Ai cancelli del Palalottomatica, l’orologio punta le 20:00, intorno manca la folla che aspettavo, ai gate si arriva con la paglia ancora accesa, la biglietteria è aperta e tutto  mi lascia pensare che il nome del tour “Completamente senza” sia più che mai azzeccato, mi balenano già in mente i titoli ironici da dare a questo articolo: ghignando supero i controlli e sono dentro.

Dopo aver consultato il biglietto tappa obbligata al birrario e via verso il terzo anello. La vista da qua su non è male, l’acustica invece lascia molto desiderare, gli Shazami al secolo Federico Russo e Francesco Mandelli, fanno di tutto per scaldare un pò la platea, ma vedere le formiche cantare non mi aggrada mai, quindi decido di farmi sotto e scendere nel parter, impresa che si rivelerà decisamente semplice complici il blando controllo da parte dello staff e l’amore profuso quasi palpabile.

Alle 21:00 esatte lo show ha inizio, il nostro prode Tommaso Paradiso si palesa sfoggiando un bell’occhialino alla Califano, che a Roma ci sta tutto e dei risvoltoni ai jeans  che sono tutt’altro che poco imbarazzanti ma a giudicare dal calore delle fans poteva venir fuori indossando solo collant e canottiera, avrebbe sortito la medesima ovazione. Si spengono le luci e si parte subito con “Vieni e cambiami la vita”, primo pezzo che si candida facile a diventare l’inno per l’8 di Marzo, questo spiega la presenza delle tante teenager a circondarmi, oltre alla fama di “Bello” che cade come spada di Damocle sulle povere spalle del front man.

Lo spettacolo scorre senza tregua, tra canzoni estratte dal loro ultimo album sparate nei padiglioni auricolari i modo barbaro e gin tonic sul palco manco fosse un normalissimo venerdì sera al Cocoricò, così va a concludersi il primo step di un concerto che aveva creato in me ben altre aspettative. Fin quando non torna la luce in sala e mentre alzo lo sguardo per cercare gli amici rimasti su, realizzo a cosa sto partecipando.

Cazzo è tutto esaurito! Sold out fino in piccionaia, i flash degli smartphone brillano come luminarie di Natale e nell’oscurità ritrovata vedo far capolino dal backstage Luca Carboni, si proprio lui, Luca lo stesso come sento chiamarlo da qualche giovane vicino; infatti è proprio questo il pezzo con cui timbra il cartellino sul palco oltre a “Proteggi questo tuo ragazzo” eseguito al piano e al bicchiere da Tommaso che da questo momento in poi non sarà più lo stesso; lo spettacolo è un crescendo di belle parole tradotte in note dai ligi Musella e Primavera; sono stati proprio loro due i primi a trascinarsi dietro le seggiole di paglia al centro della lunga esse che prolunga il palco per omaggiare i nostalgici del “Vol. 1”, disco d’esordio dei ragazzi, con l’esecuzione interamente in acustico dei tre pezzi più ascoltati cioè” Autostrade umane”, “E menomale” ed “Io per te non esisto”.

Terminato l’idillio, ecco presentarsi Elisa, per descrivere la sua partecipazione cito un genio contemporaneo dell’internet, “può accompagnare solo” ed è proprio quello che fa mentre  i Thegiornalisti suonano “Tra la strada e le stelle”.
Al termine della performance arriva l’annuncio da parte del cantante della sua partecipazione a Amici di Maria De Filippi, alla comprensione di tale messaggio la tristezza mi pervade, forse era previsto dagli organizzatori che immediatamente fanno venir fuori Fabri Fibra per riaccendere la festa di “Pamplona”, senza dubbio prossima hit estiva. Con i coriandoli sparati in cielo dai cannoni, ci si accinge al termine di questo festival (cosa ti fanno le etichette…).
Mentre tra le teen inizia a farsi preoccupante l’assenza all’appello dell’annunciato Calcutta, qualcuno sugli spalti intona qualche strofa di “Gaetano” e subito iniziano a serpeggiare illazioni sul suo conto, si mormora che sia stato sopraffatto dalla timidezza , chi addirittura rimembrando il suo sguardo vigile imputa la sua assenza alla fattanza, ma comunque di lui nessuna traccia…

Dopo gli unici dieci minuti di pausa presi dalla band, oramai sono le 23 passate, mentre dalle casse scoppia la base di “Promiscuità”.
Non si poteva chiudere diversamente, non si doveva chiudere diversamente, tutti saltano a questo punto, anche i feromoni ballano e si son fatti persone,  è una grande festa.

E’ STATA UNA GRANDE FESTA!

 

Ps. Il giorno successivo intorno alle 18:55, oltre ad avere ancora i fischioni nelle orecchie, ci sono giunte notizie sulla presenza del nostro Edoardo D’Erme in arte Calcutta, il quale è andato in scena in concomitanza con l’apertura dei cancelli, lontano da occhi indiscreti e solo per i pochi affezionatissimi che sono riusciti ad arrivare in zona Eur, bypassando il traffico capitolino dell’ora di punta.

Condividi