Live Report

|Live Report| The Struts all’Orion di Ciampino (Roma)

Foto di Anna Lee

Dave Grohl li ha definiti la migliore band di apertura che i Foo Fighters abbiano mai avuto. Non potevamo farceli sfuggire all’Orion di Ciampino in una delle date italiane.

Grohl è uno che di musica ci capisce parecchio e devo essere sincero: un’affermazione del genere mi ha davvero stupito. Voglio dire: gruppi del calibro di Biffy Clyro, Wolf Alice, The Kills e i Death Cab For Cutie hanno aperto ai Foo Fighters. E non dimentichiamoci che gli Struts hanno aperto anche per i Rolling Stones nel 2014.

 

Davvero niente male.

Quindi ho colto l’occasione al volo. Ero troppo curioso di vederli dal vivo.

Gli Struts nascono a Derby, nel Derbyshire, nel 2010: Luke Spiller, Adam Slack, Jed Elliott, Gethin Davies. Attivi di fatto dal 2009, hanno 2 soli album in studio: Everybody Wants (2014) e Young & Dangerous (2018). Diversi loro singoli sono utilizzati, anche in Italia, per spot commerciali.

© Foto di Anna Lee 

Lo show in effetti è stato qualcosa di esplosivo: sul palco la band capitanata da Luke Spiller è dinamite pura fin dall’inizio. Senza neanche una gruppo spalla a scaldare il pubblico, i The Struts salgono sul palco dell’Orion e incendiano subito il pubblico con una delle loro canzoni più energiche, Primadonna Like Me.

Comincia così  uno show che non avrà mai un attimo di pausa.

Ritmi incalzanti in una raffica di canzoni potenti, affabili ed estremamente godibili dal vivo. Spiller poi sa bene come conquistare il pubblico romano. Neanche alla terza canzone ed eravamo già tutti rapiti.

Ad un certo punto sul piccolo palco dell’Orion salgono i “nostri” Måneskin, per fare tutti insieme una cover dei Rolling Stones, Jumpin’ Jack Flash (nel video sopra dal minuto 3.00). Purtroppo però non sarà una bella esibizione, perché la chitarra di Thomas Raggi avrà dei problemi tecnici e si crea per qualche secondo quasi il silenzio.

Allo stesso tempo chapeau alla band uscita da X Factor Italia e soprattutto alla bassista Victoria De Angelis che prende in mano la situazione e ingaggia una breve battaglia di assoli con l’altro bassista sul palco, Jed Elliot. Alla fine anche la chitarra di Raggi resuscita e l’intramezzo The Struts+ Måneskin non sarà tutto da buttare.

© Foto di Anna Lee

I The Struts sono una band in gamba e hanno fatto una buona gavetta. I due dischi, soprattutto il secondo, sono pieni di ottime canzoni e di hits. La band inglese ha tutte le carte in tavola per essere la degna erede di gruppi del calibro dei Kinks o dei Supergrass.

Persino al livello dei Darkness, che ho visto giusto l’ultima volta nello stesso locale un paio di anni fa, soprattutto per il carisma e l’energia dimostrate durante lo show.

Insomma, sicuramente sbaglia chi li paragona ai Queen o a i Rolling Stones, i The Struts sono e saranno tutta un’altra storia, ma se il futuro del glam-rock è questo… direi che abbiamo tra le mani dei degni interpreti di questo genere.

Yes, I wanna be primadonna like you tonight!

Di Damiano Sabuzi Giuliani

© Le foto utilizzate in questo articolo sono della fotografa ufficiale del tour Young & Dangerous Anna Lee

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