la loro proposta e fatto sì che Rockm0 prendesse forma, e naturalmente lunga vita al Rock!

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