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|Review| Adele e i suoi eroi, il disco d’esordio di Adel Tirant

Prendete un pizzico di Mina (quella degli anni Settanta però, non vi sbagliate), una dose di Edith Piaf e una spolverata di Nina Zilli per rendere il tutto un pò più contemporaneo ed ecco “Adele e i suoi eroi”, il disco di esordio di Adel Tirant.

Badate bene: non sto facendo paragoni. Anche perché le artiste citate non sono paragonabili tra loro. Ma ho provato ad immaginarmi cuoco della musica e a desumere una ricetta dal prodotto finale.

Una peculiarità che ha contribuito a rendere celebre Mina, nel nostro paese e all’estero, è stata la sua capacità di utilizzare la voce facendo leva sui virtuosismi. Mina è stata capace di rendere quasi ogni canzone unica nel suo genere, tanto quando cantava su jazz e bossanova, tanto quando, negli anni Ottanta, ha realizzato dischi con un sound più vicino al rock, allo swing e al calipso.

Insomma: Mina è Mina anche quando canta le canzoni di Alex Britti. Ma che c’entra con Adel Tirant?

Ripeto: non sto cercando di fare un paragone. Si tratta piuttosto di una suggestione, dell’impressione che ho avuto al primo ascolto di Adele e i suoi eroi. 

Ho pensato alle registrazioni storiche degli anni Sessanta e Settanta della cantante italo/svizzera. Nel disco di Adel Tirant ho trovato la stessa ecletticità, la stessa energia e la stessa espressività vocale di Mina e non potevo far finta di nulla e nascondere tutto sotto il tappeto.

Poi Edith Piaf: della cantautrice francese prendete l’estro, la pragmaticità e il romanticismo realista. Mescolate bene cercando attentamente di rivisitare il tutto in chiave moderna e avrete il disco d’esordio di Adel Tirant, uscito il  5 aprile per l’etichetta Soter.

Un disco unico nel suo genere per un’artista altrettanto sui generis.

Quello che stona, se guardiamo alla scena musicale pop italiana, è che sia uscito nel 2019. Ma va bene così, anzi: Adel Tirant era quello che ci voleva per spezzare la monotonia dell’It-pop, rompere le regole e regalare un lavoro fresco, intelligente e genuino.

Esperimenti di successo come questo – che pescano qua e là tra generi musicali, stili e modi del passato  – in Italia fortunatamente già esistono (vedi alla voce Nina Zilli). Non mi dispiacerebbe per niente se questo album potesse essere da stimolo ad altri cantautori e cantautrici.

Non possiamo prevedere cosa ne sarà di Adel Tirant tra 10 anni, ma una cosa è certa: un’artista del genere potrebbe fare anche un disco hip-hop, il risultato sarà per certo qualcosa di interessante.

 

di Damiano Sabuzi Giuliani

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