Com’è cambiata l’industria musicale negli ultimi 30 anni? Ma soprattutto perché?

Stephen Witt riesce a condensare in poco più di 300 pagine il cambiamento del music business partendo dalla causa scatenante che ha portato il mondo intero a cambiare approccio nella produzione e nell’ascolto della musica: l’avvento dell’MP3.

Un libro intenso, scritto come un romanzo poliziesco, ma senza rinunciare alla precisione delle informazioni e ai dettagli tecnici sui formati digitali che piano piano hanno sostituito il vinile, le musicassette e i compact disc.

Partendo dalla storia dell’ingegnere tedesco Karlheinz Brandeburg, ovvero il padre putativo dell’mp3, si arriva ai giochi di potere dell’industria discografica e alle tecniche di business delle major. E si capisce come è cambiata, dalla metà degli anni Novanta ad oggi, la veicolazione e la vendita dei contenuti musicali.
Una storia avvincente che non lascerà delusi i nerd più esigenti né gli appassionati di musica a 360 gradi.

Vi avverto però: se state cercando un libro su come si è evoluta la produzione artistica degli autori pop negli ultimi anni questo non è il libro che fa per voi e vi conviene andare a leggere una delle tante enciclopedie musicali. Qui il ruolo dei musicisti è come un rumore di sottofondo, messo da parte per far capire meglio le storie di chi, in quegli anni, è stato il vero protagonista del cambiamento: dai primi pirati musicali ai grandi manager delle etichette discografiche.

Dai dischi in vinile, al formato CD, e poi Napster, Bit Torrent, Pirate Bay, fino a Spotify. Ogni elemento in questo libro ci aiuta a far capire i punti di rottura che hanno portato alla grande rivoluzione e a far capire la produzione e il consumo della musica così come lo conosciamo oggi.

In Italia, Free, è pubblicato da Giulio Enaudi Editore.

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