Abbiamo chiesto a Fabio Canducci quali fossero gli album più degni di nota di questo 2017. 

Fabio vive circondato da album, chi meglio di lui per iniziare a tirare un pò le somme del 2017? 

Un ragazzo di 24 anni che è andato controcorrente aprendo proprio a marzo dell’anno che sta per concludersi un negozio di dischi.

Transformer è in via Cesare Battisti a Bologna, e lo abbiamo raggiunto in una mattina di festa per ascoltare una sua classifica tutta particolare, senza vinti e vincitori, una top 11, totalmente libera

Partiamo con Nadine Shah e il suo Holiday Destination”: un rock alternative che tange il revival, con un artwork copertina che coniugato al titolo meriterebbe un premio per la pace! E poi tratta temi di attualità, il sociale con dei suoni molto pungenti”.

Ci sono i Cigarettes After Sex, con l’omonimo album, “un lavoro particolare per l’anno in cui è uscito, fuori dal tempo, dall’ambiente che lo circonda se si considera la tipologia di artista che tra le offerte latita parecchio”, ed i Baustelle con L’amore e la Violenza” “perché è un ritorno a sonorità del passato senza essere manieristico o vecchio, anni ’80, pop elegante, sensuale, discoteca senza essere squallido”

Dall’indie tira fuori Giorgio Poi ed il suo album di debutto “Fa niente”, “Mi piace per la sua voce molto metallica e per la semplicità delle canzoni e degli arrangiamenti, che ciò nonostante definirei apprezzabili, di buona fattura che è qualcosa di non dar mai per scontato”, ma soprattutto “Invocation and Ritual Dance of My Demon Twin” dei Julie’s Haircut:”cioè dai loro non posso non metterli, è un trip, un lavoro eccezionale italiano!

Sempre dall’Italia sottolinea il primo lavoro solista di Giovanni Succi, “Succi con Ghiaccio“: “è un disco ibrido, che può piacere anche ad un amante del rap, Succi ha la capacità di raccontare una quotidianità, anche del passato, in un modo brutale.”

Con un certo piglio ci parla, tenendone fra le mani il vinile, di Planetarium il lavoro di Sufjan Stevens, Nico Muhly e Bryce Dessner.

“purtroppo è passato in sordina, non ne capisco il motivo ma contiene tromboni, chitarre e la grazia di Sufjan, elementi che insieme danno corpo ad un concept album che viaggia nello spazio. Letteralmente.”

Artwork dell'album Planetarium in esposizione da Transformer

Artwork dell’album Planetarium in esposizione da Transformer

C’è poi Ibeyi con Ash, “un disco etereo, tribale, con punte di gospel, r&b, hip hop: what else?” Sam Smith con The Thrill of it All che ha realizzato “un disco veramente pop, leggero, che non è pretenzioso e per questo meravigliosamente da ricordare.”

In chiusura due chicche: Steven Wilson con “To The Bone”, che riesce a “combinare pezzi che possono essere hit commerciali con altri che non sono per nulla radiofonici” Richard Dawson ed il suo “Peasant”“già incensato dal Guardian qualche anno fa, il suo folk, colmo d’irlanda, suonato alla perfezione con quelle voci così gospel da farti vibrare la pelle, che rappresenta un capolavoro incompreso del 2017!”

Ci saluta così Fabio, vinile di Wilson in mano pronto ad ascoltare l’ennesimo album della giornata.

Pronti all'ascolto dell'album di Steven Wilson!

Pronti all’ascolto dell’album di Steven Wilson!

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