È sabato sera. Non sto troppo bene, ho mal di gola. Entro al Locomotiv e cerco conforto nel concerto di Riccardo Sinigallia.

Una presentazione è doverosa per chi non lo conosce: cantautore e grande produttore, vanta tre album e produzioni di dischi di grandi nomi, come Niccolò Fabi, Tiromancino, Max Gazzè e Motta.

In una fredda sera di gennaio ci presenta “CIAO CUORE”, il suo ultimo album uscito nel 2018 e da molti critici musicali giudicato come il più bell’ascolto italiano dell’anno.

“Perdonate un po’ di voce che è andata via, erano quattro anni che non suonavo, mi hanno messo delle date troppo ravvicinate ed in più l’influenza ci mette del suo. Ma prometto che terrò durissimo”,  dice con un marcato accento romano e dopo aver cantato “Bella quando vuoi”.

A seguire “Dudù”, ricco di controtempi e di ritmi che sul finale scaldano il pubblico e sfociano in una ballata finale energica, ma intima, tra Riccardo e la bassista Laura Arzilli, sua moglie.

Mi scappa un sorriso: è sempre strano per me, una specie di sogno ad occhi aperti, vedere una coppia di musicisti condividere il palco e lo è ancora di più se così affiatata.

Laura e Riccardo sono posizionati al centro della scena, entrambi emozionati.

Lei mostra una calma apparente, lui una timidezza ed una semplicità fuori dal normale: chiude gli occhi, si gode gli applausi, ringrazia, sorride imbarazzato e ci fa sprofondare in una dolcezza ed un’umiltà che raramente un artista lascia trasparire.

Seguono una serie di pezzi suonati al piano, intensi e melodici.

Gli arrangiamenti sono di alto livello ed la maggior parte dei testi delle canzoni sono dichiarazioni d’amore senza mezzi termini, con una metrica perfetta ed un linguaggio che non lascia molti margini di interpretazione, andando dritto al dunque, come in “Niente mi fa come mi fai tu”.

Applausi e grande partecipazione del pubblico durante l’esecuzione del singolo “Ciao cuore” e  de “La descrizione di un attimo” dei Tiromancino, che ci fa tornare indietro al 2000 in maniera violenta e nostalgica e a qualcuno accanto a me fa scendere un paio di lacrime.

Una menzione speciale va alla scenografia che ricorda il set di un film romantico. Un cuore cangiante che ne contiene uno rosso vivido che batte, due schermi che segnano i bit musicali e dei lampioncini ai lati del palco che ogni tanto si accendono e trasformano il palco in un giardino illuminato.

Sul finale la chitarra ed i suoni sono un po’ più “cattivi” e spinti, in particolare nel brano “Per tutti”.

Conclude con “Una rigenerazione”, lascia fischiare la chitarra, esce di scena, si fa sostituire dal noise e la super band chiude.

 

Riccardo nell’indie di oggi “non ci sta dentro” e nonostante qualche comprensibile sbavatura nella voce mostra la sua grandezza, dimostrando di essere moderno pur mantenendosi nel classico.

Non chiedetemi quanto sia durato precisamente il concerto, ho perso la concezione del tempo.

L’amore è il più nobile e contraddittorio dei sentimenti e quando la musica lo richiama amplifica la sua ragione d’esistere.

di Giulia Rivezzi

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