A poco più di un anno dal vol.1, esce oggi L’amore e la violenza vol.2,  ottavo album in studio dei Baustelle di Montepulciano: Francesco Bianconi, Rachele Bastreghi e Claudio Brasini.

Questo volume 2 è il perfetto complementare del suo predecessore: potremmo tranquillamente immaginarceli stampati l’uno sul lato A, l’altro sul lato B del  vinile L’amore e la violenza;  e se nel vol. 1 era la violenza del nostro tempo ad essere la protagonista, quella della guerra, dei quotidiani, che riempie i telegiornali, qui è proprio il sentimento dell’amore, tradizionale e non , ad essere cantato e suonato (amore romantico, passionale, carnale, distruttivo, stupido, sbagliato). Sono le storie le protagoniste, quelle di tutti i giorni, presente passato e futuro, storie a volte banali, forse, già sentite, forse.  Ma, del resto, cosa sono le relazioni se non questo? Una serie di storie già vissute, una giostra di emozioni che periodicamente ripete il giro, cambiano i passeggeri, però.

”Si può cantare dell’amore anche senza abbassarsi al suo livello”, dice Bianconi, ed è proprio così che i Baustelle ci raccontano queste dodici “storie”: quasi sottoforma di filastrocche che fanno forse  il verso alle canzonette italiane da sole/cuore/amore,  dodici canzoni che raccontano l’amore con distacco intellettuale e con quella vaga accezione aristocratica tipica del trio toscano, che te li farebbe immaginare, seduti ad un lungo tavolo, mentre sorseggiano thè e spulciano quotidiani dì economia a caso, commentando ironicamente le vicissitudini amorose della loro alta borghesia. Il sottotitolo del disco recita “dodici nuovi pezzi facili”, definizione che non sottintende semplicità del tema trattato, che semplice non è, o pochezza dei contenuti,  bensì semplicità nella comunicazione dei testi, immediatezza e palpabilità delle emozioni che vogliono raccontare: “più pancia e meno cervello” , dice ancora Bianconi; dunque, rispetto al volume 1, meno meditazione, meno intellettualità e retorica e più sangue, sudore e pelle. Dodici “quadri” raffiguranti scene di un tempo decadente , che raccontano di tutte le situazioni, i capovolgimenti, gli sviluppi e gli accartocciamenti di una o più storie d’amore, dalla loro nascita alla loro inesorabile fine, dalle “grandi storie” alle storielle di una notte o poco più.

Il volume 2 dunque differisce abbastanza dal primo per i temi trattati, troviamo amore e solo amore, raccontato quasi sempre attraverso l’annullamento del sé: la guerra interiore che l’individuo vive ogni qual volta si trovi davanti all’amore; amore che chiede appunto l’annullamento di sé in favore dell’altro, la docilità dell’ego, in una società che, al contrario, spinge continuamente all’esaltazione dell’ego, nelle forme dell’egocentrismo, dell’egoismo e così via.  Proprio per questo l’amore qui cantato non è un amore salvifico, di redenzione , al contrario i Baustelle affermano di non credere che questo genere di amore esista.

In Veronica n.2  Bianconi canta ironicamente  “Le canzoni me le scrive il cane, nel bene e nel male, ma adesso c’è Veronica”,  Malgrado te parla di un triangolo di amori mai e mal corrisposti, con la vocina della figlia di B. che da’ l’attacco al pezzo con un “one,two,three, four”. 

L’amore negativo, poi, è uno dei pezzi più esplicativi dell’album, e ne riportiamo un estratto:

“la storia insegna che sei fatta per  me, ma ho dichiarato guerra è colpa mia. Perché l’amore è negativo, perché la pace un giorno finirà. Perché il nostro cuore è sporco e cattivo, il vero amore ci distruggerà”

Ispirata dalla lettura di “Eros in agonia” di Byung-Chul Han, nella canzone il protagonista chiede all’amante di chiamare alcuni dei personaggi peggiori della storia (Hitler, Trump, Manson) e di andarsi a prendere dell’lsd, a testimonianza di quanto l’amore faccia buttare il buono degli esseri umani. Perché l’amore è negativo.

Un po’ più di leggerezza in Perdere Giovanna, a raccontare quel sentimento di isterica rivalsa che ci prende quando veniamo inaspettatamente scaricati, che sia da qualcuno di importante o di poco conto, che ci fa venire voglia di “ritrovare la libertà di fumare, di drogarsi, uscire a bere con un’altra donna”. Come potrebbe sentirsi un quarantenne che viene lasciato solo dopo anni di convivenza e non sa gestire la nuova inaspettata e tardiva libertà. Come sarà coniugato al presente il verbo amare?.

Un po’ di sano divertimento Indie nelle sonorità e nel testo, un po’ casuale, di Tazebao, ironico nella sua casualità, s’intende. La voce di Rachele Bastreghi canta “il cielo è un ematoma, mio padre è punk, ritorna Lessie a casapound” (e qui mi ha stesa), in un amore adolescenziale, un po’ sbruffone, che pesca un po’ di qua e un po’ di là, proprio come un adolescente in cerca d’identità.

Viene poi reiterato il concetto di “caducità” dell’amore e del suo essere distruttivo attraverso il richiamo al cinema western di  Jesse James e Billy Kid, che sconsolata recita “amore è tardi, amore è GIA’ la fine” .

Tutto questo è stato pensato, prodotto e partorito durante il tour del volume 1, nel 2017, in maniera fluida e immediata: al contrario delle loro precedenti produzioni, scritte tutte al piano, i Baustelle questo disco l’hanno scritto con la chitarra (e si sente) .

Le chitarre sono infatti le protagoniste del disco,  una mano tesa al pop più inglese e americano e un ritorno al “vecchio” Indie, di cui i Baustelle sono stati i precursori;  E non c’è niente di più indie dei sintetizzatori, qui largamente usati, che rimandano al predecessore vol.1, anch’esso caratterizzato da tanti sintetizzatori. Rimandano al vol.1 anche l’intro completamente strumentale di Violenza, che in questo vol.2 però sembra quasi una cugina delle colonne sonore di polizziotteschi italiani anni ’70, e La musica elettrica (che ammicca verso La musica sinfonica del vol.1 soltanto nel titolo).

Ciò che riescono a fare con la loro vena Indie, in questo disco, è scrivere una raccolta di storie squisitamente pop, senza cadere però nella maledizione di diventare un prodotto mainstream, cosa che al contrario sta accadendo a gran parte dell’indie Italiano dei nostri giorni.

Non mancano inoltre tratti distintivi e caratteristici di quasi tutti i pezzi della storia della band, come le aperture strumentali:  come aprire una finestra per lasciare all’ascoltatore la possibilità di godersi il panorama, prima di iniziare a raccontarglielo. 

I Baustelle si riconfermano dunque, ancora una volta, come una di quelle band che riesce a produrre un’opera pop, senza tuttavia finire con l’essere pop. Riescono a parlare d’amore senza romanticismo. Riescono.

Tracklist:

  1. Violenza
  2. Veronica, n.2
  3. Lei malgrado te
  4. Jesse James e Billy Kid
  5. A proposito di lei
  6. La musica elettronica
  7. Baby
  8. Tazebao
  9. L’amore è negativo
  10. Perdere Giovanna
  11. Caraibi
  12. Il minotauro di Borges

 

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