E’ venerdì sera, finalmente, il momento in cui gran parte della gente aspetta per potersi svagare dopo una settimana di lavoro sfiancante. Io però ho finito di lavorare alle nove, devo ancora cenare e vorrei solo infilarmi nel mio stupido pigiama coi panda, piazzarmi su Netflix e crollare poco dopo sul divano. Però so anche che c’è un concertino interessante a Milano, stasera.

Suonano i Cara Calma, band che ho sentito nominare più volte e di cui ho apprezzato molto l’album d’esordio “Sulle punte per sembrare grandi”, che può tra l’altro fregiarsi della produzione del batterista degli Zen Circus, Karim Qqru, oltre ad una serie di collaborazioni tra cui spicca il nome di Nicola Manzan, aka Bologna Violenta.
“Per la musica”, mi dico, cercando di non cedere al dolce richiamo dei panda sul mio stupido pigiama. E allora via, mi metto in macchina e parto assonnata alla volta di Milano.

Arrivo al Circolo Ohibò, con largo anticipo stavolta. C’è poca, pochissima gente e il contrasto con il locale affollatissimo a due passi da qui mi fa sorridere. Sono tempi duri per la musica… ma è anche molto presto, in fondo. All’interno del delizioso locale tanto amato dai più appassionati, c’è un’atmosfera familiare, gente che sorseggia la sua birra sul sottofondo dei Foo Fighters. Al tavolo da biliardo ci sono i ragazzi di Cara Calma, ma so che suonerà qualcun altro prima di loro, il “power trio” Gecofish.

Visto che la situazione sembra ancora in stallo, esco nel giardinetto e mi siedo sotto uno dei melograni a bere la mia birra. Intanto sta arrivando un po’ di gente, alcuni sembrano affezionatissimi del locale, altri sono un po’ spaesati e non sanno bene dove sia l’entrata.

Ci sono ragazzi giovanissimi e questa cosa non può che farmi piacere: è bello vedere che nonostante il tripudio di aperitivi sui navigli, di discoteche, di locali esclusivi quanto banali, c’è ancora una buona parte di giovani che va controtendenza e si muove solo per lei, la musica.

Quando penso che ormai il sonno avrà la meglio sulla mia dignità ecco che sento rumoreggiare all’interno del locale, i Gecofish hanno dato il via alle danze.

Gecofish

Mi sembrano poco più che ventenni, ma magari mi sbaglio, e sicuramente mi danno da subito l’idea di essere molto affiatati. I brani sono scritti in italiano e hanno una potenza sicuramente degna di nota, connotati da un punk-rock che sfocia nel pop e convince da subito il pubblico. Il cantante-bassista fa da traino con le sue battute e la sua simpatia, cosa che contrasta un po’ con la timidezza del magrissimo chitarrista che è per lo più intento a suonare.

Una delle cose che mi colpisce di più è la bravura del batterista, che picchia come se stesse suonando thrash (tra le altre cose non posso fare a meno di pensare che assomigli a Luigi dei The Pills) e tira dritto perfettamente in tutte le canzoni. Simpatico sapere, dopo qualche pezzo, che quel batterista non è un Gecofish: “Ha fatto solo una prova con noi oggi pomeriggio”, ci fa sapere il cantante, accennando a un problema di salute del loro “vero” batterista.
Sicuramente un plauso va al Luigi-batterista dunque, che suona in realtà nella band “Gli occhi degli altri”.

Un altro pezzo dei Foo Fighters scandisce la fine della prima parte del live, preparandoci all’arrivo degli headliner. A questo punto la sala è piena e non appena i ragazzi salgono sul palco si intuisce facilmente che molta della gente presente è lì perchè i Cara Calma li conosce già.

Loro iniziano il repertorio e, nella mia testa, c’è una sorta di richiamo grunge ai Ministri dei primi tempi nelle loro giacche di jeans. Per quanto sia ormai un tema un po’ ritrito, mi piace vedere una band “in divisa”.
Fin dal primo pezzo è evidente la bravura della band. Tutti i musicisti sono precisi e spigliati, forse anche troppo: si muovono da una parte all’altra del piccolo palco senza sosta, con tanto di tamponamenti del cantante-chitarrista intento ad aggredirci con la sua voce graffiante.

Cara Calma

I richiami ai Ministri mi sembrano evidenti anche nei brani di questa band, che ha preso molto spunto dalla scena alternativa italiana mettendoci ovviamente del suo. Il risultato è un rock melodico ma pestato, di quelli che piacciono a chi si è stancato delle ballad.
Fabiano, Riccardo, Cesare e Gianluca sono coesi e sanno di aver dato vita a un progetto più che valido. Questa consapevolezza non gli impedisce di sorridere con un velo di incredulità quando dal  pubblico si alzano forti i cori sui loro ritornelli. I quattro danno il massimo per tutta la durata del concerto, nonostante il caldo asfissiante che lascia tracce sulle giacche di jeans ormai zuppe.

Qualcuno gli consiglia di togliersele, a ragion veduta.

La band ha l’attitudine da stadio, anche se siamo pochi nella piccola sala dell’Ohibò, e questo mi fa pensare che abbiano le carte in regola per fare davvero tanta strada.
Il live è così piacevole che, ovviamente, sembra finire in un lampo. I Cara Calma meritano sicuramente attenzione e sono curiosa di riascoltarli su disco ora che li ho visti in azione.
Mi piacerebbe restare e scambiare quattro chiacchiere con loro, ma domattina lavoro, di nuovo.
Mentre vado verso la macchina pian piano riaffiora la stanchezza della settimana, che avevo completamente dimenticato durante la serata.
Non c’è Netflix che tenga quando l’alternativa è un concerto.

Ne vale sempre la pena per lei, la musica.

di Raffaella Carellario foto Vanessa Tomasin da + o – Pop

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