Il 27 ottobre scorso esce “Bisolare”, il primo disco di Defolk, nome d’arte di Vincent Migliorisi.

Defolk aka Vincent è in realtà attivo sulla scena musicale siciliana da una ventina d’anni, durante i quali ha lavorato soprattutto come produttore.

È stato artefice di numerosi progetti musicali, quali La Casbah, Piccola Orchestra Primavera, Talèh, Trio Casa Mia, ed autore di una lunga serie di colonne sonore (in parte raccolte in due dischi, “L’ultimo inverno” e “Prima v’era”, pubblicati da Smoothnotes). La sua esperienza di polistrumentista, autore e produttore lo ha portato a collaborare con molti musicisti, tra i quali Colapesce.

Dopo aver sperimentato diversi generi musicali, il ragusano Vincent Migliorisi dà vita a “Defolk”, un nome che letteralmente sta ad indicare l’incontro delle parole “Default” e “Folk”, l’oggi e la tradizione, il futuro e le radici. La novità più consistente di questo nuovo progetto, rispetto alle sue produzioni precedenti, è l’uso della voce.

Il disco “Bisolare” esce anche grazie ad una campagna di crowdfunding su MusicRaiser ed è pubblicato dalla MaiOhm Records, etichetta fondata dallo stesso Vincent Migliorisi.

Abbiamo chiesto a Defolk perché ha deciso di affrontare questo passo e lui ci ha risposto che questa pensa «sia la normale evoluzione di un artista che oltre alle attività compositive oggi si deve necessariamente occupare di tante altre sfaccettature legate alla musica. Io produco dischi da 10 anni ormai, le logiche di mercato mi stanno strette e una mia etichetta mi consente di produrre con i miei tempi. La cosa bella, però, è che la prima uscita della mia etichetta non è stato un mio disco, ma “La fabbrica delle nuvole” del cantautore ragusano Livio Rabito», un viaggio musicale fuori moda.

Defolk

“Bisolare” è un disco che ha avuto una lunga gestazione e che ripercorre la vita e le esperienze del musicista lungo il periodo che va dai trenta ai quarant’anni. I brani si pongono, infatti, tutti tra la spensieratezza dei trent’anni e la disillusione dei quaranta.

Il disco è intriso da polarità in qualche modo opposte. Del resto, non solo Defolk è l’unione di due termini opposti, ma anche il titolo “Bisolare” non è altro che l’unione dei termini “solare” e “bipolare”. E da tutti i brani del disco viene fuori la bipolarità che spesso è anche insita in ognuno di noi, che ci ritroviamo ad essere portatori (anche inconsapevoli) di due facce: quella che ci sentiamo addosso e quella che gli altri ci vedono addosso.

Defolk

Alcuni brani del disco spiccano per la loro freschezza e leggerezza, pur affrontando temi di spessore. Su tutti il singolo “Si dimentica”, realizzato in duetto con Luca Madonia, che ha anticipato l’uscita del disco.

L’Italia è un paese che dimentica, e dimentica sempre qualcosa di troppo. Siamo un paese strano noi. Non ci scordiamo solo delle cose sbagliate, ma anche di quelle belle. Siamo un paese che non ha memoria e questo ci ha impedito di dissentire ad oltranza, cosa che avremmo dovuto fare in tante e tante situazioni.

 Questa è la visione di Defolk, che nella leggerezza del suo cantare, fresco e spensierato, non tralascia di ricordare i tradimenti fratricidi, e quanto si sia spesso costretti a guardare “i soliti grassi culi sulle poltrone di sempre”. Il brano “Si dimentica” è stato scritto a partire da una poesia di un anarchico ragusano, Giuseppe Schembari, del quale Defolk, alleggerendo la portata anarchica dei suoi assunti, riprende soprattutto l’idea dell’importanza della memoria.

Il video che accompagna il brano è stato realizzato a partire da immagini di repertorio che ricordano alcuni dei momenti più bui della storia recente del nostro paese. Una scelta che è ancora una volta dettata dalla volontà di mettere in risalto il tema delle polarità contrapposte: la leggerezza del sound contro la crudezza delle immagini, la freschezza del cantato contro la rabbia che suscita non solo la guerra, ma anche i tanti volti di chi, alle nostre spalle, ha retto i fili della nostra storia più recente.

 

Nel disco troviamo anche un altro featuring: “Le cose cambieranno”, realizzato insieme al siracusano Alì, il brano che forse più di tutti raccoglie le disillusioni della generazione dei quarantenni di oggi.

Un disco allo stesso tempo leggero e amaro, che racconta il quotidiano e contrappone alla disillusione di una generazione, a cui è stato bruciato il futuro, la necessità di non perdere la speranza. E a suggellare tale necessità c’è proprio il primo brano del disco, “V1ola”, dedicato alla figlia del musicista.

Defolk

Si ringrazia per le foto Teresa Bellina

 

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