Se siete di Milano, probabilmente vi sarà capitato di sentirlo suonare. Ogni tanto sbucava, nei modi più improbabili, come apertura a Stu Larsen al Carroponte, e poi un’altra volta a Lewis Watson al Biko.

Capelli scompigliati, un’aria da ragazzino innocente, chitarra acustica, e tutti i presupposti, a cominciare dal contesto, per sembrare il tipico cantautore folk, delicato e composto. Peccato che George Herald, nome d’arte di Giorgio Siciliano, abbia un’innegabile attitudine punk, distruttiva e sofferente, che lo rende unico nel suo genere.

Ne abbiamo parlato con lui.

Come mai questo passaggio dall’inglese all’italiano?

George Herald : Una volta stavo suonando in un Irish Pub a Bergamo. Ero in piedi su di uno sgabello in mezzo al locale e al tavolo affianco c’erano seduti degli irlandesi. Quando ho capito che neanche loro capivano cosa stessi cantando, ho deciso che era arrivato il momento di farsi capire.

Tutto sommato l’italiano è una bella lingua, mi piace molto.

Il tuo è un folk urlato. Potresti coniare un nuovo genere: il folk-punk.

George Herald : Ho sempre ascoltato Punk. La gente che urla mi piace davvero tanto, la trovo molto sincera.

Forse è per questo che lo faccio anche io. La cosa che dico di essere un cantante folk forse è più un gioco che altro, non so benissimo che genere di musica faccio. I Bright Eyes facevano una cosa simile alla mia, voglio molto bene a Conor Oberst.

George Herald

Urlare “Io sono fragile” è un ossimoro?

George Herald : Non l’ho mai pensato come un ossimoro a dire la verità. E’ qualcosa che mi viene naturale. Forse perchè odio essere fragile e odio quando le persone intorno a me si sentono fragili, e quando odio non so fare altro che urlare. Magari è anche solo per dire “ehi, questa roba mi fa male e voglio che tu lo sappia”.

Di cosa parla “Viale Matteotti”? É autobiografica?

George Herald : Si, è assolutamente una canzone autobiografica. Viale Matteotti è la via principale del mio paese, Vaprio d’Adda. E’ una delle vie che si percorrono per andare al fiume. In questa via ci sono tre bar, un’osteria, una pizzeria, un fioraio e un mini market dove prendevamo il vino da bere al fiume.

Ho passato le mie estati all’Adda dai quattordici ai diciotto anni. Il Fiume era un posto magico per tutti noi, dove succedevano robe fantastiche e percorrere Viale Matteotti era un po’ come tornare alla realtà.

 

Le tue canzoni sono autobiografiche?

George Herald : Si. Purtoppo non so parlare di altro al di fuori di me.

Dedicheresti un brano ad altre zone di Milano?

George Herald : Proprio ieri stavo scrivendo una canzone sul Bar Bah, zona Isola. Ci sono stato l’altra sera e ho fatto una figura di merda perchè mi è caduto il Gin Tonic per terra.

Cos’è Milano per te?

George Herald : Milano è stata la prima città che mi ha fatto sentire piccolo. Venendo da un paesino di provincia di poche anime, ti abitui a sentirti più grande e importante di quello che sei.

L’impatto con la grande città ha completamente distrutto questa mia visione del mondo. Devo ammettere però che mi piace un botto, il sentirmi piccolo mi mette tranquillità.

E Berlino?

George Herald : Berlino è la città che urla per eccellenza. Ci sono dei posti pazzeschi e tutto trasudata una storia che tutt’ora grida ancora l’odio, la paura e la violenza che ci sono stati nel novecento.

E poi i locali, la techno, i Kiosk, lo Zoo le porte della metro che si chiudono ed è una traccia di Paul Kalkbrenner. E’ bellissima.

Il video di “Berlino” è stato realizzato realizzato dal bassista dei Malkovic.
Come sei entrato in contatto con loro?

George Herald : Conoscevo il cantante da un sacco di tempo. Una volta dovevamo andare al concerto dei Babyshambles insieme ma Pete Doherty non si è presentato perchè aveva perso il volo da non so dove.

Il disco l’abbiamo registrato nella cantina del bassista, Fabio. Lui fa dei video pazzeschi tipo Lipsia de La Macchina di Von Neumann, Gnavi dei Malkovic e Godel dei Majno.

Gli ho chiesto di farmi il video per Berlino e lui si è caricato molto, gli ho lasciato carta bianca ed è uscito una figata.

Cosa vuoi fare da grande? Sei sulla strada giusta?

George Herald : Laurearmi, ma non sono proprio sulla strada giusta diciamo.

E dopo l’EP “Per tutto ciò che vale”?

George Herald : Un album spero, con una band magari. Poi tanti concerti e altre robe da scrivere.

Perchè “pubertà” con la P minuscola?

George Herald : Per un semplice fatto estetico. mi piace anche mettere il punto alla fine del titolo, fa molto Lo-Fi e mi diverte un sacco.

“La paura di cadere mi faceva così ridere”, cosa significa?

George Herald : Via XXV aprile a Vaprio d’Adda è una discesa ripida che porta la ponte di Canonica.A volte quando andavamo a fare il bagno la percorrevamo in bicicletta. Tutti i miei amici avevano le BMX con i tubi sulle ruote davanti, io ci stavo in piedi e quasi sempre avevo la sensazione di cadere sull’asfalto.

A quei tempi mi faceva un sacco ridere questo rischio, cantavamo Summer di Calvin Harris.

La domanda che non ti ho fatto ma che avrei dovuto?

George Herald : Ti va se ci rifacciamo due chiacchere più avanti?

di Smoking Area

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