E’ sabato sera ed il Locomotiv di Bologna accoglie un grande ritorno, quello dei Giardini di Mirò, che presentano il loro ultimo album uscito a fine 2018 e che al suo interno vede tante collaborazioni (per citarne solo alcune: Adele Nigro, Daniel O’ Sullivan, Laura Loriga).

Dopo averli visti l’ultima volta nel 2016 al Covo club con un riscontro molto positivo, decido di non mancare a questo appuntamento.

Si parte alle 22.00 in punto con “Different Times” in luci soffuse ed intermittenti ed un’oscurità Lynchiane, con un contrasto tranquillità/rumore ed una combinazione di suoni e chitarre distorte che ricorda tantissimo gli “Explosions In the Sky”.

Quello dei Giardini di Mirò è a tratti un post-rock di qualità che nel contesto musicale italiano è difficile da rintracciare.

Poi ecco le parole, che fanno la loro prima comparsa: “Hold on” conserva un po’ più di classic rock ed incanta col suo potentissimo binomio sax-tromba.

Il palco, arredato con 6 lampade giganti che si illuminano a mo’ di flash e ricordano un set cinematografico, è popolato da sette musicisti e sembra essere loro stretto.

Tutto il live lascia una sensazione di dinamicità ed un senso di continua evoluzione: da una canzone all’altra i fiati si sostituiscono al violino o alla chitarra, il sax appare e scompare, i batteristi diventano due, i cantanti si trovano ai lati opposti del palco.

Sembra un quadro interattivo.

L’emozione e la nostalgia del pubblico si fanno sentire quando in successione suonano dai primi album “Broken by” ,“Pearl Harbor” ed una “Pet Life Saver” molto romantica, con un violino finale che spezza il cuore.

“Pity the Nation”, che nella versione su disco ha il backing vocal della meravigliosa Laura Loriga dei Mimes of Wine, è uno dei brani che più mi sorprende dal vivo: un progressivo delirio di tamburi martellanti, percussioni e fiati che sul finale sfumano e lasciano gli ultimi secondi al sax di Gaetano Santoro che diventa protagonista.

Durante tutto il concerto il violino di Emanuele Reverberi gioca a diventare all’occorrenza percussione e persino chitarra.

“La tappa di Bologna è sempre importante ed è fondamentale per noi non ciccarla” dice emozionato Jukka Reverberi, voce della band insieme a Corrado Nuccini.

Il bis prevede il trittico “Don’t Lie” (che a mio parere senza la voce di Adele perde molto), durante il quale i miei occhi si incrociano con quelli sognanti del violinista, “Rome” e poi il gran finale.

A chiudere il concerto sarà “A New Start (For Swinging Shoes)”, pezzo di apertura del primo album “The rise and fall of academic drifting” ed anche il mio preferito della band.

Una sorta di ironia tra le righe, il primo che diventa ultimo.

E proprio questo pezzo, coi suoi continui cambi di dinamica, sembra rappresentare le oscillazioni della vita, sempre pronta a cambiare e a portare un nuovo inizio.
“A new start” in “different times”. 1:45 minuti da grandi.

di Giulia Rivezzi

Condividi