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|Review| Il nuovo disco de Il Triangolo fra beat e sperimentazioni

In questo periodo fatto di giornate passate a casa, per i più fortunati, o di lavoro in un’Italia semideserta e angosciata, è estremamente importante raccogliere pensieri positivi e buone energie.

Fa allora decisamente al caso nostro Faccio un cinema de Il Triangolo: chitarre surf, melodie ben ritmate e una gran voglia di scuotere i fianchi sulle note di un rock’n’roll moderno e allo stesso tempo retrò.

La band composta da Marco Ulcigrai (chitarra, voce) e Thomas Paganini (basso, voce) indaga il mondo cantautoriale italiano a partire dalla musica beat degli anni Sessanta, ma non lesina le sperimentazioni più attuali: nasce così uno stile assolutamente personale, piacevolissimo da ascoltare.

Dopo cinque anni dall’ultimo lavoro, Il Triangolo torna quindi con il terzo album registrato in studio per Ghost Records, dopo i successi di Tutte le canzoni (2012) e Un’America (2014). Cinque anni di esperienze personali e lavorative che hanno certamente influenzato la band, come le collaborazioni di Marco con i Ministri e Vasco Brondi.

Faccio un cinema racchiude una serie di storie di vita contemporanea: un trasloco, i vizi che ciascuno di noi ha, un racconto pulp stile “spaghetti western” ambientato in Messico. E ancora, amici, primi incontri, riflessioni di vita.

Il singolo che ha anticipato il disco, Nella testa, è però la vera chicca dell’album. Consigliatissimo l’ascolto nei momenti no: un ritmo accattivante che rimane, appunto, nella testa.

Sorriso garantito.

 

di Veronica Boggini

 

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