Tregua: un crescendo di suoni e di emozioni, un calore emotivo sprigionato dagli arpeggi di chitarra e un’atmosfera sognante stratificata dai synth e dalla drum machine.

Tregua è un momento (una mezzoretta, in realtà) da prendere per se stessi, indossando delle cuffie nella penombra della propria stanza. Ancora meglio se preceduto da Abbandono e da Paura.

Una trilogia che è un opera concettuale sulle relazioni umane in cui Felpa alias Daniele Carretti (Magpie, Offlaga Disco Pax) riversa tutto ciò che sente e che ha ascoltato. Tutti questi tre dischi, inoltre, sono quasi interamente frutto delle mani di Daniele.

Otto brani a cavallo tra l’elettronica minimale e lo shoegaze, due delle tante facce degli anni novanta che Felpa modella magistralmente e le mette al servizio della propria narrazione. Un mare in tempesta in cui dondoliamo accompagnati dalla voce flemmatica di Daniele che accenna solamente un po’ a cantare. Quasi ci parla.

Quasi sembra stare lì con lui. Basta poco, non serve molta immaginazione.

I brani sono costruiti su una struttura decisa dal drumming elettronico e rinforzata dagli arpeggiatori, mentre il rivestimento viene affidato ai synth pad o ai muri di chitarra reverberata.

Strato su strato, suono su suono, parola su parola, ogni brano offre all’ascoltatore un ventaglio di emozioni diverse.

Tregua, ma in generale Felpa, non è un qualcosa da ascoltare spesso, da ascoltare distrattamente. È un incontro, una chiacchierata. C’è del vissuto che va ascoltato, va capito e va interiorizzato.

Felpa ci ha regalato, per adesso, tre piccole perle musicali.

Condividi