Review

|Review| La cassetta di novembre 2019 |To Tape|

Stavo ricontrollando un po’ la lista dei dischi usciti tra ottobre e questa prima metà di novembre e sono stato almeno dieci minuti davanti a tutti i nomi a pensare…

“Questo sì, questo no… oddio, però è un bel disco. Questo, aspetta… ma questo mese quanti ne consiglio? Cerco un filo logico musicale o mi faccio prendere dall’emotività che mi fa saltellare da un genere ad un altro con la leggerezza di uno stambecco in amore?”.

Disco fresco fresco – un paio di giorni, circa – è l’ultimo di Johnny Mox che amo chiamare il “Rahzel della penisola”: un uomo, musicista, artista, pensatore che basa molte delle sue composizioni sulla voce, il beatboxing e i loop.

Spiritual Void è un’unica traccia di 16 minuti (16:06 come lui stesso specifica), fatta di sole voci stratificate, in cui il messaggio è chiaro e forte: “Help”.

Una richiesta d’aiuto innanzitutto da se stesso e per se stesso ma che abbraccia, inevitabilmente, un mondo intero intorno e su tutti i fronti.

È una sperimentazione sonora come gran parte dei suoi lavori, è un continuo rincorrersi di voci che scatenano ansia, appagamento, serenità e arrivano fino alla pancia.

Insieme al brano è stato pubblicato anche un video con immagini dei paesaggi più incredibili del pianeta terra, fino ad arrivare alla visione dello stesso dall’atmosfera.

Dall’altra parte dell’oceano c’è Matana Roberts, direttamente da Chicago, che nel mese di ottobre ha pubblicato il suo quarto capitolo, Chapter Four: Memphis, per continuare l’esplorazione delle radici musicali e storico-sociali afroamericane attraverso la chiave del jazz.

Una sassofonista con l’urgenza del punk, una voce quasi angelica che si esprime in tutta la sua bellezza nel gospel di Her mighty waters run. Non stiamo parlando del classico jazz autoreferenziale e quasi onanistico, qui c’è il sudore dei ritmi veloci sugli strumenti, le sue forme libere, la sua passione.

Allo stesso modo il nuovo disco dei Jennifer Gentle – arrivato dopo 12 anni – utilizza le forme libere (passatemi il termine) del rock per scrivere delle canzoni, come lo stesso Marco Fasolo le ha definite (potete ascoltare l’intervista nella puntata n°4 di To Tape su Mixcloud o Spotify). 

Anche in questo disco c’è un forte utilizzo della voce, che talvolta è angelica e rotonda, altre volte è elemento semplicemente musicale oppure tendente alla melodia Pop che ti resta in testa. C’è tutto il mondo dei Jennifer Gentle in questo disco ma soprattutto di Marco Fasolo quale unico detentore del vero segreto dei Jennifer Gentle, che riescono ad essere così melodicamente acidi.

A proposito di acidi e voci: avete presente il famosissimo Joshua Tree che ha ispirato dischi su dischi?

Gli Allah Las arrivano proprio da quelle terre aride che lo ospitano, dalla California che brucia sempre di più.

Sembrano essere stati catapultati direttamente dagli anni ’60, ma sono nel 2019 e ben consci di ciò: i suoni minimali, le voci quasi svogliate che funzionano e ti trasportano lontano, non solo geograficamente ma temporalmente, sono la prova che se ne fregano di ciò che hanno intorno, perché loro fanno delle belle canzoni, lo sanno e ci giocano su.

Lahs è un disco che ti piace, anche se non vuoi, e tu lo sai.

Voglio chiudere con un album in cui, contrariamente a tutti gli altri citati, la voce è utilizzata in maniera differente, quasi come fosse un altro strumento, anche in termini di “presenza” (quasi allo stesso volume degli altri strumenti).

L’ultimo lavoro dei Julie’s Haircut, In the silence electric, ha tutta la sua spiegazione nel titolo stesso. Ordinatamente caotico come lo sono sempre tutti i lavori dei Julie’s Haircut, ha meno acidità al suo interno e il lavoro di produzione si muove su suoni meno ingombranti.

Non manca la presenza di un giro portante per ogni brano sul quale poi si destreggiano tutti i componenti, creando ambienti sonori spaziali, pieni di eco, ritmi tribali e lunghi tappeti sonori.

In effetti, pensandoci bene, un filo conduttore nella scelta di questi dischi c’è stato: la voce.

di Renato Failla

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