“Dieci viaggi veloci” è la seconda uscita a nome Volwo di Pasquale “Paz” De Fina, autore, chitarrista e produttore artistico, calabrese di sangue e milanese d’adozione.

Il disco è uscito per l’etichetta Viceversa Records, la storica label siciliana fondata nel 1997 da Enzo Velotto, batterista di Kunsertu, Flor De Mal, Nazarin e che ora segue, sempre in veste di batterista, i Volwo in tour.

Il precedente disco dei Volwo, “Viva Vittoria”, esordio di Pasquale De Fina, era uscito nell’ormai lontano 2002. Nel frattempo De Fina non è certo rimasto fermo: con il nome Atleticodefina ha realizzato tre dischi che accolgono al loro interno nomi prestigiosi, come Giorgio Prette (Afterhours), Giuliano Dottori, Cesare Basile, Massimo Martellotta (Calibro 35), mentre l’ultimo album uscito a nome Atleticodefina è stato registrato in presa diretta in una sola giornata (nel marzo del 2009), presso le Officine Meccaniche di Mauro Pagan, con la produzione artistica di Giorgio Canali. Pasquale De Fina ha anche calcato palchi importanti, suonando ad esempio con Cristina Donà nel tour di “Tregua”; ha realizzato con Maurizio Raspante (Santa Sangre) la produzione del singolo “Un amore lungo un giorno”, a cui hanno partecipato molti artisti della scena rock nazionale, uscito il giorno di San Valentino 1998 e diventato cimelio da collezione; ha inoltre lavorato alla performance “Agnelli-Clementi”, con Manuel Agnelli ed Emidio Clementi.

Luca Gemma-e-Volwo_Foto Gilberto Borghesi

Luca Gemma-e-Volwo_Foto Gilberto Borghesi

In questi ultimi anni De Fina ha poi deciso di riprendere l’avventura e il nome Volwo. “Dieci viaggi veloci” ha visto tornare al suo fianco Roberto Romano (musicista per Baustelle e Dente). Il disco si arricchisce dell’apporto di numerosi altri musicisti, tra i quali Giorgio Baldi (chitarrista di Max Gazzé) ed Alex Marcheschi (componente dei Ritmo Tribale prima e ora dei NoGuru).

Ma “Dieci viaggi veloci” ha una collaborazione importante sin dall’immagine di copertina, che porta il nome di Guido Crepax: un disegno inedito intitolato “Valentina e le Sirene”. In una nota stampa, Pasquale De Fina racconta di come suo padre una notte, uscito in barca a pescare, fu scaraventato in acqua da un temporale. Passò la notte in mare ma riuscì a salvarsi, secondo lui, proprio grazie all’aiuto del canto delle sirene. Di questo rimase convinto, nonostante la moglie gli ripetesse sempre che le sirene non esistono. E con questo disco Pasquale sembra chiedersi se forse non avesse invece ragione il padre.

Volwo

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Il disco si muove per intero tra il viaggio e il sogno, a partire dal video che ne ha lanciato l’uscita: “Milano immaginazione” un brano impreziosito dalla voce di Paolo Benvegnù.

Quando ho ascoltato il disco per la prima volta, l’attacco di un brano come “M’arricordu e non mi scordu”, mi aveva un po’ tratto in inganno, facendomi pensare di trovarmi davanti ad un altro tipo di lavoro. Anche lì un featuring, stavolta con Luca Gemma. Poi arriva la voce e i ritmi targati Benvegnù e diventa chiara la necessità del racconto, del viaggio, che sa di ricerca del nuovo ma, anche, e forse soprattutto di sradicamento. Il videoclip di “Milano immaginazione” è stato realizzato con alcune tra le più sofisticate attrezzature presenti oggi sul mercato video (e la cosa non dovrebbe passare inosservata nemmeno al più distratto fruitore del Tubo), ma al centro ha motivi ancestrali: sogno, mascheramento, svelamento.

 

Il disco è, inoltre, impreziosito dalle voci di Rachele Bastreghi (ospite in “Tutto l’oro”) e di Ylenia Lucisano (in “Sotto le tre nuvole”). Una produzione curatissima, come del resto ci ha ormai abituato la Viceversa Records, che mette insieme l’incedere della migliore tradizione cantautorale italiana con la ricerca di origini ancora più antiche, che fanno parte della tradizione dialettale del Sud Italia. E tutto ciò avviene nella migliore accezione, che fu quella, ad esempio, proprio dei Kunsertu, e di quel momento tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta dello scorso secolo, in cui la ricerca di suoni e linguaggi tradizionali era reale e profonda, scevra da qualsiasi velleità modaiola.

“Dieci viaggi veloci” è un punto fermo nel mezzo di un incrocio che sa di partenze e arrivi, di speranze e sradicamenti. E questi sradicamenti sono profondi e rimarranno incancellabili, come ciò che non solo viene ricordato, ma come ciò che non viene neanche, e soprattutto, dimenticato.

Volwo

Milano Immaginazione – Volwo

 

 

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