Live Report, Review

|Live Report + Intervista| DubFX al Monk Club, Roma

CSI magazine e l’imponderabile. Ovvero di quella volta che abbiamo sfidato DubFX a biliardino.

In un venerdì sera qualunque arriviamo al Monk Club in anticipo (già qui siamo sull’imponderabile), belli carichi per la serata che sta per iniziare: seconda tappa italiana di DubFX live con band al seguito e Mr. Woodnote, sassofonista dal chiaro talento, che con lui ha prodotto – fra gli altri – Love Someone.

Il locale è ancora abbastanza vuoto e troviamo il tempo di scambiare quattro chiacchiere con i musicisti. Vlad “KayaDub” Costabile, il dub master che segue il tour europeo, ci racconta di una serie di date andate molto bene, un grande ritorno dal pubblico: Austria, Germania, Olanda, Francia, Gran Bretagna. Sono appena arrivati dal Bunker di Torino e continueranno a battere lo Stivale per un’altra settimana. Il Monk Club è una seconda casa e sono ben felici di essere qui questa sera.

Quando salutiamo DubFX, al secolo Benjamin Stanford, ci troviamo di fronte a un bivio, o meglio a un biliardino. Perché non rompere il ghiaccio attraverso un po’ di sana competizione agonistica?

Ai blocchi abbiamo DubFX contro CSI magazine, io e Benjamin alle rispettive posizioni di difesa e porta. Una pallina una domanda.

Si inizia.

Ci parla del tour, delle date di Manchester, Londra e Brighton, andate molto bene.

Goal. CSI 1 – DubFX 0.

“Come va con la band? Negli ultimi tempi eravamo abituati a vederti da solo sul palco”.  Domanda di rito, risposta non necessariamente scontata.

Ci racconta del feeling con i ragazzi che suonano con lui, con cui suonava ben prima della sua fama mondiale. L’impressione è veramente quella di un gruppo di amici che girano l’Europa in furgone suonando nei migliori locali del continente, senza perdere mai l’autenticità e il divertimento nel farlo.

Partono due o tre goal in velocità. CSI magazine 3 – DubFX 1.

Abbiamo stabilito il limite delle sei palline.

“Cosa ti ispira in questo momento?”

Niente, Benjamin non risponde. I goal continuano. Si fa ripetere la domanda, ma è chiaro che non è il tema a confonderlo, quanto la competizione che freme nell’aria.

Ahimè, per lui, la partita finisce con una sonora vittoria della squadra di CSI magazine. Ahimè, per noi, non abbiamo finito le domande in tempo.

Ringraziamo, pronti a rivederci dentro, in un altro faccia a faccia, ma questa volta da prospettive diverse.

“No no, fammi altre domande, facciamo la rivincita”.

Insomma: quella volta che un biliardino ci salvò l’intervista.

Una seconda manche finita in parità, il tempo per parlare del lato spirituale che contraddistingue i suoi live e la sua vita, l’espressione di energie positive che poi ritornano ad illuminare le tue scelte. Parliamo anche del nuovo album in cantiere, dopo l’esperienza dei 12 dubplates girati in Jamaica insieme a tanti artisti di talento, e farci promettere che sentiremo qualche singolo inedito nel corso della serata.

Il concerto è davvero un susseguirsi di sorprese: gli inediti sono tanti (fra tutti ricordatevi di ‘Blessings’, vi assicuro che non deluderà). Mr. Woodnote ci incanta: sassofonista, produttore, compositore, improvvisa dal vivo su brani noti e meno noti di DubFX, assicurando loro un suono tondo e caldo che ben si adatta a un live al chiuso.

Il pubblico, così come le note di Mr. Woodnote, è caldissimo. Note molto più reggae del solito, sulle quali si balla, si suda e si assiste a quel miracolo che non è da tutti: che siano brani super noti o che siano pezzi sconosciuti, l’attenzione non cala mai. Anzi. Su ‘Fake paradise’ e ‘Fly with me’ la gente è in visibilio. Noi pure.

Un live prezioso, che conferma ancora una volta la statura professionale (e umana) di DubFX.

Non deludi mai.

 

Ah, la volete sapere qual’era la risposta alla domanda di cui sopra? La figlia.

di Veronica Boggini foto Davide Canali