Be a Bear lo si conosce, perché? Perché è quell’artista che con una maschera da orso polare ed un iPhone ha conquistato un panorama indie poco abituato a showman e cose del genere.

Il suo nuovo album “Climb Your Time” bissa il successo del suo album d’esordio “Push-e-Bah” e rende giustizia ad un’artista le cui idee vanno ben oltre la semplice riproduzione di una traccia elettronica su Spotify. Be a bear è un’artista completo che riesce a scegliere suoni, immagini, sequenze e le rende nuove, lucenti e piene di ispirazione.

Ogni cosa che esce dalle mani di Be a bear è qualcosa che può ispirare davvero i nuovi giovani talenti a fare qualcosa di migliore, spostando così in alto l’asticella della qualità.  Le sonorità dell’album non si discostano di molto dal primo però di certo dimostrano una maturità superiore ed una consapevolezza nei propri mezzi maggiore rispetto al primo album. Passando per le tracce mi piace pensare che “About links” (il primo singolo) dovrebbero essere tra quei tormentoni estivi da sentire e risentire in macchina senza mai stufarsi (magari al posto di qualche altro grande nome che non sto qui a dire).

E’ proprio il singolo “About links” che ha aperto le danze del secondo disco di Be a Bear ma che fondamentalmente rispecchia i canoni di una perfetta canzone pop trascinante e martellante (una delle canzoni più belle ascoltate nell’ultimo anno). Sarebbe bello vedere l’Orso in palchi più grandi. Sarebbe bello vedere un po’ di meritocrazia musicale perché Be a bear ha tutte le qualità per poter diventare qualcuno di veramente importante nel panorama, senza “se” e senza “ma”. Inoltre, descrivere la sua musica a parole è davvero riduttivo.

Andare ad un suo concerto sarà di certo un’esperienza mistica. Come vedere un orso di due metri che si dimena su basi elettroniche salendo su tavoli e sedie come una vera rock star. Insomma, onestamente, non vi pare una gran figata? A me sì.

di Lorenzo D’Antoni

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