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|Interview| Da “Cosa ne sarà” a “Musei”, la poliedricità di Meli: un nuovo nome nel cantautorato italiano

Meli ha 21 anni e sta per pubblicare il suo primo album: uscirà per Futura dischi, già casa discografica di Cardo e I Segreti.

I singoli che l’hanno anticipato, negli ultimi mesi, sono stati inseriti in diverse playlist di Spotify: Indie Italia, Scuola Indie, Indie triste; Cerchi  è stata inserita  in Best Of Indie Italia 2019.

Ascolto l’album in anteprima con molta curiosità, sperando di sentire qualcosa di nuovo, e che si distingua, viste le premesse così positive.

Meli non ha deluso le aspettative che avevo, e mi ha colpita molto per la sua diversità.

Parlando dei singoli usciti negli ultimi mesi, se Cosa ne sarà ricorda piacevolmente il Niccolò Fabi di Capelli, Cerchi rientra senza problemi nel mood che giustifica l’inserimento di Meli in playlist come Indie Triste. Su questo sfondo così vicino al cantautorato, sia il  romano di Fabi e Silvestri, che quello attuale dell’it-pop, emerge, differenziandosi, Bye Bye, brano collocabile tra sonorità rap.

L’ultimo singolo, Musei, nasce da una frase letta per caso su Facebook, e arriva a raccontare di un amore che fatica a trovare il giusto equilibrio. L’art-work mi ha ricordato la tendenza di diversi artisti di arte contemporanea di burlare un po’ il concetto stesso di arte, per renderlo più vicino e accessibile ai suoi fruitori.

La sfaccettatura di questi singoli l’ho ritrovata anche in tutto l’album, ma non voglio spoilerare. Nell’attesa che esca, potete leggere le domande che abbiamo fatto a Meli: ci ha raccontato un po’ di cose, tra cui come è nata e sta prendendo forma la sua musica.

Mi raccomando, tenete d’occhio l’uscita dell’album!

Hai poco più di vent’anni e hai già pronto un album. Vista la tua giovane età, vorrei chiederti: come ti sei avvicinato alla musica? Quando hai capito che poteva essere la tua strada?

Diciamo che è stata una fortuna avere un fratello più grande. Da piccolino vedevo già lui suonare con la sua band nelle varie kermesse locali ed io sognavo di stare in quel palco. Così, a 7 anni circa, ho preso il basso e ho iniziato a suonare. Quello è stato il mio primo strumento, poi da solo a poco a poco ho approfondito le mie conoscenze musicali. Fino ai 16 anni, quando durante un’assemblea musicale al Liceo mi trovai costretto a cantare vista l’improvvisa febbre del cantante. Destino? Nah. Avrei trovato un altro pretesto!

Ascoltando Cerchi e Musei , ho pensato alla tua vicinanza al cantautorato. Poi, è partita Bye Bye, e mi è sembrato di sentire tutt’altro. Ho apprezzato questa poliedricità, e l’ho ritrovata anche nell’album. Sei molto giovane e penso che questo sia il momento giusto per sperimentare, anche per comprendere meglio le diverse facce della tua arte. Pensi che il tuo stile, con il tempo, si incanalerà verso una direzione precisa?

È una domanda che mi faccio spesso. Forse il corso delle cose mi porterà ad avere una personalità musicale rispetto ad un’altra, ma ad oggi amo troppe sfumature musicali diverse tra loro: passo dal farmi influenzare da Breakbot al farmi influenzare da Daniele Silvestri e così via. Cercherò di essere me stesso ed allineare più possibile il mio gusto musicale al mio progetto.

Parliamo di Musei. Vorrei partire dall’artwork: mi ha ricordato un atteggiamento desacralizzante e giocoso proprio di un certo filone di arte contemporanea. Per questo brano sei partito da una frase letta per caso su Facebook. Come ti rapporti all’arte? È giusto anche non prendersi troppo sul serio?

Vivo di arte, in tutte le sue sfumature. Abbiamo stabilito un bel rapporto. È una cosa così grande che a volte si, è divertente giocarci un po’.

Ci sono altre forme di arte, oltre alla musica, dalle quali prendi ispirazione? Il cinema, l’arte, la letteratura in qualche modo rientrano nelle tue canzoni?

Non mi va di auto definirmi un amante del cinema, tuttavia molte delle mie canzoni nascono da frasi sentite in un film o in una serie tv. Lo stesso vale per frasi che leggo nei libri. Insomma, io osservo.. poi la fantasia prende il sopravvento.

Sei stato accostato più volte al giovane Niccolò Fabi. In Musei hai nominato anche Gazzè. Ti piacerebbe una collaborazione con questi artisti? Rientrano nei tuoi ascolti?

Sarebbe un sogno incredibile, devo tanto a loro per quanto riguarda la mia formazione. Sono lusingato, ma il paragone è troppo grande da reggere. Spero di fare un percorso bello e unico, con la consapevolezza che ci sono stati artisti che mi hanno dato tanto.

Ti ho detto più volte sto male / lo sai mamma devo scappare / Catania mi piace, amo i miei amici / ma non la mia vita: sto per soffocare”. Quando hai capito che era il momento di andare via? È stata una scelta mossa dal sogno di fare musica, o pensi che saresti andato via comunque?

A me la monotonia fa stare male. Ma non nel senso che mi annoio, nel senso che proprio mi butta giù. Pesantemente. Avessi vissuto 20 anni a New York, probabilmente avrei avuto la stessa voglia di cambiare aria.

Come vivi il momento del live? Quando sei su un palco ti senti al tuo posto?

Purtroppo penso tanto quindi ho sempre la testa piena di robe. Per fortuna però il 99% delle volte l’adrenalina si prende tutto e mi sento veramente a casa.

Ti vedremo impegnato in tour dopo l’uscita dell’album?

Assolutamente sì. Ne vedrete delle belle, promesso.

di Chiara Grauso

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