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|Review| Tutti Fenomeni: cantautorato cucinato con maestria

Non citare I Cani nel recensire Merce Funebre equivarrebbe a non menzionare l’anice nel descrivere il sapore della Sambuca, inutile quindi rimandare l’inevitabile.

In qualità di produttore e co-autore dei testi, Niccolò Contessa-Re Mida del pop italiano, dopo aver trasformato Coez da rapper duro e puro in idolo delle teenager fa luccicare di it-pop questo Merce Funebre, tracciando una linea precisa nel percorso artistico di Tutti Fenomeni.

Se finora era stato difficile valutare l’impronta dell’artista romano, al secolo Giorgio Quarzo Guarascio, con Merce Funebre Tutti Fenomeni abbandona definitivamente il lolrap d’esordio e raccoglie l’eredità spirituale del progetto artistico di Contessa, rappresentandone un naturale proseguio.

Se I Cani hanno gettato le basi del movimento it-pop, Tutti Fenomeni arriva in una fase di saturazione della scena, mescolandone le parti e definendo una propria identità, sì derivativa ma strettamente personale.

Merce Funebre racchiude flussi di coscienza, satira sociale e storie d’amore, amalgamate in un cantautorato di qualità e cucinate con maestria da Chef Contessa dietro i fornelli.

Dopo una intro che richiama il titolo dell’album, i sintetizzatori delle prime due tracce chiariscono subito l’impronta del disco rimandando l’ascoltatore indietro al 2011 e facendogli pensare che anche questo è un sorprendente album d’esordio.

Se la paura di una mera replica di qualcosa di già sentito può allora insinuarsi, proseguendo nell’ascolto emerge il sapiente melting pot creato da Tutti Fenomeni.

Diabolik ha una struttura decisamente complessa che I Cani non hanno mai raggiunto, tre tessuti che si rimandano mutualmente nei riferimenti, amalgamati da due quasi-monologhi che si incastrano perfettamente.

Se Reykjavik poi è un mix perfetto di un testo di [inserire artista itpop random] e un pezzo ben riuscito dei Pop X, Hikmet evoca atmosfere mediorentiali che portano senza esagerazioni a paragoni con Battiato, raccontando un amore cieco e disperato che richiama sentimenti di epoche lontane pre-Tinder.

Marcel aggiunge all’album dei chitarroni à la Interpol, mentre Qualcuno che si esplode è il seguito ideale di Non c’è niente di twee direttamente da Glamour, perfetta per la chiusure dei live.

Le 11 portate dell’album, chiuso dalla concettuale ed elegante Trauermarsch, si combinano egregiamente, in un pasto di 34 minuti a cui è difficile non chiedere il bis.

 

di Alberto Ratto

 

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