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|Review| La cassetta di gennaio 2020 |To Tape|

La cosa bellissima nel fare radio e nell’avere un programma settimanale che si occupi di musica italiana e straniera è il ricevere costantemente centinai di dischi da ogni parte del mondo, essere quindi attorniato da musica ogni minuto.

Dall’altra parte, però, questa quantità enorme di dischi che ascolto ogni settimana mi pone sempre di fronte a difficili scelte quando mi trovo a parlare di musica su CSI Magazine.

Ma le sfide mi piacciono e poter condividere la mia passione con persone che non conosco è uno degli scopi principali del mio lavoro.

Per combattere la noia che pervade spesso il primo mese dell’anno, in questo articolo troverete un po’ di dischi tra il rock e il funk ed esordi di artisti da tenere d’occhio.

Il nuovo disco dei Calibro 35, Momentum, è uscito da poco ma già con il singolo Stan Lee in featuring a Illa J (fratello minore di J Dilla), la band ha messo subito le cose in chiaro proponendoci una loro nuova versione.

Non solo i ritmi diversi, più portati verso la black music e il rap in particolare, ma una completa inversione di tendenza, perché per la prima volta troviamo un cantato in un brano dei Calibro 35, da sempre progetto puramente strumentale.

Viaggerete in mondi nuovi, meno psichedelici e più ritmati e se siete tra quelli che hanno il flow dentro, vi consiglierei di azzardare anche due rime da buttarci sopra.

Restando in tema black music, un’artista da tenere assolutamente d’occhio è la londinese OTTA. Se seguite To Tape il lunedì sera su Radio CRT, sapete già di cosa stia parlando. Se invece non avete idea di cosa si tratti, OTTA è una delle nuove artiste da non perdere: una capacità evocativa e un’anima soul non da tutti e un piccolo EP uscito da poco, After it all blew over.

La malinconia della vecchia musica pop si mischia all’ambient music, sui quali si poggia la meravigliosa voce di OTTA con un flow quasi sommesso, stile JPEGMAFIA, uno da cui non nasconde di aver preso molta ispirazione.

 

Di altrettante spiccate capacità emotive lo è la diciannovenne nigeriana Arlo Parks, che nel 2019 ha pubblicato due EP, l’ultimo Sophie uscito a fine novembre.

Tra Allen Ginsberg e Sylvia Plath, Jim Morrison e Fela Kuti, Arlo Parks si muove sinuosamente tra il soul, il pop e il jazz per raccontarci il suo modo emozionale di vivere la musica, cantando i suoi versi quasi come se fosse una piccola confessione, sussurrate nell’orecchio di chi le presta ascolto.

Chiudiamo con una band italiana e ci diamo un sonoro schiaffo con i Submeet che nel disco Terminal ci buttano dentro le ambientazioni da Blade Runner, con sfuriate new wave e post punk come se fossero manipolate da Trent Reznor dei Nine Inch Nails. I ragazzi ci sanno fare con grande stile, senza scadere nei cliché dei generi risultando fortemente derivativi. Come se The Cure fossero stati trattati con un fuzz.

 

Buon ascolto!

di Renato Failla

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