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LE CANZONI DEGLI ALTRI -10 volte che le cover non hanno avuto nulla da invidiare ai brani originali

Cover (che non è solo quella che ci salva il telefono quando cade) è un sostantivo che in discografia vuole significare il rifacimento (anche con tecniche e soluzioni innovative) di brani musicali famosi e riconoscibilissimi.

Prendere una canzone e farla propria, un po’ come amare ed essere ricambiati. E poi da ascoltatore: ci si ritrova ad ascoltare una nuova versione di un brano che già conosciamo, e finiamo per preferire la versione non originale, perchè muove sentimenti che prima non riuscivamo a considerare.

A conti fatti, una cover è un furto di stima, con risultati inaspettati. Qui di seguito dieci casi italiani (o quasi) che ci hanno sorpreso.

Duilio – Comunque Io Voglio Te (Bugo)

Duilio Scalici, o anche un ragazzo multi-talentuoso tutto-fare che passa con una facilità disarmante dalla veste di video-maker a quella di voce de I Giocattoli o cantautore elettronico.

Avvia quindi il suo percorso da solista proponendo questa intima cover di “Comunque Io Voglio Te”, celebre brano di Bugo la cui voce, rotta, sofferente e un po’ incazzata, si trasforma in questa versione in una delicata supplica a tornare, una coda psichedelica fino alla chiusura del brano. Immenso, da brividi.

Davvero un buon inizio che non vediamo l’ora di capire cosa ci sta anticipando!

Sarah Stride – La Torre (Franco Battiato)

E a proposito di cantautori elettronici, Sarah Stride (che di recente ha pubblicato il suo nuovo album “Pensieri Assassini”) si impone facilmente in questa categoria grazie a questo suo drastico cambio di direzione, per cui è complice anche la produzione di Kole Laca (Il Teatro Degli Orrori).

Reduce da un repertorio di cover (e se ci possiamo permettere un consiglio, andremmo sulla sua eterna “Canta Ragazzina” di Mina), Sarah Stride non si smentisce con la sua personalissima versione de “La Torre” di Battiato, brano che viene smembrato e destrutturato, incattivito e reso incredibilmente moderno.

Consigliamo l’ascolto dell’album intero, e “La Torre” in loop.

Verdena – Carne (Iosonouncane)

Parte del celebre split del 2016 che all’epoca scosse l’indie italiano.

Ascoltando “Carne” dei Verdena è, vuoi per l’affinità intellettuale con Iosonouncane, vuoi per quell’aria stralunata e fuori dal mondo di Alberto Ferrari, se non si sapesse essere una cover, potrebbe essere tranquillamente un loro b-side, un brano abbandonato in qualche hard-disk scartato per chissà quale motivo.

Via i gorgoglii elettronici, e spazio al grunge di qualità. Musicisti capaci, sporchi e virtuosi al servizio di un brano che pochi avrebbero saputo gestire.

Se non siete mai riusciti ad ascoltare i Verdena con costanza, questo brano potrebbe farvi diventare i loro fan numero uno. Ci vediamo in transenna!

Francesco De Leo – Sparring Partner (Paolo Conte)

Come suonerebbe Paolo Conte se facesse un feat. con Connan Mockasin? Domanda strana ma che forse sarebbe potuta venire in mente a molti.

Fortunatamente c’è Francesco De Leo che con la sua timida “Sparring Partner” (originariamente di Paolo Conte) ha potuto rispondere a questa domanda.

L’ex chiacchierato leader de L’Officina De La Camomilla, con quell’aria di chi sta per svenire da un momento all’altro, forse ha ancora qualche cartuccia da sparare, e speriamo davvero che continui a dimostrarcelo con piccoli capolavori come questo.

The Andrè – Habibi (Ghali)

E se vi piacciono le domande improbabili, vi piacerà sicuramente anche il progetto The Andrè (ovviamente dal nome di Fabrizio De Andrè), o anche un assurdo e misterioso personaggio che riesce a far rivivere la voce del cantautore più italiano più famoso e amato, ma, con acuto senso dell’umorismo, lo costringe a cantare i tormentoni trap.

Tormentoni da giovanissimi che improvvsamente diventano ballad per intellettualoidi.

Uno degli esempi più interessanti e fortunati è senza dubbio questa andante e trascinante “Habibi.”. Ora potete far finta di aver scoperto degli inediti di De Andrè e fare bella figura a cena con i vostri genitori.

Deaf Kaki Chumpy – Thinking Out Loud (Ed Sheeran)

Forse la più sorprendente cover di quest’elenco (e dire che, se avete sbirciato, l’ultima è David Bowie). La celebre “Thinking Out Loud” dell’altrettanto celebre Ed Sheeran si contamina di jazz.

L’imponente ensamble milanese di 18 elementi dall’eccentrico nome Deaf Kaki Chumpy, dagli ambienti de La Civica Di Jazz e Lume, prende il tormentone di Ed Sheeran, lo smembra, e ne fa un nuovo brano imponendosi così come una nuova realtà della scena indie milanese.

Così bella che lo stesso Ed Sheeran l’ha approvata. Da non perdere!

Amandoti – Vasco Brondi (CCCP)

Una versione di un brano immenso e straziante, che si fa intimo, sussurrato. Vasco Brondi (o anche Le Luci Della Centrale Elettrica) rende spazio e giustizia a un testo che spesso abbiamo dimenticato di ascoltare, e si fa portavoce di un uomo distrutto, che chiede di essere amato ancora, con la dolcezza e l’esperienza di due persone che si conoscono.

Via la passione e la rabbia, solo la purezza estrema di qualcosa di consolidato, e che non c’è più. Arriva tutto, ed arriva con una violenza che il brano originale non può vantare. Solo un grande fan dei CCCP poteva addirittura superarli.

Da ascoltare di notte, ad occhi chiusi, in rigoroso silenzio.

Verde – I Giocattoli (Diaframma)

A dimostrazione che I Giocattoli non sono solo un fenomeno indie un po’ ruffiano e acchiappa-like, c’è la presenza di questo brano nel loro album d’esordio, un intima e timida (complice la voce, particolarissima, grezza e sincera di Chiara Di Trapani) dei Diaframma.

Un brano che recupera la sua innocenza, forte proprio perchè viene da una band della cosiddetta generazione it-pop sforna tormentoni che sembra dire “Ok, ora ci fermiamo un attimo, abbiamo anche altro da dire”.

Marlene Kuntz – Impressioni di Settembre (PFM)

Fedele all’originale al punto che forse più che cover potremmo parlare di tributo.

Una cosa comunque bisogna dirla: potranno anche essere passati di moda, e potranno anche non dire niente a una nuova generazione di ventenni che alle sane chitarre elettriche preferiscono i synth, ma quando, parlando dei Marlene Kuntz, le chitarre di Tesio e Godano si intrecciano non c’è rock-band che possa tener loro testa.

Tutto questo, a servizio di una dei brani più viscerali, passionali, della PFM, fa urlare al capolavoro.

David Bowie – Ragazzo Solo, Ragazza Sola

Non proprio una cover, ma comunque un brano più che degno di chiudere questa playlist.

Successe che Space Oddity in Italia non fece successo come quanto sperato, e l’idea più forte che venne al management fu quella di farne una versione con il testo in italiano (per il quale fu chiamato niente poco di meno che Mogol).

La leggenda vuole che David Bowie pensasse che il testo fosse stato tradotto fedelmente, e che anche in Italia stesse per arrivare la storia del Major Tom, ma diciamo che la traduzione non è proprio letterale. Rimane meravigliosa. Ascoltatela

di Smoking Area

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