Liam Gallagher: OURKID

Nei mesi precedenti è stato un duello all’ultimo disco tra Liam Gallagher e Noel Gallagher, una faida familiare fatta anche di insulti, sfottò e frecciate. Ma con sempre sullo sfondo la possibilità di un riavvicinamento.

La sfida sulla produzione musicale è stata vinta da Liam.
E’ vero, Who Built The Moon? di Noel ha sonorità più strutturate, ricerca, collaborazioni e tentativi.

Ma Liam Gallagher parla al cuore ed allo stomaco dei suoi fan, e lo fa stando fermo e disallineato davanti il microfono o semplicemente mostrando le sue gambe a fisarmonica.

Inizia così alle 21.00 il suo live padovano, preciso come solo gli inglesi sanno essere.

Un “Padòva” mancunianamente pronunciato e le chitarre di “Rock’n’roll Star” invadono ogni addensamento di atomi presente alla Kioene ArenaGran Teatro Geox: corpi, cuori, muri, birre.

E’ subito una pioggia di bionde, mentre come tergicristalli si vede volare da destra a sinistra del palco di tutto, nell’ordine: giubbotti, felpe, scarpe, guanti, persone.

La sempiterna carica del Britpop non ha una ruga, non ha una flessione, la band si avvicina molto all’interpretazione del brano, peccando in potenza e personalità.

Sia ben chiaro, non suonavano affatto piano, ma gli Oasis erano 16 volte più potenti di Little Boy.

A seguire, senza sosta, “Morning Glory”, impeccabile dritta, crea ingenuamente la speranza di vedere salire dal lato destro dello stage Noel dicendo “Andiamo a prendere a calci in culo questi impostori”.

Liam Gallagher è in una forma strepitosa, attacchi affilati, strofe ruggenti, si lascia trascinare da un pubblico incandescente e di ogni età, dato che ci lascia ben sperare negli anni di resistenza militante che ci attendono.

Si intrattiene spesso in brevi e gutturalmente manchesteriani dialoghi con i presenti e sembra trarne carica minuto dopo minuto.

“Gredy Soul” e “Wall of Glass” hanno un grande impatto, seppure rallentano i bpm.

Il messaggio è chiaro, Liam è fedele all’istinto, al colpo di cassa dritto, sembra dire ai suoi fan: “Tranquilli, io non cercherò di cambiare, sto bene con quello che sono e continuerò a farlo” tanta è la vicinanza cromatica tra i pezzi degli Oasis ed il suo nuovo progetto “As you Were”.

Parte centrale dedicata alle ballate con “For what it’s worth” a far rifiatare, prima del doppio inno “Some Might Say” e “Slide Away”.
In “Slide Away” nessuno ha preso il posto di Noel nel controcanto finale ( I don’t know / I Don’t Care / All i know is you can take me there). Un segnale di apertura, rispetto ed un invito nel gergo dei Gallagher, come a dire: io ti aspetto, il tuo posto non lo prende nessuno.

Che poi è quello che il grande saggio disse once upon a timeQuei due fratelli stanno bene solo insieme“. (B. C.)

Il finale è glorioso con “Be Here Now” che accende il delirio e “Wonderwall” che mette i brividi anche al ghiaccio formatosi pochi metri più in là.

Migliaia di persone che ripercorrono nella loro mente i momenti più difficili della loro vita, ma anche i più intensi e le storie più belle affidandoli al “nostro ragazzo”.

Il bis è sublime: “Cigarettes & Alcohol” + “Live Forever”, ma niente Bonehead per la data veneta.

La percezione è quella di un pubblico pervaso dall’ardente desiderio di riavere in attività gli Oasis per annientare le chiacchiere di chi, nella pretesa e stolta procedura d’incensare il nuovo in quanto e per quanto tale, denigra o ignora tutto ciò che non lo è.

Un movimento, per così si può definire visti gli infiniti e vari segni d’appartenenza indossati, che continua anche senza i loro leader ha difendere con le unghie e con i denti la propria identità e bellezza.

Intanto, Liam Gallagher è tornato a bordo, forse più maturo, di sicuro splendidamente Liam.

Nota critica per il Gran Teatro Geox.

Luogo costruito ad hoc per la visione dei concerti, in effetti il palco risulta visibile da ogni angolazione, perfetta la pendenza, buona l’acustica per un palazzetto.

Peccato per il guardaroba inadeguato e per l’assenza di cura e informazioni nei collegamenti.

L’assalto al taxi come fossero razioni di pane durante la guerra e nessun mezzo pubblico a disposizione richiedono un intervento immediato.

Bene, ma forse malissimo.

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