Live Report

|Live Report| McKenzie, la data 0 di “Falena” – Lamezia Terme

Il 23 dicembre, appena arrivata in città, mi attendono famiglia, tanti amici ed una grande sorpresa, la data zero del tour dei McKenzie che non posso fare a meno di raccontare.

Apertura di serata perfetta con i Carcaño, super band di Reggio Calabria, che in luci verdi ci fa viaggiare su sonorità stoner, che più stoner non si può.


Volendo fare un accostamento musicale, molti sono i passaggi che ricordano le chitarre ed il groove dei Queens of the Stone Age, seppur con linea vocale meno melodica.
Decisamente una bella scoperta.

La sala inizia a riempirsi di rumore, di suono e di gente, mi dico che con questa premessa non può che continuare alla grande, ed infatti le mie aspettative non verranno deluse.

E’ arrivato il momento: salgono sul palco tre personaggi strani, in total black e baffi, forse sono gli aiutanti dark di Babbo Natale.
I McKenzie, Renato Failla (voce), Luca Vittorino (basso e cori) e Francesco D’amico (batteria) ci presentano il loro primo album, “Falena”, registrato ben due anni fa ma fresco fresco d’uscita per Black Candy Records.

Appena qualche mese addietro hanno aperto concerti a band del calibro di “A Perfect Circle”, Bad Religion e Corrosion of Conformity ma, dal momento che tradizionalmente il Natale si passa in famiglia, i tre scelgono di ripartire dalle radici, dalla loro città natale per farla godere del loro ultimo lavoro.


Renato e gruppo appaiono emozionati di poter suonare lì, davanti al numeroso pubblico che riempie la sala di una suggestiva location, il chiostro di San Domenico a Lamezia Terme.

Il clima è perfetto, i volti sono familiari. Si parte subito con cattiveria da “500 giorni in fiele”, del primo EP: “Forse dovevamo dare i tappi all’ingresso” dice Renato, quasi come fosse un preavviso del rumore avvenente.

Si prosegue con due brani tratti dall’ultimo album, “Coppa e spada” e “Come se”, con una strofa finale senza strumenti particolarmente di impatto: “Come se vivessimo, come se brillassimo, come se morissimo”.

Il concerto va a crescere, arriva “Sergio”, primo singolo tratto da “Falena”.
E’ il punto di svolta del live: il trio cambia volto, indossa delle maschere bianche che richiamano il video della canzone, prodotto da Jianapaja Filmino Productions.

Le luci si muovono a tempo, la velocità aumenta, ci sentiamo un po’ tutti Sergio.

E poi il pezzo più puro, nostalgico oserei dire, “L’ultimo giro” che parte con una melodia e dei tamburi che ti entrano in testa e nel cuore, un verso che quasi ti uccide (“Le distanze, le mancanze, non perdonano, né riparano”), esplode in un ritornello crudo, si spezza improvvisamente con un ritmato affascinante ricco di suspence e ritorna nuovamente alla sua dinamica, chiudendosi con una dose di rabbia ed un gridato “Riderai di te”, che fa sorridere amaramente.

Renato ripercorre dall’ inizio con grande orgoglio e umiltà la storia della band, raccontando del primo EP, l’omonimo “Mckenzie”, uscito per la Lumaca Dischi nel 2016 e del successo di “Fenice” recensito molto positivamente anche nella sezione musicale della rivista “Internazionale”.

Si continua con il secondo singolo in uscita, “Lupus in fabula”, pezzo mancante del puzzle iniziato con “Sergio”.

Neanche un attimo di noia, tutto è forte, deciso: il sound, i testi taglienti che tirano fuori sentimenti accantonati nella nostra parte più nascosta, scatenando energia e la voglia di buttarla fuori con un pogo o di sfogarla gridando.

 

Gli ultimi due pezzi saranno “Negli occhi il gesto” e il rock più pacato di “10 gradi”, più o meno la temperatura che c’è all’esterno.

Grandi applausi, grande soddisfazione per un live che si è mangiato il tempo, che è scorso velocemente ma ha ringiovanito i volti dei presenti.
Mckenzie is in town e io ne sono orgogliosa.

di Giulia Rivezzi foto Matteo Branca

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