Questa è una lista di 10 band emergenti, ma anche di band già celebri. Band già ascoltate e amate più volte nei vari periodi musicali della nostra vita e band nuove che non abbiamo mai sentito nominare, o che abbiamo ascoltato distrattamente all’ultimo festival estivo di provincia al quale ci hanno trascinato.

Insomma, questo è un bel minestrone di band che hanno una sola cosa in comune, ovvero l’essere un trio: dove probabilmente c’è sempre un Harry Potter che ci mette la faccia, una Hermione che ci mette la tecnica e un Ron che ci mette la sfacciataggine.

LEKKA

Formazione a tre del milanese. I Lekka sono tra i pochi rappresentanti della scena indie-elettronica in Italia (di quelli che ben masticano la techno, ma in fondo non disdegnano così tanto neanche i ritornelli). Reduci dalla pubblicazione di un primo EP, i Lekka hanno rilasciato due nuovi singoli, il primo Run Run Run e il secondo dal titolo Animals.

Non sanno scegliere tra Justice e Soulwax, non provate a chiedere cosa significa il loro nome perchè sono capaci di cambiare risposta ogni volta e, ancora meno, non chiedete loro di abbassare i volumi.

MALKOVIC

Rimaniamo a Milano, ma dall’elettronica ci spostiamo a un trio vecchia scuola che ancora crede nelle chitarre elettriche (seppur con molti effetti), inserendosi perfettamente nel retaggio lasciato da alcune band internazionali e contemporanee ormai già cult, per fare un nome: i Suuns.

Da menzionare il loro nuovo ultimo singolo Morgana, storia di un nuovo miraggio femminile, derive psichedeliche, una presenza che continua a esserci nell’aria, nei pensieri, e in tutto quello che non possiamo controllare.

Una storia allucinata d’amore e mancanze che si regge benissimo, senza neanche il bisogno di usare la parola ‘amore’.

TAAN TRIO

Altra formazione milanese che vede Alberto Turra alla chitarra, William Nicastro al basso e Stefano Grasso alla batteria. Un fine esempio di come si possa essere jazzisti e allo stesso tempo spaccare tutto. Loro lo chiamano jazz core attitude, ma si può anche definirla ‘fare musica strumentale di matrice jazz, senza dover fare per forza le ragnatele’. Dopo un’intensa attività live hanno pubblicato il loro primo album Live At Easy Nuts Lab con, tra le tante, una trascinante Trevor tra i cavalli di battaglia. Uno di quei nomi da snocciolare con gli amici musico-fili.

 

GLUE’S AVENUE

Trio ligure che offre fini sentimentalismi da vecchia scuola del cantautorato classico, chitarrine da serate in villeggiatura, tutto molto calibrato per belle parole e come sfondo un tramonto estivo. Una di quelle band che ascolti per caso dopo cena, nella piazza del paese dove sei tornato in vacanza al mare, perchè ti mancava quando ci andavi con i tuoi genitori, e che poi dimentichi di aver mai sentito, anche se le sensazioni rimangono sotto pelle come l’abbronzatura. Stavano suonando, ma non ti ricordi neanche cosa. Una di quelle band che ti fanno stare bene per un attimo, ma poi te ne torni a casa e te le perdi via. Sembrano usciti dagli anni Sessanta, e probabilmente non vi sarebbe mai venuto in mente di ascoltarli. Da recuperare!

CACTUS?

Tre ragazzi da Terre sul Brenta, che s’insinuano perfettamente nella scena lo-fi italiana, diradata e incomprensibile (in cui ci buttiamo dentro anche Jesse The Faccio e i Sacramento). Nella loro miscela perfetta una buona dose di surf-rock e post punk. Una band che è nostro dovere portare all’estero, proteggere come una creatura rara, e di cui vantarsi con chiunque. Nel loro nuovo No People Party si distingue la bellissima Sam Battle, con quella chitarra tagliente perfora timpani.

CREVICE

Dal milanese, la band che riesce a unire un’attitudine indie-rock, testi in italiano, una spontaneità sonora tipica del grunge, all’estrema cura, passione e precisione della voce di Elia Biancardi, vero punto di forza di una band ancora estremamente sottovalutata. Il loro nuovo album dal titolo Pesci è stato prodotto presso l’Edac Studio di Davide Lasala (produttore di Giorgieness, Edda, Dellera…), da cui ne ha assorbito un sound tipicamente anni Novanta, trascinante e a tratti straziante che vale davvero la pena non lasciarsi sfuggire.

NO AU

Sempre in tre anche i monzesi NO AU (i più mondani si ricorderanno un locale a Roma con questo nome). Progetto psych-rock cantato in inglese con soli due singoli all’attivo. Una di quelle band che viene voglia di fare proprie, per poter millantare di averla scoperta prima di tutti. L’ultimo singolo Be In è un viaggio nell’oscurità, come se gli Oasis si fossero massacrati di acidi, non si fossero mai sciolti e avessero trovato il modo di essere un po’ più felici.

TRE ALLEGRI RAGAZZI MORTI

Segue la sacra triade. Quelli che sono in tre per definizione (anche se spesso si sono aggiunti quarti e quinti ragazzi morti del calibro di Adriano Viterbini), che avevano iniziato a portare la maschera ben prima di Liberato e Myss Keta (con la quale hanno avuto il piacere di dividere il palco in tempi non sospetti). A loro si devono molte cose, tra cui quella bella attitudine tra rock e reggae, che poi non ha mai avuto paura dei confini di genere sfociando anche nella cambia e talvolta persino in fini ballad cantautorali. Brani che hanno segnato una generazione, e se non avete avuto il piacere di crescere con loro, siete ancora in tempo per farlo.

VERDENA

Eterni ragazzini del bergamasco, con dalla loro la follia e l’eterna ispirazione e produttività di chi si concede di fare le cose con calma, di sparire dai social per ricomparire con album (ormai rigorosamente doppi) che sembrano partoriti da nevrosi di iperattività. Alberto, Roberta e Luca sono un power trio che, crisi esistenziali a parte, sembra ormai un punto di riferimento di quella scena eternamente underground che non sembra sfaldarsi mai. Grunge che cresce e si sviluppa con appassionanti derive psichedeliche, contaminazioni infinite dal progressive al noise, passando per qualsiasi cosa la mente contorta e variopinta dei fratelli Ferrari possa concepire.

MINISTRI

E per tutti i ragazzini degli anni Novanta per i quali i Verdena erano decisamente troppo strani e i Tre Allegri Ragazzi Morti troppo tamarri, ecco che i Ministri si inseriscono perfetto nel vuoto immenso della scena rock alternative (quando ormai Afterhours e Marlene Kuntz – che tra l’altro ora sono da considerare un trio – erano già pietre miliari che sapevano d’istituzione). Oscuri, violenti, una di quelle band per chi ai concerti vuole farsi male (dentro e fuori), per chi nonostante tutto non si fida mai, per gli outsider con molti amici. Sono loro quelli che, se vi capitassero in qualche festival estivo (voi che no di rock ci sono solo i grandi classici e nient’altro), dovreste decisamente fermarvi ad ascoltare.

di Smoking Area

Condividi