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|Review| Avere vent’anni. Discovery dei Daft Punk

Pochi giorni dopo l’annuncio del loro scioglimento, Discovery dei Daft Punk compie vent’anni. 

Il loro primo lavoro, Homework  (1996), è  considerato un disco da cameretta: ottime intuizioni (vedi Da Funk, ma soprattutto Around the World) ma mezzi limitatissimiBisogna attendere il 2001 per Discovery, il disco che li ha portati alle stelle e, oltre ad aprire le porte del millennio, ha fatto sì che quel french touch conquistasse il mondo.

Il celebre videoclip del singolo Around The World, realizzato dalla mano geniale Michel Gondry, rende visivamente alla perfezione quella che è la tecnica nella costruzione dei brani che la coppia dei Daft Punk porta avanti. Una struttura a spirale concentrica, in cui ogni singolo elemento viene aggiunto gradualmente.

Luca Minutolo su Rumoremag.it

 

Ma sarà Random Access Memories (2013), con tutte le sue sfumature, a far conoscere veramente il duo francese al tutto il mondo. Un disco intergenerazionale, trainato dall’eco di artisti del calibro di  Nile Rodgers, Giorgio Moroder e Paul Williams, che mette tutti d’accordo, anche chi non è mai entrato in una discoteca.

Ma torniamo a Discovery.

Ho comprato questo disco durante la gita del quinto anno di superiori a Parigi, nella primavera del 2001. Era uscito da poco e mi sembrava l’occasione giusta per mettere da parte tutte quelle frustrazioni adolescenziali, mollare il gruppo ed infilarmi in uno di quei negozi di dischi che stavano nel Quartiere Latino (5° arrondissement).

Anche se può sembrare assurdo, ad inizio duemila era raro trovare dischi in vinile dato che le case discografiche (alcune ancora incuranti del fenomeno della musica in streaming e ignare della rinascita del vinile dei tempi più recenti) puntavano tutto sul compact disc.

Il doppio vinile si apre con  One More Time che, quell’estate, potevi sentire ovunque:  dal baretto sfigato sotto casa ai grandi club di musica tecno. Nonostante questo ancora non mi stanca ascoltarla nelle versione originale.

Poi si passa al suono delle campane che introducono Aerodynamic che con quella specie di riff di chitarra distorta è decisamente una delle tracce migliori del disco che ti porta  dritto dritto alla futuristica e romantica  Digital Love (che forse ho pure dedicato a qualche ragazza).

Harder, Better, Faster, Stronger per me è sempre stata sopravvalutata come traccia: sicuramente rivoluzionaria, allo stesso tempo è la più criptica con quel ritmo pieno di apparenti fuori tempo.

Il piedino si muoveva anche in macchina quando per sbaglio qualche radio indipendente passava Crescendools. Dopodiché arrivava un interludio con  Nightvision, che ti catapulta su Superheroes: una hit 100% anni Ottanta.

A questo punto mi dovevo alzare per cambiare disco e il lato C si apriva con High Life, uno dei pezzi forti usati per la chiusura delle serate  gay romane che frequentavo all’epoca. In quel periodo l’house music aveva conquistato la capitale e locali come l’Alibi, L’Alien e il Goa puntavano molto sulla qualità cercando di limitare la diffusione della musica commerciale da discoteca usa e getta.

Something About Us la riconoscevi subito per quell’aria jazz- funk che raramente sentivi in giro.  Basta ascoltare una volta il giro martellante di keybord che c’è in Veridis Quo e ti rimane in testa per tutta la vita.

Arrivato a Short Circuit, mi alzavo e cambiavo traccia… non tutte le ciambelle riescono col buco, ma per fortuna dopo c’era Face to Face: una traccia di 4 minuti ricca di effetti, controtempi e sonorità con un testo che non ho mai capito dove volesse andare a parare. Si chiude il tutto con l’infinita Too Long che si prende quasi un lato intero del disco.

Questo album doppio me lo porto dietro dalla gita del quinto ed è resistito a tutti i traslochi durante l’università, ai miei cambi d’umore e di gusti in fatto di musica. È resistito ad un divorzio e ai continui scatoloni nelle varie case dove ho fatto pellegrinaggio.

A fine gennaio, per festeggiare la vittoria di Biden, un utente ha caricato su YouTube un live inedito del concerto dei Daft Punk. Il video è in alta qualità e risale al tour di Alive 2007, durante il Lollapalooza di Chicago.

Mi sono emozionato tantissimo e almeno per qualche giorno ho vissuto nella speranza che potesse uscire un nuovo lavoro in studio del duo francese e invece è arrivata la doccia fredda.

Discovery ancora oggi suona bene, senza tempo, come vent’anni fa.

Mi dispiace che abbiate smesso di fare queste cose, Daft Punk, questi lavori sono rari come la pioggia nel deserto.

PS: per quei pochi che non lo sanno, il film d'animazione giapponese Interstella 5555 del 2003 è basato interamente sull'album Discovery. Il film è senza dialoghi e le uniche parole pronunciate sono quelle delle canzoni. Ognuna delle 14 canzoni dell'album è collegata a una parte del film.

di Damiano Sabuzi Giuliani

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