Review

|Review| “Evoluzione” Il DUbbio (autoprodotto)

Un cancello arrugginito, con piante rampicanti incolte che ne avvolgono le grate decadenti. Si entra così nell’immaginario di “Evoluzione”, primo lp de Il DUbbio.

Ci troviamo subito nel “giardino” con il brano introduttivo, appunto la strumentale “Garden”, che ci conduce verso la villa abbandonata, di cui ogni brano del disco si propone come immaginaria stanza.

Varcata la soglia, il ritmo campionato e il piano sintetico di “Conto i passi”, primo singolo, ci accolgono nell’atrio, dove riecheggia la voce narrante di Niko Lotti e vola tra una parete e l’altra quella melodica di Gianfranco “Mode G” Chieppa, che ci raccontano l’evasione di una mente libera che non vuol essere ingabbiata dallo sconforto della disillusione moderna.

Non si può non cedere alla nostalgia entrando invece nella stanza successiva, quella illustrata in “Vecchio cinema”, probabilmente il brano migliore dell’intero lavoro, con una base delicata che trasporta lungo il ricordo di questo vecchio cinema di periferia ormai chiuso.

Questo brano è emblematico del messaggio che la band vuol lanciare, ovvero che la travolgente esigenza di modernità ha spesso distrutto le piccole cose più importanti, quelle che permettevano di restare umani anziché assomigliare sempre più ad automi meccanici.

Ecco perché la band, benché provenga da un background affine con il rock e suonato con strumenti “veri”, ha deciso di prendere a due mani il mondo della tecnologia (nella loro produzione rappresentato dall’iPad con cui producono le basi) e “schiavizzarlo”,

piegandolo alle esigenze di brani che vogliono essere prima di tutto dei racconti in vecchio stile, quasi degli “audio-libri”, come per dire che la modernità e la tecnologia sono giuste solo quando permettono di enfatizzare le cose migliori che il passato ci ha insegnato.

Ispirandosi certamente ai Massimo Volume ma più spinti verso una visione futuristica e distopica della realtà che ci circonda, i testi de Il DUbbio ci dicono che possiamo ancora salvarci, ma solo riuscendo a “superare quell’asta mentale” (da “L’asta”) che ci rende manichini omologati.

 

Non lesinando critiche alla superficialità dei social, alla grottesca mania di farsi i “selfie”, allo svuotamento si senso del “sogno americano” e alla generale perdita di valori, ogni stanza di questa villa punta il dito contro vari aspetti della “Evoluzione” ad ogni costo, denudandoli del proprio vestito di apparenze e mostrando l’importanza di guardare oltre i luoghi comuni per ritrovare la propria autenticità.

Il DUbbio non vuole dare risposte ma appunto porre il beneficio del “dubbio” e per farlo l’unica indicazione che dà è quella di affrontare il proprio viaggio a mente aperta, riappropriandosi della propria libertà e permettendo a chiunque di fare altrettanto: “Dona a chi ami ali per volare, radici per restare e motivi per tornare” (da “Radici”).

Un viaggio verso un’“Evoluzione” in una nuova direzione più umana.

di Virginia Tremonti