Valeva attendere il nuovo lavoro di Andrea Laszlo De Simone.

Ce l’ho fatta a dire la mia su “Uomo, Donna” di Andrea Laszlo De Simone.

Scusate il ritardo, ma purtroppo soffro di una greve patologia, riesco a tener la biro tra l’anulare, l’indice e il pollice solo quando l’ispirazione si concretizza ed inizia a frustarmi obbligandomi a tracciare la prima frase di senso compiuto, le ragioni possono essere diverse ma non voglio essere prolisso quindi giungo a quello che più ci garba, la musica!

Ciò che mi ha lasciato l’estate 2017 sono un rammarico ed una letizia. In genere nei film viene chiesta per prima la cattiva notizia ed è ovviamente tradotta nel non aver vissuto il concerto Dei The Rolling Stones (la D maiuscolata è voluta e s’intende come omaggio a divinità pagane in cui credo) , mentre l’altra notizia, quella bella, riguarda un’artista in pieno titolo di essere definito tale, quel tipo di cristiano tutto baffoni, capelloni e belle canzoni, uno di quelli capaci di viaggiare tra lo spazio e il tempo, uno capace insomma!

Avete presente il signore anziano col carrello dello spot Amazon? Tutto ringalluzzito dalla novità? Così mi sentivo io, sotto l’ombrellone con le cuffie che mi iniettavano le melodie e le parole di un tale Andrea Laszlo De Simone, un tipo ‘diverso’. Lontano dagli schemi a cui siamo abituati, difforme nel modo di comporre e di arrangiare un one man band virtuoso ma onesto suo nel modo di concepire la musica. 

Passando alle cose formali, Andrea Laszlo De Simone ex batterista dei carissimi Nadàr Solo, giunto al suo secondo, personalissimo lavoro in studio è stato capace di tirar fuori dall’ostrica dell’indie nostrano una perla talmente bianca e lucente da lasciar perplesso l’ascoltatore più esigente, la perla in questione ha inciso sù un nome talmente semplice da essere incomprensibile ascoltando l’LP, “Uomo, Donna” è il titolo riportato sul fronte del disco, uscito il 9 giugno scorso.

Questo regala all’uditore 1 ora e 17 minuti primi di pensieri talmente articolati e ben fatti da sembrare semplici, spalmati su 12 brani dalla durata media di 400 secondi in grado di “imbarazzare” (ovviamente si fa per dire), maestri ‘dell’estensionismo’ come i Pink Floyd.

La ricerca del suono la trovo incredibile, compresa la rumoristica a fondo di ogni brano, in questo album, ho riascoltato i vari Battisti, i Tame Impala, Le orme, i felicissimi Radiohead, persino Modugno e non so cos’altro. Ma cosa assai importante, ho trovato quello che mancava, adatto a completare il set, l’anello mancante atto a chiudere la lunga catena che inizia da Giorgio Canali e finisce a Lo Stato Sociale.

Immagino che la casa discografica, al secolo la 42 Records già divulgatrice di suonatori del calibro di Colapesce, Cosmo, I Cani, Gazebo Penguins, BSBE non abbia avuto grande difficoltà nel ricercare i tre singoli di lancio.

I prescelti sono stati ‘Uomo, Donna’, ‘Vieni a salvarmi’ e ‘Guerra di baci’, quest’ultima è un’ode all’amore più puro e bello, una di quei brani che appena ascoltato ho fatto mio, da utilizzare nel caso in cui mai dovessi affrontare il passo del matrimonio; già mi vedo pronto a strappare il microfono all’omino del piano bar e a cantarla a piena voce tanto da far cadere ai miei piedi non solo la novella sposa ma anche le testimoni e tutte le damigelle.

Questa, la tracklist:

  1. Uomo, donna
  2.  Sogno l’amore
  3.  Vieni a salvarmi
  4.  Meglio
  5.  Solo un uomo
  6.  Eterno riposo
  7.  Questo non è amore
  8.  Gli uomini hanno fame
  9.  Che cosa
  10. La guerra dei baci
  11. Fiore mio
  12. Sparite tutti

Non mi resta che augurarvi buon ascolto!

Ps. Mi scuso per l’uso poco appropriato della parola artista, se qualcuno dovesse sentirsi danneggiato dall’abuso di questo aggettivo sono pronto ad assumermene in todo la responsabilità delle mie affermazioni. Ma prima, Assaggia e dimmi (cit. Paz)! 

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