C’è stato un periodo, nella Capitale, a cavallo tra la fine degli anni Novanta e i primi duemila dove il rap e l’hip hop sembravano generi musicali perfettamente intonati alle storie di vita della Capitale.

Quelle storie tra croci e delizie, coatti, teppisti, frikkettoni, puttane, spacciatori politici e quella puzza di malavita che erano lì solo per essere raccontate dalle crew dei bianchi al suono di beat.

Ecco: venerdi scorso all’Ex Dogana è tornato in scena un po’ di quel sound tra metà anni Novanta e inizio Duemila con due esponenti dell’hip hop capitolino: Flaminio Maphia e Piotta.

Con i mondiali di calcio, però, niente può iniziare con le partite in corso. È successo anche al concerto dei Pearl Jam all’Olimpico. Quindi figurati se qualcuno si azzardava ad interrompere Belgio-Brasile per far iniziare qualsiasi altro evento.

La squadra di Martinez colpisce, riesce ad andare in vantaggio nel primo tempo con l’autorete di Fernandinho e un gran gol di De Bruyne. Contro tutti i pronostici il Brasile si ritrova a lavorare tutto il secondo tempo per recuperare l’irrecuperabile. Il destino e la bravura dei Diavoli Rossi porterà il Belgio in semifinale.

E porterà noi di nuovo con i piedi per terra, precisamente a quell’estate del 2006 quando la nazionale italiana ancora giocava ai mondiali (e magari vinceva)! E quando usciva per la BMG “Videogame” l’ultimo album in studio dei Flaminio Maphia che segna un po’ il ritorno alle loro origini (dopo una parentesi pop del gruppo) e al contempo si piazza in classifica per tutta l’estate grazie al singolo “La mia banda suona il rap” in collaborazione con Max Pezzali.

Toccherà a G-Max e a Rude MC, accompagnati da full band strumentale, scaldare il pubblico dell’ex dogana dopo la sconfitta del Brasile.

Nonostante un pubblico inizialmente freddino e poco reattivo alle battute sessiste (del resto l’hip hop è un genere poco famoso per essere gender sensitive) e doppi sensi stile film di Vanzina, piano piano la band riesce a conquistare la platea sfornando, una dopo l’altra, tutte le hit che hanno reso celebri i Flaminio. Merito anche delle basi affidate alla batteria acustica, a chitarre, basso e keyboard che attualizzano le canzoni del duo riempiendo di groove e ritmi funky il parterre dove una volta i treni si fermavano per il carico e scarico delle merci.

Con “Vamos a Playa” e “Ragazza Acidella” il pubblico è tutto dalla loro parte. Chiudono in bellezza con “Che Idea” e lasciano il palco a Tommaso Zannello aka Piotta.

Piotta cambia completamente registro. Inizia con canzoni meno famose con  un sound pulito e più delicato “come il nuovo album che uscirà tra poco” dice. Per iniziare pesca tra le canzoni tratte da La Grande Onda (2002) e in un certo senso spezza troppo il mood ballereccio creato dai Flaminio. Ma se lo può permettere: crea una set list raffinata e include bene o male tutte le hit partendo dall’ultima “Sette Vizi Capitale” colonna sonora della fortunata serie TV “Suburra”. Azzeccatissimo singolo che vede la featuring con I Muro del Canto.

Lo show di Tommaso è una lenta ma azzeccata evoluzione di contenuti ma anche di commistioni sonore: c’è il rap, la black e l’urban e le evoluzioni crossover tutto rigorosamente accompagnato dalla sua band che permette all’artista romano di sperimentare, tanto con le parole tanto con il sound e reinventarsi di tour in tour. Stavolta ha deciso di rimettere al centro un po’ di elettronica, ma questo non gli fa perdere quel sound strumentale fatto di venature funky e soul che lo ha accompagnato durante gli ultimi 2 tour precedenti.

Piotta si conferma patrimonio di Roma anche al di fuori dei confini del Raccordo anulare. A questo punto sono curiosissimo di scoprire il suo nuovo lavoro che dovrebbe essere pronto in autunno. Ma adesso lasciamolo stare, facciamogli finire il tour estivo che lo porterà in giro per l’Italia fino a fine agosto e godiamoci il primo singolo che anticipa il nuovo lavoro in studio: “Domani è un altro giorno”.

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