Andrea Laszlo De Simone, ci pensa lui a salvarci.

Il nuovo progetto di Andrea Laszlo De Simone e la sua band ritornano a Torino presso Spazio211 dopo l’apparizione al Todays Festival di questa estate.

Consacrazione per i pochi dubbiosi.

Se dovesse esistere una pozione magica, lì dove finiscono gli arcobaleni, capace con semplici note di accarezzare dolcemente cuore e mente simultaneamente, di certo Laszlo l’ha trovata e bevuta alla goccia – come sempre.

Nov 30 • 22PM @Spazio211 – TORINO 

Freddo polare e tanti volti conosciuti del panorama musicale torinese ci attendono in un gremito Spazio211, insieme ad un misto di curiosità e presa-bene da periferia. 

Si parte forte con Le Capre a Sonagli, band bergamasca dal genere Stoner Folk, che impiega poco più di due giri di chitarra per riscaldare un pubblico affamato di club e dai cappelli di lana dei primi freddi. E’ la volta di Laszlo e soci, poche parole e tanta musica come è nel loro genere.

Il primo brano è Uomo Donna – apripista all’album e dal quel intro inconfondibile di frastuoni di locomotiva che rimandano a continue partenze e viaggi lunghissimi dagli sguardi fissi fuori dal finestrino dove pensieri assillanti si perdono in paesaggi sconosciuti.

Sconvolge l’innata capacità di rivolgersi con estrema purezza a tematiche  che mirano all’essenziale e all’imprescindibile, senza troppi artifizi, senza troppo clamore.

Parlare di ciò che più intimo e profondo che ci accomuna da sempre, l’Amore.

A fare da collante al connubio essenziale-generale è il sentimento primordiale in tutte le sue molteplici vesti: il bisogno irrinunciabile dell’altro, lo smarrimento come speranza, lo stringersi le mani, il perdersi e il ritrovarsi, la solitudine come rifugio, i vuoti, le fragili consapevolezze e le improvvise distruzioni. 

Nel brano ‘Eterno Riposo’, probabilmente il più battistiano del repertorio, anche l’estremo saluto riprende il concetto di amore incondizionato  “… ora ti affido il mio pianto intriso di eterno riposo, amore mio per non dirti addio”. 

La scaletta del live riprende fedelmente la disposizione delle tracce contenute nell’album, dove la band dimostra un inossidabile sinergia che cresce man mano durante l’esibizione; impreziosita da un continuo ricercarsi e trovarsi tra basso e batteria, dai cori ma fuori luogo, e da un Anthony Sasso in cabina di regia capace di armonizzare anche una padella antiaderente qualora c’è ne fosse necessità.

Inevitabili i rimandi a Modugno, i Beatles o lo stesso Battisti in brani come “Che cosa” e “Sogno l’amore”, capaci di unire tradizione e contemporaneità dei testi attraverso un cantato accennato e sussurrato, mantenendo allo stesso tempo una freschezza di intenti di cui l’intero panorama indie attuale ha estremo bisogno.

Il nucleo pulsante del live composto da tracce come “Questo non è amore” o “Gli uomini hanno fame” sono un vero e proprio pungo allo stomaco sul ciglio della porta di casa, quando pensi di essere ormai al sicuro e ti ritrovi completamente coinvolto e inerme. 

“chissà cosa vuol dire debolezza forza e coraggio, spina dorsale,

 chissà che cosa sanno quanti sanno ciò che vogliono” 

Probabilmente sarebbe la frase che pronuncerei qualora mi trovassi come improbabile professore di musica in una scuola media, indicando uno alla volta – tu sai cosa vuoi? –

Oltre 1.30 h di musica, di riflessioni, di sigarette accese sul palco, di bicchieri vuoti, di camicie aperte e di luci soffuse. Perdutamente e Good Goodbye del vecchio repertorio chiudono magicamente un pubblico silenzioso, non prima però di concedere un ultimo brano inedito senza titolo chiamato cucciolosamente dalla band “Geppy Geppy”.

Per chi avesse ancora dubbi che Andrea Laszlo De Simone non sia un crack nonsense, o per chi volesse ascoltare “Geppy Geppy” non vi resta altro modo che presentarvi ad una delle prossime date.

Un ultima cosa:
andate ai concerti,
quelli veri.

BOB CARONTE

Condividi