I primi giorni di Maggio, uno si aspetta cieli tersi e profumo di polline nell’aria profumata, drink sorseggiati all’ombra e scampagnate al parco col frisbee e con gli amici che ti parlano dei loro progetti di improbabili viaggi estivi.

Ma le insidie dell’inverno non hanno ancora abbandonato Copenhagen e mi maledico perché non ho portato i guanti mentre pedalo nel quartiere hipster della città – Vesterbro – mentre mi dirigo verso il Vega per il concerto di Rome In Reverse programmato per le 22.30  all’interno del festival A colossal weekend.
Giusto il tempo di ordinare un drink e all’orario stabilito, con precisione maniacale, parte sullo sfondo l’arte grafica che accompagna gli show dell’artista Antonella Pacificoaka Rome in Reverse.
Bastano pochi minuti e la sala è piena, il suo nome non è nuovo in città e il suo sound è stato prescelto per confezionare l’ultima serata di un festival riuscitissimo nel locale più cool del paese.
Antonella, nel suo consueto kimono aperto sul davanti, fa la sua apparizione e riempie la sala di bassi e di ritmi pulsanti. Si sente la sua origine musicale, si sente il Nord che l’ha ispirata nei loop che compongono le sue composizioni a metà strada tra l’elettronica minimal, il post-rock e il trip hop.
Suona con frenesia crescente i brani del suo ultimo EP Northern Lights, le sue movenze partono più rilassate per diventare convulse e tribali. Coi capelli sul volto la sua verve grunge si riflette in movimenti ritmati, una copula continua sul suo mixer e le urla e i sussurri ultra-riverberati.
Bastano pochi pezzi per ammaliare il pubblico – parte “Crush”, terzo singolo di debutto e sottofondo di un ottimo videoclip – e il pubblico danese, notoriamente restio a ogni espressione di coinvolgimento, comincia ad ondeggiare, chiudere gli occhi e lasciarsi andare. Non se ne può fare a meno.
Antonella Pacifico ha un carisma esagerato ed è quel tipo di persona ed artista dedita visceralmente alla musica.
Incrociai le sue vicende musicali qualche anno fa come componente della sua band precedente – i Minimitermini – band elettro-rock attiva nel panorama romano fino al 2013.
Si trasferisce a Copenhagen nel 2014 – dove tuttora risiede – e dopo appena qualche mese, ispirata da band come Moderat, il danese Trentemøller o l’electro-post-rock degli statunitensi Tycho, fonda il progetto Rome In Reverse insieme ad Elena Montomoli (chitarrista) e l’artista visuale Ambra Nobile.
Il primo disco, autoprodotto, Loop and reverse, ha un taglio marcatamente trip hop con le chitarre di Elena che rimandano agli XX, chitarre che affogano in rifrazioni nostalgiche di reverse delay e di feedback ben gestito, e si sposano meravigliosamente con le basi minimali e i loop magistralmente incasellati.
La band inizia una intensa attività live supportata dagli spettacoli visuali creati da Ambra, peraltro autrice dei videoclip dei due singoli estratti “I have your smell” e “I want your love”.
Ma è qui che i giochi cambiano.
Il musicista e produttore lussemburghese Sun Glitters, nome d’arte di Victor Ferreira, la scrittura e la chiama per supportare i suoi show in giro per l’Europa.
Gli impegni europei della band, tuttavia, si scontrano con quelli personali e lei decide di proseguire da sola la sua carriera, portando la sua musica a Bruxelles, Parigi, Amsterdam, Berlino, Amburgo.
I frutti della collaborazione con Sun Glitters si traducono dapprima, in uno split EP Sun in Reverse (7eventy3hree Records) ed in seguito nel rilascio ufficiale del primo EP Northern Lights (Abandon Building).
Distribuito anche in formato fisico come digipack, in poco tempo sono esaurite tutte le copie disponibili – chi diceva che i CD non vendono piu! –  nelle prime date del tour italiano (13 date tra marzo e aprile 2017) e una versione in vinile è in preparazione.

Northern Lights (Abandon Building records), ultimo EP di Rome in Reverse prodotto da Sun Glitters.

Dell’ esperienza con Victor è  chiara l’influenza nell’ultimo lavoro, in cui abbandona le chitarre e riduce la voce a un puro strumento magicamente incastrato tra gli strati di sintetizzatori e di bassi sintetici.

Il set di Rome In Reverse è quasi alla fine, il kimono giace sul pavimento, le braccia nude e tatuate si ostinano sulla console e creano armoniche vertiginose, lo spettacolo visuale associato alla musica riflette l’ombra della musicista e del pubblico ondeggiante sulla parete grigia del club, un effetto che ricorda gli horror del primo novecento. Ma l’atmosfera per quando dark e frammentata per via dei bassi incalzanti e delle luci stroboscopie è tremendamente calda e sexy. La musica di Rome In Reverse fa venire voglia di estate, di strusciarsi, di prendere una macchina decappottabile al tramonto e andare senza meta su viali alberati con i tuoi migliori amici, porta con se la malinconia di una terra senza sole e la speranza di raggiungerlo col viaggio, con la passione.

Qualcuno urla “ekstranummer” (p.s. BIS, in danese). Ma i tempi del festival sono serrati.

Il sogno suonato sul palco si dissolve nella migliore tradizione shoegaze, con i glitch del delay attenuati da Antonella che saluta il pubblico con un inchino e si ritira nel camerino. La sala ritorna buia e silenziosa. Il cuore pulsa ancora.

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