Back Chat

Beck,”Colors” (Capitol Records)

Beck - Colors

Beck - Colors

Dopo più di due anni di fagocitosi musicale e quattro singoli d’antipasto, eccoci qua,tra le orecchie “Colors” , tredicesima creatura del biondo californiano Beck Hansen, per il mondo semplicemente Beck.

“Dimentica il prima, perché ciò che stai per sentire è qualcosa d’altro”: ecco la frase che metterei in calce al foglietto illustrativo di ogni nuovo disco di questo signor Beck.

Il discorso vale anche per questo ultimissimo e attesissimo lavoro, perché si, come tutti i suoi fratelli maggiori, anche Colors  si smarca completamente dal precedente catturando la propria indipendenza di prepotenza, generando non poco stupore nell’ascoltatore; le atmosfere meditative e introspettive di Morning Phase, fatte di quei suoni folk vagamente sixties, chitarre acustiche e pianoforti sfiorati,  qui esplodono in una sorta di ribellione adolescenziale fatta di quello che è e che verrà: elettronica, funk, soul pop, pop rock e chi vuole aggiungere aggiunga.

Si, perché se il l’indirizzo artistico di Beck è stato finora quello di volersi scostare  dalle correnti del momento (con quell’atteggiamento un po’ bohémien insomma, ci siamo capiti, no?) , offrendo piuttosto sonorità al disopra della cultura di massa, ora invece sembra volercisi buttare di prepotenza, e lo fa egregiamente, non c’è che dire.

Restando in tema di “colori”, dato che di questo si parla, l’immagine che mi è venuta in mente è stata quella di un Beck che un bel giorno si trova assieme al suo amico ed ex tastierista, il produttore Greg Kurstin ( Foo Fighters, Liam Gallagher, Adele), in una sala d’incisione di LA, e aprendo il loro astuccio dai mille colori iniziano disegnando su un foglio per finire, due anni e qualcosa dopo, a fare murales sulle pareti, sui pavimenti, ovunque.

Già dal primo ascolto è chiaro che ci troviamo davanti ad un inno ( o un insieme di inni) alla pop culture, nel senso stretto del termine “popular” , ma con una chiave precisa e tipicamente beckiana di qualche tempo fa: l’ironia, quella nota che sembra un po’ mancare al pop odierno, che sembra prendersi tanto sul serio da diventare stucchevole, occasionalmente.

Colors, primo brano e  titlle-track dell’album, è il preludio perfetto a quello che verrà, e parte chiarendo immediatamente di cosa stiamo parlando: giro di basso elettrofunk che attacca in apertura ed è la vera colonna portante del brano,  incorniciato da cori che rendono subito l’idea dell’intera linea vocale del disco, e della maestria pizzicata da furbizia di Beck nel giostrar visi per finire in un break di flauti (sintetici?) e clap hands.

E se perfetto è il preludio dell’album, perfetta è la chiusura, con  l’ultima (in ordine di traccia) ma non ultima Dreams, singolo uscito addirittura nel 2015, qui addirittura in due versioni, originale e colors mix: La HIT.

Una hit funk tutta in minore (e qui, chapeau per il vecchio Beck, che pur peccando un po’ di superbia forse, manda la palla in buca), con altri cori, stavolta ipnotici, e un giro di chitarra suggerito all’orecchio, che stai già cantando e sentendo nelle spalle al secondo giro, immaginandoti quante altre bocche faranno lo stesso.

IL richiamo al dancefloor prosegue in  Seventh Heaven e Up All Night, che nuotano nella stessa squisita spensieratezza, ma se la prima è velata di un soul pop che potrebbe far ammiccare Prince dal bordo di una decappottabile sulla costa californiana, la seconda è decisamente un cinque alto al pop rock: per quanto ne sappiamo Beck potrebbe averla scritta in uno stato di delirio beato da hangover post serata passata a fare bagordi coi compaesani Foster  the People. Strizza l’occhio a quelle incoscienti malinconie adolescenziali in pieno essere (o mancate) del locale pieno di gente, e quegli occhi che incroci continuamente coi quali vorresti avere e speri ci sarà di più di un solo sguardo (ovviamente con “di più” parliamo di qualche decina di cicchetti al bancone).

Per ricordare un po’ di “vecchio” Beck dobbiamo aspettare I’m So Free e Dear Life: più decisa e anni 90’ la prima , lievemente beatlesiana la seconda, chitarre disincantate, batterie e tastiere/pianoforti costanti.

Loro, insieme alla più semplice ballad Fix Me , sono gli unici momenti in cui riassaporiamo il Beck di altri tempi, ma mai in maniera diretta.

E quando il vento è quello del Pop, non poteva mancare un richiamo ai tardi anni 80’: alla ritmica di No Distraction, al suo basso in levare e il break cantato alto, ti aspetteresti di sentire Bruno Mars far capolino da un momento all’altro in un featuring improvvisato, e i Tears For Fears che assieme ai Police, da un angolino della sala,  annuiscono compiaciuti.

A questo punto citerò un amico con cui ho discusso di questo disco, quando è arrivato il momento di Wow:  “I suoni della drum’n’bass!! Questo pezzo lo remixeranno in tanti” . Quindi sotto a chi tocca produttori talentuosi e djs di tutto il mondo, alzi la mano chi vuole farlo per primo e spalmarsi sulle radio.

Totalmente ironica, volutamente lievemente trash, qui Beck sembra voler dire che nemmeno lui si prende così sul serio come vuol far sembrare.

L’esperimento non esperimento si può dire dunque pienamente riuscito.

Chiaro che fan di vecchia data come la sottoscritta, potrebbero essersi chiesti se anche in questo caso ci troviamo di fronte alla ormai famosissima sperimentazione a trecentosessantagradi del biondo musicista californiano che tutti conosciamo e amiamo, o se forse la lunghissima elefantesca gestazione del disco non abbia aperto una piccola parentesi digressiva attuando un processo di corrente musicale che plasma l’artista, piuttosto che il contrario a cui eravamo abituati.

Ma abbandonando lo scetticismo e affidandoci alle stesse parole di Beck in merito al proprio lavoro:

Il nuovo album come una nuova vita… canzoni che ti rendono felice di essere vivo

 

non possiamo dire altro se non che questo disco, con la sua energia da grande spettacolo dal vivo, la sua freschezza, il suo “chissenefrega, rilassati e goditi questa vita”  e il suo turbinio di influenze riplasmate completamente sotto marchio registrato “Beck”, suonano proprio come una promessa, una premessa, e una chiave per il futuro. Bravo Beck.

TRACKLIST:

 

  1. Colors – 4:21
  2. Seventh Heaven – 5:00
  3. I’m So Free – 4:07
  4. Dear Life – 3:44 (Hansen, Greg Kurstin)
  5. No Distraction – 4:32
  6.  Dreams (Colors mix) – 4:57 (Hansen, Andrew Wyatt, Kurstin)
  7. Wow – 3:40
  8. Up All Night – 3:10
  9. Square One – 2:55
  10. Fix Me – 3:13
  11. Bonus track (Ed. Deluxe)Dreams – 5:14 (Hansen, Wyatt, Kurstin)

 

 

Condividi

Comments are Closed

Theme by Anders Norén