Il tetto di un noto live club romano, elementi di scena ridotti all’osso e quattro musicisti in opera di fronte a telecamere sparse qua e là. Si può riassumere così la live session realizzata dai ragazzi di Pop Up che stavolta ha visto protagonisti gli Eugenio in Via Di Gioia.

Una breve (ma intensa) chiacchierata con Paolo Di Gioia, batterista della giovane formazione torinese,  fatta per conoscere meglio il loro progetto. E capire cos’hanno combinato quel dì sul tetto del Monk di Roma. Non è la prima volta che gli Eugenio in Via Di Gioia bazzicano il territorio capitolino, avevano anche in programma un concerto nel live club di via G. Mirri la sera stessa. Ed è stato entusiasmante per loro vedere quel posto – assolutamente affascinante mi dice Paolo – da un’altra angolazione.

Tra i pochi elementi di scena spicca, però, uno in particolare: su una sedia c’è un cubo di Rubik. Paolo ride e mi dice che tutto era lì a caso tranne quello: lo portano sempre con loro in tour. Durante il live Eugenio, specificamente mentre eseguono “Prima di tutto ho inventato me stesso“, è solito risolverlo sul palco. Quindi, ormai, è diventato quasi un tratto distintivo delle loro esibizioni dal vivo.

Le immagini del video raccontano una scena minimale, decadente, come se fosse testimone di qualcosa di grande accaduta del passato. E chiedo a Paolo se, per caso, c’è una similitudine con la loro musica.

Perché, gli spiego, questa può sembrare leggera e spensierata all’inizio, ma risulta più profonda appena la ascolti meglio.

Non ci aveva pensato, mi confessa, ma concorda con questa visione.

Per Paolo gli Eugenio in Via Di Gioia sono semplici e diretti, ma nel profondo c’è una sorta di “altro mondo“. Che è fatto di sfaccettature alle volte ironiche, altre volte malinconiche e i testi, già a una seconda lettura, appaiono diversi nel loro significato.

Per la realizzazione della live session è stato scelto uno dei due singoli dell’ultimo album della band, “Tutti su per terra”, uscito ad aprile del 2017 per LibellulaMusic. Il pezzo in questione è “Chiodo Fisso”, che aveva anticipato l’uscita del disco, il cui delizioso videoclip è tratto dal corto animato “Paradosso”, realizzato da Rocco Venanzi e dalla sorella del cantante, Maria Cesaro. “Chiodo Fisso” è stato scelto sia perché sta avendo un discreto successo (quasi un milione di ascolti su Spotify), sia perché volevano avere una versione acustica di questo brano.

“Se dovessi pensare a una parola chiave per descrivere il nuovo album, questa sarebbe ‘eclettico’. Eugenio l’ha usata per la descrizione di alcuni brani e devo dire che tutti ci siamo trovati d’accordo con questa definizione, che può riferirsi grossomodo a tutto il disco” .

Paolo mi dice ancora che “Tutti su per terra” si differenzia in maniera sostanziale dal primo. Sono più maturi nella composizione sia dei testi che della musica. Rimangono sempre molto ironici, questo è il loro tratto distintivo, ma vogliono mostrare al pubblico la loro crescita. Perché gli Eugenio in Via di Gioia al pubblico tengono particolarmente. Nascono come artisti di strada e quindi hanno imparato a instaurare con esso un rapporto diretto, speciale. Amano chiudersi in studio per registrare e sperimentare sempre suoni nuovi. Che troveranno, ad esempio, spazio nel prossimo disco (Paolo mi anticipa che è previsto per il 2019).

Ma è nel live che viene fuori la loro natura, dove sono più energici e coinvolgenti, dove è possibile toccare con mano il loro entusiasmo. E vedere quanto si divertono a incastrare i tanti stili che contraddistinguono la loro musica. Gli chiedo se si sono sempre trovati d’accordo in un filone da seguire e mi risponde di come sia venuto loro naturale combinare i quattro generi diversi di provenienza in uno unico in cui tutti si rivedessero: il folk. Eugenio viene dal cantautorato, Paolo dal blues, Lorenzo dal rock ed Emanuele dal prog. Un carnevale di suoni che ha dato vita a questa spiritosa ed eccentrica formazione che non finisce mai di stupire.

Godetevi la loro performance per Pop Up Live Session:

 

 

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