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Cronache Scandinave #1: Suoni dalla Danimarca

Cronache Scandinave: Salvatore dalla Danimarca

Cronache Scandinave: Salvatore dalla Danimarca

La Danimarca è un paese molto piccolo.

Diciamo che tutta la Danimarca conta un numero di abitanti poco più ampio dell’area metropolitana di Roma e circa un quarto della popolazione vive nella capitale Copenhagen o nei dintorni. Il resto è una ordinata pianura verde fatta di casette di legno silenziose, allevamenti intensivi di suini e coltivazioni di tuberi in balìa dei venti gelati del Nord. Ma nonostante questo, a questa piccola popolazione la musica piace suonarla, comporla ed ascoltarla dappertutto.

Gente di Danimarca

Gente di Danimarca

Il fermento musicale è evidente sopratutto nelle città. La maggior parte dei locali offre musica dal vivo, e il pubblico di tutte le età, con la consueta birra in mano, sta li ad ascoltare e fissare chi si esibisce.

Ed ascoltano.

I danesi hanno una stagione di festival infinita (ne ho contati una cinquantina l’anno scorso!) a cui si aggiungono le grandi rassegne come il favoloso Copenhagen Jazz Festival (di cui vi parlerò a tempo debito), Northside e Roskilde Festival. Anche d’inverno, quando i tendoni dei festival sono ammucchiati in qualche capannone per evitare la pioggia, le arene, i locali e piccoli pub sono vivi e vegeti. E non ci si imbatte quasi mai nelle solite cover band che scimmiottano i grandi successi del passato. Quello che si propone è musica originale, di ogni genere, etnia e fantasia.

C’è una cosa degli scandinavi che ammiro e che mi disturba allo stesso tempo: sono talmente cordiali e permissivi che nessuno ti dirà mai “la tua musica fa cagare”; come risultato i musicisti ottengono spazio per suonare le cose piu improbabili, nel bene o nel male. Questa apertura fa si che il vivaio sia stimolato, i concerti all’ordine del giorno, e ogni tanto, tra migliaia di gruppetti, per forza di cose, nasca fuori qualcosa di davvero valido. Inizio questa piccola rubrica per suggerirvi dei progetti musicali più o meno affermati da queste parti che vale la pena di ascoltare.

The Minds Of 99

The Minds of 99 sono una band danese fondata nel 2012 da sei amici che si sono fatti notare vincendo il premio DR’s Karriekanonen nel 2013 (DR é la Danish Broadcasting Corporation, compagnia di radio e televisione governativa danese). Il loro sound si basa sul post-punk ed é caratterizzato da evidenti influenze anni ’80 prendendo spunto da band come The Cure, Joy Division, New Order.

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Spaziando da melodie più Pop e digressioni elettroniche che sfiorano il dub e la drum’n bass, il loro modo di interpretare quell’epoca ha un taglio più attuale e non ricade negli sterotipi tipici del genere. Il carisma del cantante Niels Brandt è innegabile e l’affiatamento dei membri è percepibile da come gestiscono il palco, sicuri e coesi. Li vidi dal vivo in un festival nel Nord di Zealand (l’isola che comprende la capitale Copenhagen) e la loro performance,  sotto luci e proiezioni ben architettate, contornata da una energica interpretazione degna di band piu affermate, mi ha convinto molto.

Infatti l’anno successivo sono stati selezionati (vincendo un premio per la miglior apertura) per dare il via al Roskilde Festival (uno dei festival piu grandi d’Europa) sul prestigioso orange stage. Cantano in Danese (purtroppo), ma sono sicuramente una band che vale la pena ascoltare o andare a vedere dal vivo nel caso capitassero in Italia.

Disco consigliato: The Minds of 99 (2014, SONY music)

Papir

Papir (carta, in Danese) é il nome di una band nata in Danimarca a Copenhagen qualche anno fa da tre giovani e ispirati musicisti che hanno perfezionato il loro stile dapprima in band con nomi diversi per poi approdare a questo progetto, un mix convincente di rock psichedelico e post-rock.

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I grooves ipnotici del batterista Christoffer Brøchmanns vengono scolpiti dai riff a volte acidi, a volte melodici del chitarrista Nicklas Sørensens che attinge a piene mani dal migliore e raffinato rock psichedelico degli anni ‘60/’70. A completare il magico quadro, il bassista Christian Becher Clausen riempie il loro sound di maglie melodiche pulsanti e sognanti. C’é di mezzo il kraut-rock, le atmosphere eteree del post-rock nordico, la freschezza delle dinamiche curate con magistrale cura, i riffs potenti che ti rimbombano in testa.

Ed é nei LIVE che danno il meglio di loro, suonando il loro rock strumentale quasi al buio, con le loro sagome deformate dal gioco di luci, con poche pause, in un lungo viaggio sonico che a volte raschia il silenzio, a volte esplode energico e melodrammatico. Hanno appena rilasciato il loro nuovo disco V (2017, Stickman Records), lasciando la loro precedente etichetta (El Paraiso Records) con cui hanno rilasciato i loro precedenti 4 dischi. Da ascoltare assolutamente.

Disco consigliato: IIII (2014, El Paraiso Records)