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|Review| Soundgarden – Superunknown (1994) |Pillole Musicali in 8 Bit|

Il 1994 è un anno importante per la storia del rock, la morte di Cobain, l’uscita di Vitalogy (album sperimentale dei Pearl Jam) e l’uscita di Superunknown sono il canto del cigno del Grunge che chiude una parentesi gloriosa della storia rock.

Quella che ha visto una città della West Coast, Seattle, grazie alla presenza del gotha musicale di quegli anni, ergersi a portavoce del disagio provato dalla stragrande maggioranza dei giovani.

Superunknown si discosta dai precedenti lavori dei Soundgarden distinti da un sound metal bello pesante; per questa ragione gran parte dello zoccolo duro dei fan ha tacciato la band di essersi commercializzata (peccato originale per i gruppi Grunge).

Qui si da il via libera alla sperimentazione e a sonorità psichedeliche gestite alla grande dalla chitarra di Kym Thayil (che infonde anche influenze orientali al tutto), assieme ad una maggiore autonomia ed attenzione nella scrittura, nella creazione e nell’arrangiamento.

Le canzoni vengono registrate una alla volta con la precedenza data alle parti di basso e batteria e le successive sovraincisioni di chitarre e voci a completare il tutto.

Alla base del disco, come per tutte le opere Grunge, ci sono storie di vita vissuta in prima persona dagli artisti, tematiche come la depressione, il suicidio, l’abuso di sostanze stupefacenti, che rendono il lavoro criptico e cupo (argomenti già trattati da Neil Young, antesignano del movimento).

La canzone simbolo di questo capolavoro è sicuramente Black Hole Sun, scritta in un quarto d’ora da Chris Cornell, deve il suo nome ad una scultura a forma di ciambella con un buco in mezzo dal quale è possibile guardare l’orizzonte, presente in un parco di Seattle. 

Cornell ha messo insieme delle visioni suggestive ed edulcorate della realtà, giocando con le parole ed evidenziando la mancanza di un tema portante, un non-sense che ne esalta la psichedelia.

Il successo di questo brano è frutto anche del video che ha accompagnato l’ascesa mediatica del gruppo tra i più. Un videoclip con colori carichi, angosciante e apocalittico, deprimente, surreale, grottesco e a tratti ridicolo ispirato alle opere di David Lynch e al celebre telefilm Doctor Who.

 

Un altro brano che contraddistingue quest’album è il primo singolo estratto da Superunknown, ovvero Spoonman. Scritta inizialmente per il film Singles di Cameron Crowe (che ha visto come protagonisti i principali gruppi della scena di Seattle), il brano è stato rielaborato ed introdotto nell’album. Il titolo è stato suggerito da Jeff Ament, bassista dei Pearl Jam, ed è un tributo ad Artis the Spoonman, l’artista di strada che suona i cucchiai in quel di Seattle.

La cover dell’album è una rappresentazione fotografica distorta dei volti dei membri della band sopra ad una foresta in fiamme rovesciata, un concetto rovesciato al concetto stesso trasmesso dal nome stesso della band (ovvero un parco fiorito e rigoglioso).

di  Pillole Musicali 8 Bit