Concrete and Gold è il nono album della carriera dei Foo Fighters.

Concrete and Gold consta di 11 tracce per una durata complessiva di 48 minuti, prodotto da Greg Kurstin, ha raggiunto la vetta in quasi tutte le classifiche mondiali. 

E’ ovvio che della provenienza da Seattle rimane solo il ricordo ed il muro distorsivo composto dalle tracce di chitarra.

Ad aprire il lavoro poco più di una intro-track, una carezza di Dave voce e chitarra che diviene improvvisamente epicità corale.

Quasi un tributo alle più grandi band del passato dai Beatles ai Queen che per primi hanno scritto brani di simile struttura.

Di fatto, Concrete and Gold si apre con “Run”: entrata morbida, percussioni a creare tensione, riff aggressivo e charlestone aperto.

Il growl è inevitabile, “Run” è un brano dritto e sinuoso, ’80s never dies.

“Make it Right” è quel sano rock’n’roll che sfiora l’hard, contaminato dalle modulazioni vocali contemporanee, con radici affondate nei 70s.

A seguire quello che è forse il brano migliore del disco, “Sky is a Neighbourhood”.

Una canzone che, laddove individua nel cielo una grande band, è presumibilmente dedicata all’ormai moltitudine di big della musica passati a miglior vita.

La tecnica di scrittura che unisce termini materiali (quartiere) ad altri più allegorici (cielo, fiaba) è adatta ad un brano che si presenta come un inno.

Il tipico proclama rockettaro che invita a stare dalla parte giusta, dissacra e decanta, ritrae e distrugge. 

“La Dee Da” è un altro avvicinamento a quel Freddie che tanto venne bistrattato per Hot Space, che tuttavia mantiene le sonorità ruvide della chitarra di Smear.

“Dirty Water” è una ballata che consente di riposare dopo un inizio senza soluzione di continuità, forse fin troppo l’effetto distacco, recuperato soltanto sul finale.

In “Arrows” si sente l’influenza di Rami Jaffee, da Concrete and Gold in pianta stabile nei Foo Fighters.

Una struttura pop rock che non perde mai alla sua base la melodia di un piano dannato, che con potenza immaginifica rende visibile un Gargoyle solo e triste sotto la pioggia.

Un pezzo decisamente cinematografico, da fumetto.

“Happy ever after (Zero Hour)” è un puzzle di talmente tante canzoni dei Beatles che lasciamo voi giocarci lanciando un sondaggio: quante ne riconoscete?

“Sunday Rain” è un amarcord dei pezzi da 7 minuti anni 70, suonato così bene da purtroppo rimanere soltanto un esercizio di stile.

Il disco si chiude con l’indie rock di “The Line” e la title track “Concrete and Gold”.

Quest’ultima, eterea e floydiana, rappresenta un inizio.

Quello che ha intrapreso Dave Grohl con questo disco, sta cercando di raggiungere i più grandi scrittori di musica della storia.

S’ispira ai Fab Four, Freddie Mercury ed ai Pink Floyd. Prova ad emularli per acquisire confidenza con il loro metodo.

A questo punto si potrebbe aprire la discussione, snaturamento fallimentare o curiosità ed attesa?

La seconda è la più auspicabile, se non altro.

In conclusione, Concrete and Gold è un album che vale la pena avere in casa e, se si ha voglia di sfide, studiare. 

 

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