Dalla scena indie di Palermo, ecco che un nuovo nome si accosta ad una delle scene più vive e attive del panorama.

Tra I Giocattoli, La Rappresentante Di Lista, ma anche i minori Pentothal e Le Formiche, Palermo ha appena sfornato anche Tarantino (non Quentin, ma Francesco), che ha esordito con Una Vita Al Var (già su Radio Deejay) e un video per la regia di Duilio Scalici (de I Giocattoli).

Ne abbiamo parlato direttamente con lui in quest’intervista!

Una Vita al Var è un racconto di provincia? In che rapporti sei con la provincia?

Una vita al Var nasce tra le strade di Palermo e i tra i personaggi che le popolano, come il Peppino di turno in qualsiasi bar in cui entri. Vivo un rapporto un po’ ambiguo con la mia città: momenti in cui vorrei soltanto evadere e momenti in cui so che non potrei vivere altrove.

Vorrei crescesse sempre più l’attenzione verso gli eventi culturali e in particolare musicali, per permettere a tutti gli artisti siciliani di avere una vetrina sempre maggiore.

Come sarebbe Tarantino se fosse nato a Milano? E se si fosse trasferito a Berlino?

Non so immaginare come sarei se fossi nato a Milano o se vivessi a Berlino. Di sicuro, Palermo ha influenzato tanto non solo la mia persona ma anche la mia musica.

I miei testi sono intrisi del sapore della mia città, non so come sarebbero se non fossi nato qui.

Il video di Una vita Al Var è diretto da Duilio Scalici de I Giocattoli. Come siete entrati in contatto? Ci racconti il significato del video e come è stato girarlo?

Ho conosciuto Duilio proprio partendo dall’apprezzamento dei suoi lavori sia musicali che come video-maker. E’ stato stupefacente nel cogliere il senso profondo del brano.

Nel video, si mette in scena la difficoltà continua della vita, sempre pronta a prenderti a pugni come un pugile sul ring e l’unica cosa che riesci a fare è restare inerme come un portiere fermo al centro della porta e bersagliato da mille palloni.

C’è anche l’isolamento provocato dal vivere una situazione difficile, che ti fa sentire come in una bolla sia quando sei in mezzo alla gente sia in momenti privati, come quelli che puoi trascorrere con la persona che ami.

 

Ma un featuring con I Giocattoli? Come suonerebbe?

Spero di si, mi piacerebbe molto. Penso sia bello poter collaborare con artisti della tua stessa città, cercando di creare un fronte unito e compatto contro tutte le avversità che si presentano, soprattutto all’inizio, in questo mestiere non sempre facile.

Com’è successo che a Palermo sembra che vi siate messi tutti a fare indie?

In realtà, c’è sempre stato; probabilmente, in questo momento storico, c’è una maggiore attenzione da parte delle nuove generazioni, non solo verso sonorità internazionali ma anche nei confronti di un repertorio prettamente italiano.

Tarantino ma non tu, l’altro. Quentin Tarantino. Insomma, è un cognome importante. Ti piace Quentin Tarantino, c’è la possibilità che la tua musica abbia qualche connessione con lui? (Non so, il prossimo singolo potrebbe chiamarsi Pulp Fiction e sarebbe molto divertente…)

Adoro tutti i suoi film, anche se effettivamente non so come e se possa avermi influenzato. A volte le influenze si insinuano tacite nella tua mente e senza che te ne accorgi hanno già cambiato una parte di te.

Sicuramente apprezzo molto il suo modo di caratterizzare nei minimi dettagli i suoi personaggi che, proprio perché a volte sfiorano l’assurdo, risultano più veritieri che mai. Mette a nudo pregi e difetti, un po’ come cerco di fare con me stesso.

Qual è la tua formazione musicale? Qualche influenza musicale che non ci aspettiamo?

Sicuramente, nella mia musica, gioca un ruolo fondamentale il cantautorato classico italiano, in particolare artisti come Battisti, Rino Gaetano e Niccolò Fabi.

Dopo essermi immerso per tanti anni nel mondo del rock internazionale, ho sentito l’esigenza di tornare a casa, riscoprire le mie radici, ascoltare la musica che è impressa nel DNA di noi italiani.

Grande importanza hanno avuto anche artisti della scena internazionale, come Jack Johnson e i Kings Of Convenience per la delicatezza e la semplicità delle loro sonorità, che sono allo stesso tempo di grande impatto.

Cosa c’è nel futuro di Tarantino, cosa dobbiamo aspettarci dal tuo progetto?

Attualmente sto lavorando alla realizzazione del mio primo album, che spero possa vedere la luce entro la fine di quest’anno.

Poi ovviamente tanti concerti, perché per me resta fondamentale il contatto con le persone e il potere condividere con loro la mia musica in un reciproco scambio di emozioni, che ti regala l’energia e l’ispirazione per continuare a comporre nuovi brani.

La domanda che non c’è, ma che dovrebbe esserci?

Con quale artista ti piacerebbe collaborare?  All’interno del panorama italiano, mi piacerebbe molto poter fare una collaborazione con Galeffi, un artista che, nonostante si sia affacciato da poco alla scena musicale, mi ha subito colpito per la semplicità e la dolce efficacia delle sue parole e melodie.

di Smoking Area

 

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