La prima volta che ho sentito il disco dei Malmö, Manifesto della chimica romantica,  ho avuto un flash: mi sembrava di essere tornato a metà degli anni Novanta quando la musica indie italiana cercava di uscire dalla nicchia e diventare mainstream anche grazie a MTV.

Poi mi sono ricordato di essere nel 2017 e che questo per i Malmö – gruppo formato da Daniele Ruotolo (voce/chitarra), Vincenzo De Lucia (pianoforte/chitarra), Marco Normando (basso/cori) e Vincenzo Del Vecchio ( batteria/glockenspiel) – è l’album di debutto e  quindi ho messo da parte i ricordi e le sensazioni della mia adolescenza e mi sono concentrato sul disco.

In questa opera prima si sente che i Malmö hanno messo tutto loro stessi per raccontare al mondo la propria idea di musica: i  testi di Ruotolo raccontano storie complesse senza rinunciare al romanticismo, gli arrangiamenti e la musica sono un vestito perfetto per accompagnare le sensazioni anticipate dalle parole.

Le dieci canzoni dell’album sono elementi di un puzzle che compongono un sound maturo in stile post-rock, pieno di cambi in strutture dinamiche che a volte ti fanno venire le vertigini.

La produzione artistica è stata affidata al cantautore e polistrumentista Massimo De Vita (Blindur) mentre i missaggi sono del sound engineer Paolo Alberta (curriculum infinito dai Negrita a Ligabue passando per  Suonoglobal di Roy Paci & Aretuska e Il Silenzio & Lo Spirito di Eugenio Finardi).

Inoltre il disco è stato masterizzato in Islanda, precisamente nello studio di Birgir Jon Birgisson dei Sigur Rós.

Tornando a noi: Manifesto della chimica romantica è un buon disco e un’ottima opera prima ma manca di un singolo forte per rendere chiaro il messaggio dei Malmö.

 

L’alba di un giorno di festa, il pezzo scelto per anticipare il disco nonché traccia apertura dell’album, non mi ha convinto del tutto. Tracce come La deriva (la mia preferita) e I treni e le scie sembrano più solidi e convincenti mentre Il principio di Archimede è il pezzo decisamente più caratterizzante ed esaustivo del gruppo.

Per quanto riguarda l’effetto anni Novanta, per un attimo ho sentito nei Malmö elementi presi in prestito dai Verdena, Marlene Kuntz, Afterhours e persino Baustelle. Ma credo sia giusto mettere ogni artista al giusto posto e soprattutto contestualizzare forma e sostanza. E l’essenza e originalità del gruppo di Caserta sono perfettamente intonate  in questa decade degli anni duemila, senza nostalgie amarcord.

Prima di chiudere un consiglio: ascoltate il disco con i testi a fronte che nelle parole di Daniele Ruotolo si nasconde la vera essenza del gruppo… alla faccia del post-rock.

Da sapere:

Il 9 novembre saranno a Roma  per presentare il loro nuovo lavoro, a questo punto non resta che andare a vederli dal vivo per capire di che pasta sono fatti.

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