Review

|Review| “Un genere solo”: il nuovo album di Alfiero

Ascoltare l’ultimo album di Alfiero è come essere seduti in un bar, incontrare una cara conoscenza che ti presenta un suo amico e alla fine senza il minimo imbarazzo ritrovarsi a parlare con il nuovo venuto provando quella rara e magica sintonia che almeno una volta nella vita abbiamo sperimentato tutti.

Con Un genere solo, targato novembre 2020, Andrea Alfiero ci stringe la mano (una volta si usava così), si siede con noi ed inizia a conversare.

Il concetto di raccontare e raccontarsi all’interno di un album viene superato con una naturalezza tanto spiazzante quanto accogliente: questo secondo disco è di fatti molto di più di un mero racconto, è un dialogo sincero, onesto e intimo.

E come si inizia una conversazione se non con considerazioni sulla realtà? È così che l’album inizia con una riflessione su quanto “Corriamo”, che non a caso è la traccia con la quale si rompe il ghiaccio.

Siamo subito coinvolti in un’analisi sociologica impeccabile, scevra da banalità e presunzione, un’istantanea non artefatta neanche da Photoshop.

Alfiero è un’artista profondo e libero dagli artifizi retorici, è profondo come la sua quarta traccia, Mare, un brano che potrebbe essere definito la sua personalissima MarinellaDe Andrè reinventò la vita e addolcì la morte della protagonista, Alfiero invece per la sua reinventa il mare e le addolcisce la vita.

Quello che in una conversazione è rappresentato dal linguaggio non verbale in un album sono indubbiamente i suoni.

L’artista è perfettamente in linea con ciò che dice: le melodie accompagnano, rinforzano, riempiono il non detto. Tutto ciò ottenuto grazie ad atmosfere sonore precise, pulite, un arrangiamento puntuale, che vanta sferzate di elettronica riff equilibrati e riecheggi che accennano al post rock senza perdervisi.

Quello che colpisce di più di Alfiero in Un genere solo, è la sintonia che l’artista ha con se stesso e con chi è intorno a lui. Non te li racconta, li suona per come li ha vissuti e non da meno ti parla anche come vive se stesso senza mai lamentarsi pateticamente, tutt’altro con amara ironia si sveste totalmente davanti all’ascoltatore.

Un coraggio sfacciatamente umile, ma di certo non privo di fatica, che si evince in , indubbiamente la traccia più intima, dove Alfiero mi conferma: “La difficolta di liberare e lasciare a tutti qualcosa di molto personale”.

Un lavoro denso di empatia e di immaginazione, è così che l’artista considera la traccia Ernesto adesso, dicendomi: “un brano che si può considerare un po’ la storia di Alfiero da anziano, una persona che ha fatto tutto nella vita ma che ora è stanco e non ha più voglia di lottare come una volta”.

Aspettando ormai famelicamente di poter tornare ai live vi invito a farvi una chiacchierata virtuale con Andrea Alfiero ascoltando il suo ultimo album: sarà come conversare con uno sconosciuto interessante, destinato a diventare un grande amico del quale si è curiosi di conoscere la prospettiva musicale con la quale incide il suo tempo e chi lo compone.

di Federica Romani

Condividi

I commenti sono chiusi

Tema di Anders Norén