Live Report

|Live Report| Josephine Foster ammalia l’Angelo Mai

La passione di Joan Baez, l’eleganza di June Carter e un approccio indie alla Cat Power.

È questo quello che abbiamo visto venerdì sera all’Angelo Mai di Roma. Sul (non) palco c’era Josephine Foster che presentava il nuovo album “Faithful Fairy Harmony”.

Con un filo di voce che disegna melodie in aria, la Foster suona l’autoharp con una maestria degna della The Carter Family, la chitarra acustica con incursioni di armonica a bocca e poi il piano: le sue dita scivolavano sui tasti con la grazia di una ballerina di danza del ventre.

La scena è ridotta all’essenziale: per l’occasione l’Angelo Mai ha allestito il palco tra il pubblico creando un’intimità assoluto tra questo e l’artista esaltandone così il talento compositivo intimista e minimale.

“Faithful Fairy Harmony” è l’undicesimo disco in studio di quest’artista pubblicato a novembre con la Fire Records. Si tratta di uno dei lavori più ispirati di sempre di Josephine: registrato nel Bomb Shelter Studio di Nashville, vede la Foster impegnarsi non solo con voce, chitarra, piano e autoharp ma anche con arpa e organo.

Collaborano inoltre al disco il fido Victor Herrero alle chitarre, Gyða Valtýsdóttir al violoncello, Chris Scruggs alla lap-steel guitar e Jon Estes al basso.

La Foster ha dimostrato di essere un Folksinger con la F maiuscola e ha incantato il pubblico dalla prima all’ultima nota in una serata speciale tanto romantica quanto commovente.

Sebbene la musica folk in Europa non sia all’ordine del giorno, Josephine ha tutte le carte in regola per imporre la sua musica e questo genere nel mainstream. Per questo mi ha fatto pensare molto a Cat Power.

 

Prima di lasciarvi alle foto di Davide, mi preme evidenziare il coraggio della direzione artistica dell’Angelo Mai: ospitare un’artista del genere non è assolutamente scontato nella scena romana di oggi.

Di Damiano Sabuzi Giuliani Foto Davide Canali

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