Back Chat

|Back Chat| Io, Layne, scatoloni e l’uso proverbiale del noi

La miseria umana, questo beffardo supplizio.

Che si nasconde alla tua vista, al tuo olfatto ma c’è. In attesa.

L’antidoto neppure l’hanno inventato, lo si vada a dire che hanno preso solo fregature quei buontemponi di Camus e Sartre. E Layne.

Ohhh Layne, ti chiederei di salvarci tu ma – Houston – abbiamo un problema.
Chi avrebbe dovuto salvare il salvatore?

  • ARTISTA: Mad Season
  • BRANO: Wake up
Play: Mad Season – Wake up

Wake up young man, it’s time to wake up
your love affair has got to go, for ten long years
for ten long years, the leaves to rake up
slow suicide’s no way to go, oh

Le crepe del muro di questa stanza accolgono ciò che esce fuori dalle casse. Un lamento straziante scandaglia quel poco d’ossigeno che rimane per via delle finestre
chiuse e cerca la via verso i miei occhi.

Io che fisso gli scatoloni che stanno qui da anni senza che li abbia mai toccati, io che ascolto queste pugnalate sofferenti in una delle voci più fameliche di dolore
che abbia mai conosciuto.

Asettico, questo volto mio. Se non fosse per il pollice e l’indice della mano destra in flebile tremore parrei un pezzo della crepa sull’intonaco.

Mi credo inattaccabile, infrangibile, imperturbabile ma non lo sono mai stato.
Alle indifferenze come vizio ho sempre abbinato una curiosità per le unicità. E per
le cose racchiuse nelle scatole.

Blue clouded gray, you’re not a crack up
dizzy and weakened by the haze
movin’ onward
so an infection not a phase, yeah-oh

Non so, forse dovrei aprirne una ma queste mani dolci si rifiutano.

Magari dovrei cambiare traccia ma queste mie mani si rifiutano anche qui. Ed è perfetto, così perfetto nel suo essere un male. Che mi pare tutto reale.

Sfioro la superficie ruvida dei cartoni, le increspature del nastro adesivo marrone,
le puntine metalliche mal aggrappate, la polvere che mi si appiccica addosso
come se piovesse malinconia.

Starnutisco.

Così svolazza per l’aria questo malessere.

Mentre Layne soffoca, muore, ansima, è già morto, mi chiama a sé, mi ricorda di non mollare, mi dice che dovrei aprire gli occhi e sfondare col coltellino questi stupidi contenitori.

Che sono come il cuore, in fondo, soltanto più pesanti e pieni, ma solo a volte.

Pieni di cagate, del passato, di ricordi con l’asma che balbettano, li guarderesti
e a fatica sanno ancora stare in piedi e raccontarsi.

Ma poi pieni di chi lo sa cosa, davvero non lo immagino. Pieni della mia Bologna, per certo, di questo ne son sicuro.

Pieni di qualcosa che un tempo avrei decorato con l’articolo noi che diventa
buffo nel suo essere solo temporaneo, a braccetto dei secondi che vi dedichiamo.

Una clessidra fra le corde vocali, le sue, e la mia testa, e gli occhi spessi chiusi.
Io non ho il coraggio, Layne, non ho il coraggio.

E se rinchiuso ci fossi io, non oserei accostarvi minimamente la parola mio, no!

E suo, figuriamoci. Non ce la faccio Layne.

Aprili, aprili Fra. APRILI.
Gli occhi.

Wake up young man
wake up, wake up, wake up
wake up, wake up, wake up

Ma poi è un sorriso quello in primo piano davanti gli scatoloni chiusi? O una cicatrice? Shhhhh, Layne. Aprili tu, per me. Gli scatoloni.

di Francesco Trocchia

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