Tranquillity Base Hotel & Casino è il sesto album in studio della band di Sheffield.

Se l’obiettivo degli Arctic Monkeys era costringere i propri fans a consumare il loro ultimo lavoro, ci sono riusciti di sicuro.

Da un lato i fan della prima ora poco inclini ai cambiamenti che hanno suonato e risuonato TBH&C alla ricerca di When The Sun Goes Down, rimanendo delusi, sedotti e abbandonati, fino a provare odio.

Dall’altra chi ha da tempo elevato Alex Turner nell’olimpo degli scrittori, e la sua band nella hall of fame.

Cosa resta nel mezzo?

In primis, per noi italiani, la necessità di una riflessione.

Dopo Erlend Øye che si è addirittura trasferito nel bel paese per assimilarne la storia musicale, non perdendo occasione per recuperare Bruno Martino, anche le scimmie del South Yorkshire dedicano studio e fatica alla scoperta degli arrangiamenti e delle melodie che hanno reso immortali gli interpreti della canzone italiana nel cuore del ‘900.

Nel loro tour appena partito portano con loro la cover de “L’importante è finire”, canzone scritta per Mina da Malgioglio e Alberto Anelli.

Lo stesso Alex Turner ha detto che sarebbe voluto essere la “Tigre di Cremona”.

Cosa ci siamo persi nelle nostre cantine? 

E ancora, mi chiedo: perché coloro che difendono a spada tratta i trapp/tubers rivendicandone sperimentazione, ricerca e liquidando le critiche con saccente mancanza di umiltà si sono trasformati in haters nei confronti degli Arctic Monkeys?

Una risposta l’avrei anche, ma gli animi sono fin troppo surriscaldati lungo lo stivale e preferisco tornare a bomba sull’album.

THB&C scorre di traccia in traccia senza soluzione di continuità.

Gli echi del glam di queeniana memoria si sublimano in “Golden Trunks”, mentre i fumi del precedente AM, in particolare “Do i Wanna Know”, sono stati sviluppati e corporeizzati. 

La qualità della scrittura armonica, al limite dell’azzardo jazz, ondeggia tra rischio e perfezione collocandosi nella perizia e conoscenza non comune.

È un continuo stimolo epidermico, socchiudere gli occhi e cercare la risposta a quelle note che sussurrano domande.

“Star Treatment” è probabilmente il pezzo più classico nello stile turneriano, “The World’s First Ever Monster Truck Front Flip” testimonia la consueta mescolanza di hip hop, soul e r&b monkeyana.

“Batphone” come “Four Out Five” potrebbe essere colonna sonora di un poliziottesco, o suonata dai Calibro 35, in entrambi i casi irradiano il magnetismo di una sigaretta solitaria, calda e veloce, nel cuore della notte umida.

“The Ultracheese” è il brano più atlantico dell’intero lavoro, a metà tra la madre patria e le stars&stripes, sembra quasi possibile immaginare Jackie Kennedy ballare sulle note dei Fab Four.

Nell’oceano di scintillanti banalità vendute come fusti di Dixan, le 11 tracce di Tranquillity Base Hotel & Casino risplendono di luce propria, stupendo e costringendo alla diversità il pensiero unico.

God Bless The Monkeys.

 

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