Nic Cester & The Milano Elettrica è un’alcova a cui dovrebbe bramare la partecipazione qualunque aspirante musicista.

Che fortuna avere Nic Cester in Italia, e che fortuna che Nic abbia la band tra le migliori tre in Italia ( in cima a pari merito con i Calibro 35).

Di Sugar Rush abbiamo già detto come con disarmante semplicità ed autorevole confidenza della qualità di cui è intriso, abbia riportato al centro la musica, la struttura, la melodia.

Insomma tutto ciò che Sfera Ebbasta e fratellastri non hanno idea che esista, e che Dio non li perdoni assolutamente ma sia implacabile. 
(Grazie ai TU per l’intensa analisi in allegato)

In apertura djset nostalgico beat italiano a cura di DENTE, il perfetto viatico per quello che accade alle 22.15.

Band sul palco, vestita impeccabilmente con abito, camicia e cravatta.

Breve intro strumentale e poi ecco arrivare Nic o Nicola come affettuosamente ribattezzato ed inneggiato da parte del pubblico.

Attacco dritto, in media res, con “Strange Dreams”, dark soul e movimenti sinuosi destra/sinistra/destra.

A seguire “Eyes on the Horizon” e “Sugar Rush” ed è subito hat trick.

Il Locomotiv ancora una volta accoglie un pubblico in visibilio ed è evidente lo stupore da parte di quasi tutti che aspettavano relegati nel finale i singoloni, anche per l’avere all’attivo soltanto un disco.

“Who you think you are” passa inosservata, non per chi rimane folgorato dell’incredibile somiglianza con un brano dei Kills, la voce di Nic Cester si trasforma in quella Alison Mosshart. Un fenomeno inspiegabile, ma indagheremo.

Deprecabile il “solo moment” metà in italiano e metà in inglese, una specie di tributo a Mogol che ha infastidito chi era ormai perso nel groove e nel mood profondamente blue & blues del concerto.

Ma come tutti i brutti ricordi, ne basta uno inaspettato, l’incontro con “God Knows” nel nostro caso, a spazzare via ogni dubbio sullo stare assistendo senz’appello ad uno dei migliori concerti del 2018.

Il brano è un gospel ruvido, aspro, disperato.

Don’t blame me Jesus
Don’t lead me on, God kows I’m coming”

Un momento di umanità, empatia, il grido sincero e meraviglioso del Nicola di Oceania, il silenzio colmo di brividi nell’ondeggiare dei corpi, è un collegamento senza tempo tra l’africa in catene e le anime libere ma prigioniere di oggi.

Non c’è spazio per la bellezza, ma la bellezza ci guiderà.

Spazio agli auguri per il bravissimo e giovanissimo percussionista Daniele Pletz ed un pezzo che sa di sigla del Tenente Colombo come “Not Fooling Anyone”.

E’ già tempo di bis, con una sorpresa.

Sul palco Federico Poggi Pollini, prima sfida in un’improvvisazione Viterbini (prestazione maiuscola e riservata come sempre) e poi con il sassofono di Saverio Mammone.

L’ultimo brano, costellato di virtuosismi e poderosa virilità strumentale è stato “Walk On” brano che chiude anche il primo lavoro solista di Nic Cester.

Un pop anni ’80 che si trasforma in una frustata di rock.

Si accendono le luci e si ringrazia.

 

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