Venerdì scorso ci hanno invitato ad assistere ad un live contest di artisti emergenti.

Ero titubante perché di contest di artisti emergenti, a Roma, ne escono come funghi e, spesso, non portano a nulla: gli artisti rimangono nella loro nicchia, magari sperando in qualche talent show televisivo, e gli organizzatori tutt’al più si preoccupano di fare cassa sulla serata.

When the music’s over?

Tutto torna come prima, tra sogni di gloria  infranti, l’eco del feedback che ancora rimbomba nelle orecchie e il ricordo di un soundcheck fatto male.

Allora perché stavolta dovrebbe essere diverso?

Tentar non nuoce. Così arrivo al Riverside, un locale molto carino in zona Piazza Sempione dove si svolgerà la IV edizione di Rock On Parade. Lì trovo subito la giuria del contest, formata da Andrea Caovini, Elisa Rossi, MustRow e Valerio Cesari.

Andrea Caovini, tra le tante cose che fa (non ultima portare avanti il progetto musicale La MaLaStraDa), è uno degli organizzatori di Rock On Parade insieme alla sua associazione L’Urlo – Libera Associazione di Liberi Musicisti. E’ lui a spiegarmi il sistema di voto (voto della giuria + voto del pubblico con doppia preferenza) e lo spirito che sta dietro questo contest che, a partire Primo Maggio dei Castelli, è ormai diventato una realtà quasi a se stante utile a creare visibilità.  

Elisa Rossi è qui anche rappresentanza dell’app iLiveMusic ovvero un’applicazione per android e iOS molto interessante che mette in contatto domanda e offerta tra gestori del locali e chi vuole suonare dal vivo con lo stesso sistema di un social network.

Conoscevo già il cantautore MustRow che avevo giusto visto in un’esplosiva esibizione qualche settimana prima.  

Infine Valerio Cesari che, oltre a fare lo speaker radiofonico per Radio Rock, condivide con Andrea l’esperienza de L’Urlo e quindi l’organizzazione del contest.Con lui ho cercato di approfondire meglio Rock On Parade in una mini intervista. Ecco cosa ci siamo detti:

Mi spieghi lo spirito di questo contest?  Perché lo fate?

A noi serve essenzialmente per stare con le mani in pasta e renderci conto di ciò che succede. Non abbiamo altri fini se non questo. Lo trattiamo come un lavoro perché la musica va trattata come un lavoro, a tutti i livelli. Ma non pretendiamo di tirarci fuori chissà che. Lo facciamo per spirito perché è così che lavora Radio Rock: dando spazi ad artisti nuovi senza preferenza di alcun tipo. E noi ci comportiamo di conseguenza.

E’ un metodo efficace sperimentato ormai da anni. Questo contest ne segue altri che portiamo avanti, tra una cosa e l’altra, da dieci anni. Per esempio il Primo Maggio dei Castelli ha svariate edizioni alle spalle. E’ un modo per stare sul pezzo.

Ok ma di contest ce ne sono tanti in Italia e molto spesso poi nessuno porta a qualcosa né per l’organizzazione né per l’artista. Qui cosa cambia?

Tanti colleghi hanno fatto e fanno lavori encomiabili e hanno contribuito a creare delle scene fighissime e  imprescindibili, situazioni a cui è giusto che tutti ambiscano. Detto ciò, noi abbiamo un gancio immediato e diretto che è la possibilità di andare in radio ed essere ascoltati da qualche decina di migliaia di persone – se ti dice male – o anche di più perché Radio Rock è tra le prime 6 radio più ascoltate di Roma e provincia. Questa è la conseguenza più evidente di ciò che facciamo. In più poi le partnership garantiscono, in cambio del versamento di una quota di iscrizione veramente esigua, di vincere la registrazione di un singolo, il videoclip professionale dal vivo  in studio, un premio in liuteria, la partecipazione al Primo Maggio dei Castelli, l’apertura agli eventi importanti di radio rock, il mondo rock live di radio rock…..

Sicuramente è un caso che questo contest inizi poche ore dopo la fine del contest più famoso d’Italia: Sanremo. Un commento su questa 69 edizione del Festival?

L’ho visto per divertirmi. L’ho trovato noioso, forzato su certe cose. Alcune canzoni sono state anche interessanti ma questa commistione con l’indie sinceramente non mi convince perché la trovo un po’ comoda…

Non ti preoccupa che abbia un impatto così forte sulla società italiana e non solo sugli ascoltatori?

Ci sono cose in Italia che mi preoccupano più di Sanremo. Sanremo ne è il riflesso. E’  quell’abitudine a cui dovremmo cominciare a rinunciare ma che va bene un po’ a tutti in fin dei conti.

Non dovrebbe servire Sanremo per far passare la musica a livello così nazional popolare. Andrebbero creati circuiti televisivi alternativi. Però posso garantirti che, avendo parlato con esimi esponenti della musica italiana rock e non solo, il problema è che non c’è la cultura della musica dal vivo in televisione e questo forse è un argomento che andrebbe affrontato.

La prima delle 6 serate di selezione dal vivo della  quarta edizione di Rock On Parade ha visto salire sul palco Alberto Flamini, The Corradyne And Two Pieces Band, Zombies Syndicate, Trio Kaos, Alive e i vittoriosi NDM che sarà la prima band ad accedere alle semifinale.

Il 22 febbraio ci sarà la seconda  puntata del contest – sempre al Riverside Food Sounds Good, – con: Husky-Quello che suona, MazeBrain, ShEvil, Federico Proietti, I Nerone e Pain is a Dress

 foto Mattia La Torre , testi di Damiano Sabuzi 

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