Live Report

| Live report | Walk Off The Earth, Zénith (Lille – Francia), 28.04.2018

Walk Off The Earth

Sono cinque e hanno quel giusto grado di follia che ti permette di amarli all’istante: sono i Walk Off The Earth e sabato 28 aprile a Lille ho potuto finalmente vedere dal vivo le loro “acrobazie” artistiche.

Dal mondo delle cover mi sono sempre tenuta lontana per una scelta personale. Preferisco sempre ascoltare musica originale. Esistono però alcune eccezioni e i Walk Off The Earth sono una di queste. Perché le loro non sono semplici cover: sono veri e propri riassetti strutturali e visivi. Dico visivi perché il semplice ascoltare la loro musica è riduttivo: bisogna vederli. Che si tratti di un video o, ancora meglio, di un concerto non importa. Purché si decida di guardare le prodezze che compiono, uno spettacolo per occhi e orecchie.

La prima volta che ho ascoltato un pezzo dei Walk Off The Earth era il 2012 e per caso vidi la loro cover del tormentone di GotyeSomebody that I used to know“. Cinque persone su un’unica chitarra a simulare tutti gli strumenti presenti nel singolo. Ho cominciato a seguirli, ogni video era un’esibizione sempre diversa e formidabile. E perciò, non appena per strada un mese fa mi sono imbattuta nel manifesto del loro concerto, ho subito colto l’occasione.

Il giorno è giunto, lo Zénith è quasi pieno e alle 20:00 puntuali – che il Nord del mondo sia benedetto per questo – inizia il concerto.

 
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Darenots

Aprono i battenti i connazionali Darenots, esplosivi e coloratissimi dentro e fuori. Da Toronto portano il loro mash up di raggae, hip hop, pop .

Vengono accolti con grande plauso del pubblico. Un ninja irrompe sul palco, quasi a fungere da trait d’union con l’esibizione a seguire: un segno che di lì a poco si cederà il passo alla bizzarria.

Scoccano le 21:30 e Sarah, Gianni, Taylor, Joel e Marshall compaiono tutti stretti al centro del palco intenti a manovrare dei tubi colorati. Questi sono solo alcuni dei molteplici oggetti che popolano il palco insieme a strumenti di vario genere come kazoo, tastiere, theremin, trombe e molti altri ancora. Sono tutti rigorosamente polistrumentisti e durante lo show non fanno che dimostrarlo suonando tutti uno strumento diverso a turno. Ma non solo. Come nei video, utilizzano ogni arto libero a disposizione per suonare contemporaneamente qualcos’altro. Oppure li vedi lanciarsi chitarre, ukulele con una precisione da rugbisti, continuando a suonare senza perdere l’attacco. Per tutto il concerto non ho fatto altro che pensare a quanto allenamento deve esserci dietro e quanta concentrazione devono avere. 

Walk Off The Earth

Walk Off The Earth

Scorrono i minuti e tutto il repertorio delle classiche cover come “Royals” di Lorde a “Hey Ya! degli Outkast, passando anche per “Hello” di Adele, viene sciorinato al meglio delle loro potenzialità. Ma i ragazzi hanno anche prodotto loro pezzi originali nel tempo, molto pop e orecchiabili come i brani dei quali fanno le cover. “Nomad“, “Hold On” e quello più atteso dal pubblico “Sing It All Away“, non sono esattamente il mio genere musicale tanto quanto non lo sono le cover proposte.

Ed è proprio qui che, almeno per quanto mi riguarda, sta la bravura dei Walk Off The Earth: mettere la pop music sotto un’altra luce, smembrarla per poi ricomporla e renderla interessante anche agli orecchi più schizzinosi ed esigenti.

Ma, ribadisco, è un lavoro che, a mio avviso, si nota per lo più quando si ha modo di vedere cosa combinano i cinque di Burlington, che dal vivo si sono superati.

A quel punto i video sono nulla a confronto di quello che accadeva sul palco in quel momento. Vedere anche parte dello staff tecnico – 18 in tutto secondo quanto riferito da Sarah – impegnato a essere parte integrante dello show, non è stato solo esilarante, ma anche interessante dal punto di vista umano.

Perché non solo l’affiatamento è tangibile tra i cinque, ma è un qualcosa che vale per tutta la crew. Una sintonia tra tutto l’equipaggio presente che non mi era mai capitato di vedere.

E quando succedono cose del genere sono sempre felice di essere andata oltre il pregiudizio. Ecco perché mi viene da ringraziare la verve canadese dei Walk Off The Earth per avermi mostrato il lato “buono” della musica pop.

 

 

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