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|Review| Hai Complicato Tutto dei LENIN! ci ricorda cosa erano gli anni ’90

Poche cose sono certe nella musica, che Genova sia sempre stata una fucina musicale interessante è certamente tra quelle.

Esistono, insomma, dei luoghi magici in cui, probabilmente, fare musica è più semplice e pare evidente che la città ligure sia una di loro.

Ultimo dei gruppi genovesi che è caduto nelle playlist sono i LENIN!, il cui secondo EP, Hai complicato tutto, è uscito il 1 ottobre di quest’anno.

Se dovessi descrivere i LENIN! con tre concetti, quelli che sceglierei sarebbero probabilmente : punk, anni ‘90 e rabbia.

Tre concetti indubbiamente intrecciabili, che non sentivo da qualche annetto. 

La spiegazione del concetto di punk, in un progetto come Hai complicato tutto, si spiega nell’ascolto stesso, perché l’evidente occhiolino che l’EP fa a quelle sonorità è chiaro per tutti i 12 minuti che lo caratterizzano.

Le chitarre distorte, la voce quasi al limite dell’urlo e gli argomenti dei  brani, malinconici e forti, non lasciano spazio a grandi dubbi sul genere di appartenenza.

Gli anni Novanta, poi, vengono di conseguenza. Questo EP, infatti, è figlio di un’epoca passata, il che non è necessariamente un difetto, ma rende l’ascolto a tratti più difficile, la contestualizzazione risulta, indubbiamente, ardua.

La rabbia,  carattere fondamentale del genere, risuona in ogni nota, anche qualora il brano parli di amore. Hai complicato tutto è un EP arrabbiato sin dal titolo, di una rabbia passiva verso tutto quello che, necessariamente, nella vita, complica le cose.

I quattro brani che compongono l’album, in ordine ArceHai Complicato tutto, Soda Caustica e La testa vuota, parlano di quelle cose che turbano la vita di chiunque: i vizi, le relazioni in cui non siamo abbastanza forti o coraggiosi per viverle davvero.

Lo stesso Mirko Lenin dice:

“A volte si soffre e si commettono sciocchezze nel nome di quel cuore spezzato e di quel fegato piegato dai vizi (Arce), per la non accettazione delle complicazioni dei rapporti (Hai Complicato Tutto) che da “cotta” e sesso evolvono, nel bene o nel male, facendo crescere obbligatoriamente entrambi i partner.

Le serate vuote come il proprio bicchiere alle dannate 2 del mattino (Soda Caustica) fanno uscire il lato oscuro di noi, quello che non ci piace ma che in realtà ci seduce sempre. E poi ci si risveglia al mattino privi di idee con le dita su una scroll bar che ci svuota la testa e ci riduce a comparse di un film di Romero.

Tutto questo descrive un EP non complicato, anzi: molto semplice e diretto

Questo EP, insomma, parla di una universalità che viene, forse, limitata, dal genere stesso del progetto. Mi spiego meglio, il punk, il richiamo agli anni’90 e questo tipo di cantato necessitano una predisposizione all’ascolto e una buona conoscenza storica che non tutti si possono permettere. E proprio allo stesso modo in cui band come i Marlene Kuntz, il Teatro Degli Orrori o gli stessi Zen Circus (per quanto ovviamente in maniera diversa) i LENIN! sono costretti a restare un progetto più di nicchia.

Con questo progetto indubbiamente studiato, rifinito e pronto per essere recepito, i LENIN! si conquistano certamente un posto di diritto nel loro genere, un genere, però, assolutamente non per tutti.

 

di Mariarita Colicchio

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