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|Review| Torneremo, l’EP con cui Redh parla alla sua generazione

Si chiama Matteo Pasqualone, in arte Redh; è romano, classe 1994: il 17 maggio è uscito “Torneremo“, l’EP che l’ha lanciato nella scena musicale italiana.

Inizia a scrivere giovanissimo, principalmente per problemi di cuore; il suo EP contiene anche una traccia scritta in età adolescenziale: Claudia, che racconta dell’amore unidirezionale vissuto da una ragazza: 

Ma cosa vuoi? / Lo so che è colpa mia / Ma anche un po’ la tua / che ancora, ancora non sei andata via / è colpa di Claudia, Claudia, Claudia / lei  mi vuole incontrare / e Claudia, Claudia, Claudia dice di stare male / Claudia, Claudia, Claudia spera sempre di amare.

I sei brani che compongono l’EP presentano una scrittura di stampo malinconico, nascosta dietro suoni elettronici, che mostrano l’attenzione di Matteo verso il momento del live, dimensione forse ideale per i suoi brani.

Il tema preponderante è sicuramente quello dell’amore, ma, accanto ad esso, l’artista inserisce anche le riflessioni proprie di chi sta entrando nell’età adulta, come in Torneremo, il brano che dà il nome all’EP, inno a restare giovani:

C’è la fine e poi c’è l’inizio / c’è la notte e poi arriva il giorno / c’è un addio e poi c’è un ritorno / c’è l’inverno che ghiaccia le strade / e poi l’estate che asciuga le lacrime/ E torneremo a farci del male / e torneranno quelle serate / dove la notte non passa mai / dove la vodka non basta mai.

Così Redh si fa portavoce dei drammi che vivono tutti i ragazzi che si affacciano all’età adulta, interpretandoli con una scrittura riflessiva e suoni elettro-pop. 

Abbiamo deciso di fargli qualche domanda, per conoscerlo meglio e capire qualcosa di più sulla sua musica e la sua scrittura, attività che ha caratterizzato la vita dell’artista dalla prima adolescenza. 

Come hai affermato in precedenti interviste, hai iniziato a scrivere davvero molto presto. Se ripensi alla tua infanzia, qual è il primo ricordo che hai legato alla musica?

Credo che il mio primo ricordo legato alla musica siano i pomeriggi e le serate passate con mio padre a fare il karaoke davanti al computer con vanBasco. Ero piccolo, avrò avuto 7/8 anni, ma ricordo benissimo che cantavamo sempre Io vagabondo dei Nomadi e Ci vuole un fisico bestiale di Luca Carboni. 

“5 minuti” (inserito nelle playlist di Spotify “Viral 50 Italia” e “New Music Friday Italia”) parla di una ragazza, così come “Claudia”, anche se in modo molto diverso. Qual è il tuo rapporto con la figura femminile, in particolare nella musica?

Io ho iniziato a scrivere per necessità, per esprimere determinate cose che non riuscivo a dire a nessuno. E i primi problemi che arrivano a un ragazzo di 12/13 sono principalmente quelli con “l’approccio” con la figura femminile e con l’amore. Quindi principalmente ho imparato a scrivere di questo ma non solo.

I tuoi brani fanno venire voglia di ballare, e penso che la loro dimensione perfetta sia proprio quella del live. Tu come vivi i concerti quando sei uno spettatore? Sei uno di quelli che si dimena, o presti molta attenzione ai suoni e agli aspetti più tecnici?

Sono uno di quelli che si lascia trasportare dal concerto e dalle emozioni che ti lascia. Questo è molto importante per me: da un live devi andartene con qualcosa in più dentro ed è quello che cerco di fare io. Considero il live la parte più importante di questo “lavoro”.

L’EP si chiude con “Non mi va più”, brano che prende le vesti di una sorta di “sfogo” personale. Nei tuoi momenti no, quando sei stanco “di tenere un peso dentro e delle situazioni che diventano difficili”, cosa fai solitamente? La musica che ruolo ha in questi momenti?

Eh sì, direi che la musica ha un ruolo fondamentale in questi momenti. È la mia psicoterapeuta.

Quando hai capito che la musica sarebbe potuta diventare concretamente la strada da seguire per il tuo futuro?

Ancora non l’ho capito in realtà…

 La regia dei tuoi video è stata affidata, finora, a Valerio Desirò, e “Dormi” ha come protagonista Luca Vecchi (The Pills). Raccontaci qualcosa di più su come nascono i video delle tue canzoni: ti affidi totalmente alla regia, o provi a collaborare dando la tua interpretazione del brano?

Con Valerio c’è prima di tutto un forte rapporto di amicizia quindi tutti i video nascono da un confronto e uno scambio di idee tra noi. Comunque io mi limito a dare degli input, che poi lui li riesce a trasformare in qualcosa di concreto.

Dopo l’uscita dell’EP (il 17 maggio) sei stato impegnato in alcuni live. A cosa stai lavorando adesso? Cosa c’è in programma per i prossimi mesi?

La prossima tappa è l’Indiegeno fest in Sicilia, dove suonerò in formazione acustica. Più in generale sto scrivendo molto e sta cominciando a prendere forma quello che sarà il mio primo vero album.

Spesso per chiudere un’intervista si chiedono tre aggettivi all’artista per descriversi. Al posto degli aggettivi ti chiederei di dirci tre album, o brani, che possono aiutarci a conoscerti meglio, quelli che più hanno segnato la tua vita e il tuo modo di fare musica.

Non ho brani o album che particolarmente hanno segnato il mio modo di fare musica. Sicuramente ho un artista che a livello musicale mi ha trasmesso molto dall’adolescenza in poi e mi ha fatto spesso compagnia ed è Vasco Rossi.

di Chiara Grauso

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