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|Review| Rènico ci fa viaggiare nel tempo con la sua Cinquecento

Quando lo abbiamo intervistato l’ultima volta era in attesa di pubblicare il suo primo   EP, Cinquecento.

Rènico, al secolo Enrico Guerrieri, alterna romanticismo e cinismo da una parte e ritmi che saltano dalla scuola cantautorale italiana (Dalla, Battisti, De Gregori, De Andrè, Conte) alle sonorità americaneggianti (Mayer, Johnson, Reed) dall’altra.

A maggio è uscito il suo EP d’esordio per Discographia Clandestina:  5 tracce e un titolo che deriva dalla ‘bonus track’, chiave di lettura di tutto il lavoro.

Cinquecento affronta diverse tematiche tra cui i rapporti umani, l’incomunicabilità, la consapevolezza e l’accettazione. Il filo conduttore è proprio il concetto di tempo, o per meglio dire, lo scorrere del tempo e l’influenza che ha sulla vita di ognuno di noi.

La sensazione ad un primo ascolto è quella di essere catapultati in un mondo fatto di cose semplici, dove la parola ha sempre il suo posto, mai casuale nel descrivere emozioni e sensazioni.

Stendino è la traccia che ha la responsabilità di prenderci per mano e condurci in questo viaggio, una sospensione spazio temporale, una dimensione che ci tiene sospesi tra paure e nuove emozioni.

Quante volte ci siamo trovati davanti ad un bivio, quante volte non sapevamo la strada da prendere? Proprio di questo si parla in Complanari, un brano costruito per immagini che evidenzia il bisogno di avere delle idee da amare spesso in modo fittizio.

Un breve flashback sull’adolescenza ci porta a Dove non ci sei, un brano malinconico ma anche una poesia d’amore che può essere attuale in tutti i tempi.

Hai mai è invece il brano che più di tutti si fa portavoce del filo rosso che lega tutto l’ep, il senso del tempo e il suo incessante scorrere, il tempo è nostro amico o nemico? Questo è il quesito che Rènico sembra porsi per quasi 4 minuti di canzone.

 A chiusura del lavoro c’è il brano da cui parte tutto, Cinquecento: una dichiarazione d’amore verso sé stessi, un brano immediato che arriva dritto al punto.

Rènico confeziona cinque brani credibili, in cui troviamo un ragazzo ormai diventato adulto che guarda alle esperienze fatte negli anni con la malinconia di un’anima sensibile.

Mi immagino ad ascoltare l’EP in riva al mare, magari in un pomeriggio di fine agosto… provateci, secondo me è terapeutico.

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