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|Review| Kublai ha pubblicato il suo primo omonimo album

Kublai è il nome d’arte di Teo Manzo, artista milanese che ha da poco pubblicato il suo omonimo album di debutto.

Lo avevamo intervistato qualche mesa fa, quando ci aveva spiegato che la scelta del nome è dovuta alla figura di Kublai Khan, nipote di Gengis Khan di cui si parla ne Le Città Invisibili di Italo Calvino e che coltivò una leggendaria amicizia con il celebre esploratore Marco Polo.

L’intero disco ruota proprio attorno a questi due personaggi: due mitiche figure che avevamo già avuto modo di incontrare nel videoclip di Orfano e Creatore, singolo che ha anticipato l’uscita dell’album, e che nel corso dell’opera danno vita ad un’intera conversazione che ci accompagna per tutto l’ascolto.

Kublai non è quindi soltanto un’opera musicale, ma anche un’opera letteraria scritta in forma di dialogo, che va assaporata pezzo dopo pezzo, minuto dopo minuto, fino al tragico epilogo.

Sebbene il concept appaia legato ad una tematica “classica”, Kublai è un disco che dal punto di vista musicale è quanto di più moderno possa esserci.

Kublai  non esita a sperimentare con sonorità elettroniche e volutamente grezze, che danno all’ascoltatore l’impressione di essere testimoni di un sogno dai contorni indefiniti.

Indefiniti come potrebbero essere anche i ricordi e i sensi di qualcuno che si trova in punto di morte, non più capace di mettere a fuoco la realtà.

Elettronica e cantautorato di fondono dando vita ad un’opera interessante e atipica, di quelle che si trovano sempre più raramente, con sonorità liquide, notturne, profonde.

Nel complesso, Kublai è un artista che promette molto bene e Kublai è un album che ci rende testimoni di un esordio forte ed efficace.

Per il primo ascolto di questo disco, vi consigliamo la sera, magari dopo cena, a luci soffuse o del tutto spente, sorseggiando un bicchiere di vino: di solito è così che nascono le migliori conversazioni tra amici intimi.

di Summer78

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